«Sarà un'esibizione scarna. Devo cantare, fine. Voglio concentrarmi, cercherò di guardare un punto, niente gesti da cantante: penso che non muoversi sarà molto emozionante». Si commuove Serena Brancale mentre racconta «Qui con me», brano con cui torna in gara al Festival di Sanremo dopo appena un anno dalla fortunata «Anema e Core», in una veste forse inedita per chi l'ha conosciuta solo negli ultimi anni e che - dopo il primo ascolto - risulta emozionante e convincente. «Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera... la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce. Che io lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora “Qui con me”»: è un estratto della lettera che la cantautrice barese ha scritto nelle scorse ore per presentare questo lato della sua personalità che porterà sul palco (la lettera integrale in fondo all'articolo, ndr.). Una dedica alla mamma, senza maschere: «Porto quello che ho provato, un ferita ancora aperta ma che ho metabolizzato. Torno a Sanremo con la mia verità».
Brancale, un cammino che dopo un'estate travolgente e i ritmi dei «tormentoni» l'ha portata fin qui...
«Faccio sempre quello che sento, ma per esempio a maggio, mentre cantavo "Serenata", ho iniziato a scrivere "Qui con me". Ho capito che è un'esigenza. Nell'arte e nella musica è bello mettere in evidenza tante parti: speravo di tornare a Sanremo con qualcosa di importante, volevo cantare».
Maggio, ma c'entra anche San Nicola, visto che lei è molto legata alla famiglia e alla sua terra?
«Ci saranno delle sorprese legate alla mia terra, ma è una lettera d'amore, una cura alla nostalgia, raccontando serenamente, dopo anni, una cosa che mi fa male. Più che la fede e San Nicola direi che racconto questo legame con mia madre: lei cantava e io continuo a cantare per lei».
A proposito di famiglia, sappiamo che sua sorella Nicole la dirigerà...
«È il mio portafortuna, non poteva mancare, con un brano così non potevo pensare di guardare una persona che non fosse legata alla mia storia. Abbiamo fatto le prove, avevamo gli occhi lucidi, ho sentito finalmente dal vivo il tappeto di violini: ci sono voluti sei anni per arrivare a cantare questa canzone oggi, ma sono stati fondamentali».
Nel duetto emergerà più l'altra parte, quella più vulcanica?
«Il filo rosso è sempre "Qui con me". Sicuramente porto qualcosa di diverso, anche se ho coinvolto persone che stimo, attinenti al progetto. Però anche quando sono stata sul palco con Alessandra Amoroso, a cantare "If I ain't got you", mi sono sentita forte, ferma su quelle note lunghe, a mio agio. Poi io e lei non ci conoscevamo bene, mi ha dato la forza di capire che potevo farcela. È iniziato un po' tutto da lì».
Sanremo è anche territorio di critiche, è pronta a leggere qualcuno che potrebbe scrivere che parlare della mamma sia una «furbata»?
«Le critiche ci saranno sempre. Non mi faccio troppe domande, altrimenti uno non fa questo mestiere. Sarà bello e mi emozionerò, sono molto concentrata».
Uscirà un album?
«Sicuramente. Ho tante cose belle da raccontare, dal baile funk brasiliano al lavoro fatto col dialetto. Non lo sa nemmeno il mio manager, lo vorrei chiamare "Il diavolo e l'acquasanta". Mi ritrovo in queste due parti».
Suo padre che ha detto quando ha saputo cosa avrebbe portato al Festival?
«Vorrei coinvolgerlo, convincerlo a venire. Tutta la mia famiglia non sapeva se fossi davvero pronta. Eppure sento che è il momento giusto».
Come gestirà l'emozione in una prova così intima sul palco?
«Provo molto davanti allo specchio, la dedico a lei, ma ho anche altre persone a cui voglio pensare, mio padre, mio fratello, sono loro a darmi la forza. Devo avere dei piani alternativi perché la lacrima è facile quando canti qualcosa per tua madre che non c'è più».
Nella canzone si parla tanto della vostra somiglianza...
«Mi guardo le mani, il sorriso, ci sono cose che non sopportavo di lei e del suo modo di parlare e sono diventata esattamente come lei. C'è del tragicomico. Perfino la voce somiglia alla sua».
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI SERENA BRANCALE
Tutte le volte che mi fermo a ripensare a quello che è successo, mi piglia una confusione strana, di quelle che ti fanno girare la testa, come quando fai un passo convinta di trovare terra sotto i piedi e invece no, il vuoto. Perché, vedi, io ancora non riesco a farmene una ragione vera, di quelle che ti sistemi dentro e non ci pensi più: che questa cosa sia capitata proprio a noi.
Non lo dico per lamentarmi, ma perché la testa, certe volte, si mette di traverso e non vuole capire, e il cuore, inconsapevole, le va dietro. Col tempo ho imparato a conviverci, no, perché certe cose non si accettano mai fino in fondo, manco volendo. Però ci convivi, sì, perché la vita continua a camminare e tu, volente o nolente, le devi stare appresso.
E ti dirò una cosa, che magari ti farà sorridere, come facevi tu: io ti sento ancora. Ti sento in tutto quello che faccio, pure nelle cose piccole, quelle che non contano niente, e invece contano. Ti sento complice, come se mi dessi una mezza dritta, un’occhiata d’intesa, senza bisogno di parole. A volte mi viene da pensare questa cosa tu la faresti così. E allora mi sento più tranquilla, come se non fossi sola davvero.
Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera. Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiano bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce, che l’aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo. Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena. Che io lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora “Qui con me”.
















