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Degrado in città

Bari, quartiere Umbertino assediato dai rifiuti selvaggi

Cassonetti stracolmi, monta la protesta dei residenti: «Basta»

BARI - Lo definiscono angolo della discarica. È quello tra via De Nicolò e via Cognetti all'Umbertino, in una zona di pregio della città, a due passi dal Teatro Petruzzelli. Ma non è l'unico punto critico perché le lamentele riguardano anche le altre strade del quartiere («per non parlare del'orinatoio a cielo aperto di via De Romita: anche ragazze ben vestite a fare pipì fra un’auto e l’altra, mi verrebbe voglia di buttare qualche vaso in testa»). Per il Comitato salvaguardia Zona Umbertina l'origine del degrado sta nel numero esorbitante di locali dedicati alla ristorazione e dall'insufficiente servizio di raccolta: «Si è consentito - spiega Mauro Gargano, presidente del Comitato - di concentrare decine di attività di ristorazione, 45 più 3 “food truck” (i furgoni-ristoranti), in un ambito territoriale limitato a 3-4 isolati.

Naturalmente si produce una massa enorme di rifiuti. Questi rifiuti vengono conferiti nel ciclo dei solidi urbani mandando in tilt il servizio di raccolta che, è evidente, così come previsto è insufficiente e determina quella gravissima situazione di emergenza igienico-sanitaria che è sotto gli occhi di tutti. Il regolamento comunale prevede che i rifiuti assimilati prodotti dagli esercizi commerciali possano essere conferiti nel ciclo dei solidi urbani solo se rientrino in precisi limiti quantitativi: 10 chili annui per metro quadro. Altrimenti devono essere conferiti mediante accordi diretti con Amiu. È evidente che i locali di ristorazione producono rifiuti ben oltre detti limiti».

Il sindaco Antonio Decaro ha risposto indirettamente pubblicando un «post» su Facebook: «L'altra notte abbiamo multato un ristoratore che ha abbandonato la sua immondizia per strada. Recuperando gli scontrini nei bustoni siamo risaliti al mittente dello scempio. Nel mese di settembre la Polizia locale ha elevato 90 sanzioni per abbandono di rifiuti e mancata raccolta differenziata. Io mi chiedo davvero come sia possibile voler così male alla propria città. Penso soprattutto alle attività commerciali che in questi mesi hanno goduto maggiormente della crescita turistica e del lavoro fatto a Bari. Locali che ogni sera accolgono centinaia di persone. Mi chiedo come facciano a non capire che lasciare i sacchi per strada, i bidoni stracolmi fuori orario, alla fine allontanerà i cittadini e i turisti dai locali della città. Il più grande sbaglio che la città possa fare è credere che una volta raggiunto un traguardo non si possa tornare indietro».

Al Comitato dell'Umbertino però non basta. Gargano torna a chiedere un incontro con il primo cittadino e con l'assessore all'Ambiente Pietro Petruzzelli. «Abbiamo ripetutamente segnalato a sindaco, assessori e consiglieri quanto avviene, chiedendo almeno un incontro, sebbene ci sia stato promesso un tavolo in occasione di un'iniziativa pubblica. Ma non cambia nulla e la situazione peggiora. Venerdì scorso mi sono presentato in Comune per cercare di parlare con il sindaco. Mi è stato detto che non c'era. Ho comunque chiesto alla segreteria di fissarmi con urgenza un incontro. Vedremo. Certo è che vi è una diversa disponibilità ad ascoltare i concittadini. Ci sono quelli di serie A e quelli di serie B».

In definitiva, secondo i residenti il problema da risolvere è strutturale e stride con i riconoscimenti internazionali. «Bari viene narrata in maniera virtuale senza considerare la qualità di vita cui sono costretti i cittadini. Lonely Planet ha inserito la nostra città, che però non tutela abbastanza le zone di pregio artistico, storico, architettonico e ambientale da tutelare, tra le migliori mete europee per il turismo del 2019 pubblicando immagini subliminali. Inviamo alla Lonely Planet o a altri del settore la documentazione fotografica attestante la realtà cui siamo costretti nella nostra amata città. È vero, i panni sporchi si lavano a casa, ma se a casa nessuno ti ascolta appendili fuori affinché ci si renda conto di ciò che accade realmente».

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