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Basilicata, Giovanni Allevi protagonista nella Città dell’Utopia

Il compositore stasera nel borgo abbandonato di Campomaggiore

Giovanni Allevi

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L’estate si chiude in bellezza per Campomaggiore, il suggestivo borgo lucano che alla fine del 1700, sotto la guida dei conti Rendina, si eresse a modello di quella che nel tempo fu poi indicata come “Città dell’Utopia”, tanto il clima pacifico, la modernità delle scelte politiche e sociali garantivano ai suoi abitanti benessere e prosperità. Stasera, infatti, nella cornice incantevole del borgo divenuto fantasma e abbandonato dopo una violenta frana del 1885, si esibirà Giovanni Allevi, il geniale compositore amato anche da coloro che normalmente non seguono la musica classica. Metà enfant prodige, metà enfant terrible, Allevi si è distinto fin dall’inizio della sua carriera per un talento fuori dal comune. Un connubio perfetto, dunque, quello di stasera, tra uomo e natura, in un luogo che appare quasi magico, in grado di stimolare la spiritualità di ciascuno. Il maestro, che è anche direttore d’orchestra e pianista di rara bravura, ha dato vita con le sue composizioni ad una nuova “musica classica contemporanea”, nella definizione da lui stessa coniata. Raggiunto da La Gazzetta del Mezzogiorno, ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Maestro, quali luoghi conosce della Basilicata e che impressione ne ha avuto quando l’ha visitata in passato?
Conosco Matera, Craco, Nova Siri, il Tempio di Hera, dove Pitagora elargì i suoi ultimi insegnamenti, la Scuola Media di Policoro. Sono tutti luoghi che porto nel cuore in maniera indelebile. Qui, infatti, ho affrontato recentemente una Masterclass con un gruppo di giovani musicisti classici. Tutti siamo rimasti stregati dalla bellezza fuori dal tempo dei panorami e dallo sguardo profondo e intenso dei suoi abitanti.

Cosa consiglierebbe a un giovane talentuoso che voglia intraprendere seriamente lo studio della musica, pur vivendo magari in un piccolo centro, lontano dai circuiti più prestigiosi?
Vivere in un piccolo centro è un vantaggio. Tutti i grandi sognatori ed innovatori che ho conosciuto erano orgogliosi delle proprie origini in provincia, dove si sviluppa il desiderio di volare alto e la smania di cambiare il mondo. Il resto è una conseguenza.

“La vera musica non è mai difficile. Questo è soltanto un termine che viene usato per nascondere la povertà della cattiva musica” - ha detto Claude Debussy, uno dei massimi esponenti del simbolismo francese, pianista e compositore di grande maestria. Cosa pensa lei a riguardo?
Mi dispiace contraddire il mio amato Debussy, ma la musica inizia a regalare lampi di bellezza proprio nel momento in cui supera il limite della facilità. Lui ne è la più evidente dimostrazione.

Un’ultima curiosità: se non fosse diventato “giovanni allevi“, cosa avrebbe fatto da grande?
Il senzatetto. Avrei vissuto alla giornata, viaggiando per luoghi sconosciuti, incontrando sguardi d’abisso.
L’appuntamento è per stasera alle 21,30.

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