Giovedì 26 Marzo 2026 | 09:09

«Teresina», nuovo singolo per Salvatore Galeanda, voce della Notte della Taranta: «Faccio ricerca sulle tradizioni, nella musica inseguo la semplicità»

«Teresina», nuovo singolo per Salvatore Galeanda, voce della Notte della Taranta: «Faccio ricerca sulle tradizioni, nella musica inseguo la semplicità»

«Teresina», nuovo singolo per Salvatore Galeanda, voce della Notte della Taranta: «Faccio ricerca sulle tradizioni, nella musica inseguo la semplicità»

 
Bianca Chiriatti

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Bianca Chiriatti

«Teresina», nuovo singolo per Salvatore Galeanda, voce della Notte della Taranta: «Faccio ricerca sulle tradizioni, nella musica inseguo la semplicità»

Originario di Fragagnano, dal 2018 è nell'Orchestra Popolare: «Il calore del pubblico del Concertone ti dà la carica, è un dare e ricevere»

Lunedì 17 Marzo 2025, 07:00

È uscito venerdì 14 marzo su tutte le piattaforme «Teresina», nuovo singolo di Salvatore Galeanda, cantautore e musicista di Fragagnano, ricercatore delle tradizioni popolari salentine, e dal 2018 tra le voci soliste dell'Orchestra Popolare della Notte della Taranta. Il brano è un canto tradizionale dell’alto Salento, di Villa Castelli, conosciuto anche per il suo ballo: uno «scozie», «scottish», che racconta la storia, appunto, di Teresina, una ragazza che non vuole andare «alli balli» dopo essere stata invitata dalla madre. Accompagnato da Giù Di Meo alla chitarra acustica, chitarra elettrica e voce, Fabio Zurlo alla fisarmonica, Gianpaolo Saracino (violino e viola), Mario Esposito al basso e ukubass, Galeanda - che in questo brano suona percussioni e tamburo - è nipote d’arte di una nonna che curava le donne tarantate a suon di tamburello, nel 2013 ha fondato il gruppo musicale I Mandatari, con cui ha inciso due album.

Come avete deciso di recuperare il canto tradizionale di «Teresina»?

«Da sempre la inserisco nei miei concerti, la gente ha cominciato a chiedermi di registrarla. La storia è molto semplice, Teresina trova mille scuse per non andare "ai balli", "mi manca il vestitino, gli indumenti, un accessorio", la madre si offre di comprarli, ma quando la giovane sottolinea di non avere un cavaliere, si capisce che l'amore non si può comprare. È un brano che ho scoperto con il mio lavoro di ricerca, quando ero ragazzino la sentivo dai cantori di Villa Castelli, mi piace interpretarla perché è un brano allegro, vivace, sono i miei preferiti».

Da Fragagnano, come si è avvicinato alla musica popolare?

«Avevo sette anni e mezzo, già la mia bisnonna suonava le tarantate, e io mi sono innamorato del tamburello e del canto. Quando alle feste di famiglia mio nonno partiva con i suoni arcaici ho cominciato ad avvicinarmi, a fare domande e ricerche, a registrare, e non mi sono mai fermato. Questa tradizione ce l'ho nel sangue, ed è un legame viscerale come quello con la terra. Un po' come una mamma, e funziona anche per chi in questa terra non ci vive più».

Questo lavoro resterà un singolo o sarà inserito in un progetto più strutturato?

«Sto lavorando a diversi singoli, ho voluto iniziare con Teresina che è quella più tradizione, iconica, rispecchia molto la mia personalità a livello musicale. Nelle prossime settimane arriverà un inedito, ci sto lavorando da parecchio ed è un esperimento più aperto alla nuova scrittura e alla nuova forma musicale, anche se il legame con la tradizione non mancherà. Rispetto allo scorso album, "Vita Nova", qui c'è una visione diversa, meno pesante. Ho lavorato anche sulla semplicità, togliendo qualche strumento: mi piace sperimentare e anche orchestrare, pur non sapendo leggere la musica. Ho imparato tutto da solo».

Voce della Notte della Taranta: quali sono i ricordi più belli di queste edizioni nell'orchestra?

«Sono tanti, uno meglio dell'altro, impressi nella mente. Due i Concertoni a cui sono più legato, che ho sentito musicalmente più vicini: quello diretto da Paolo Buonvino del 2020, e quello di Dardust del 2022».

Immagino non possiate darci anticipazioni sulla nuova edizione. Avete già iniziato a provare?

«È tutto top secret ma sì, stiamo cominciando proprio adesso a lavorare»

Qual è il valore aggiunto di una platea così vasta come quella della Taranta?

«È la nostra forza. Se vediamo che il pubblico è contento, ci carichiamo. È un dare e un ricevere».

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