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Renzo Rubino: il mio «Lasciami stare» esorcizza il lockdown

Renzo Rubino: il mio «Lasciami stare» esorcizza il lockdown

Il nuovo brano del cantautore pugliese

12 Febbraio 2021

Alessandro Salvatore

La mia vita è di qua / nel verso del brivido e del canto / Che a una certa riprenderà». Renzo Rubino non ha mai smesso di cantare. Oggi, esce il decimo singolo della carriera dell’artista di Martina Franca. Lasciami stare è il titolo del brano pubblicato da Rodaus, «che è nato in pochi minuti nella notte del 10 marzo 2020, alla prima ondata del Covid che ci coglieva ignari del suo male. Io ero a Milano allora, passeggiavo tirato dal mio cane e nell’ora tarda del fumo nella mia bocca mi chiedevo cosa fosse successo e cosa sarebbe accaduto. Allora è venuta fuori una canzone che vuol essere un rito propiziatorio contro il malessere».


Rubino spiega alla Gazzetta che Lasciami stare «costituisce il mantra che sfida la coscienza che ci corrode. Il Coronavirus ha mosso situazioni “estreme”. Questa condizione ha costretto tutti a fare i conti con i propri limiti, ma anche con le proprie virtù, con il coraggio e con le paure, con spazi piccoli che devono diventare enormi per poterli trasformare in mondo». Racchiuso in quella che definisce «la mia tuta di astronauta», il cantautore vicino ai 33 anni «etichetta» della maturità, viene spazzato dietro le quinte della quarantena come ogni uomo di arte. «Esattamente un anno fa - racconta Rubino - quando mi sono beccato il primo lockdown, sono stato costretto a mandare in fumo un progetto pazzesco: far dialogare il pop con la lirica. Questo genere lo amo, viste le mie radici comuni con il Festival della Valle d’Itria, che mi aveva commissionato questo lavoro attraverso il direttore Alberto Triola. Ispirato a testamenti olografi recuperati da un notaio napoletano, ho scritto un soggetto onirico, le cui aree da me composte in parole e musica, con l’aiuto del librettista Alberto Mattioli, il supporto del cantautorato italiano con Manuel Agnelli su tutti e il dialogo orchestrale della Fondazione Toscanini, diventano un’opera inedita. Questo progetto, che avrebbe visto la luce nell’edizione 2020 del Festival della mia città, è rimandato al 2022».
L’approccio al melodramma è un indizio dello stile trasversale di Renzo Rubino. «Da bambino volevo fare l’attore come Chaplin. Oggi sono un cantante che prova a raccontare la bellezza del mondo. La lirica è una sua forma, che io rispetto profondamente e che voglio tornare a gustare in un’opera di Puccini, appena riaprirà la benedetta cultura».


Rubino caratterista con Il Postino nella sua «prima» nazionale a Sanremo 2013 che gli vale il premio della critica. Rubino melodicamente riflessivo e bizzarro nell’album Il gelato dopo il mare (2017) che lo riporta alla sua terra pugliese. Rubino marinaio che sfida i lupi e i mostri nel suo Porto Rubino che diventa un documentario per Sky Arte applaudito alla Festa del Cinema di Roma «e che la prossima estate ritornerà, facendo sempre mescolare il sale di Adriatico e Jonio, ma approdando a porti nuovi» annuncia l’artista. Il quale, prima della terza edizione del suo viaggio-concerto, a maggio prossimo, uscirà col primo «assaggio» di quello che sarà il suo quinto album, prodotto dal mentore di Capossela Taketo Gohara. «Sarà un disco dedicato ai bambini» anticipa Rubino, attualmente impegnato alla sua costruzione nella dimora-laboratorio della campagna itriana. «Qui è casa mia, la mia terra. Qui ci sto bene» riflette il cantante che da oggi, ufficialmente, sfiderà il male pandemico dicendogli Lasciami stare.

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