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La protesta

Ecco la campagna social dei No Tap per le dimissioni del M5S

Una serie di foto postate su Facebook che ritraggono Conte, Di Maio e Lezzi con il logo «Sì Tap, qui e altrove»

MELENDUGNO - Dopo l’ufficialità del via libera ai lavori per il gasdotto che approderà sulle coste salentine dato ieri dal premier Conte, il Movimento No Tap che si oppone alla realizzazione dell’infrastruttura a San Foca di Melendugno, ha avviato sui social una campagna volta a far dimettere tutti gli esponenti del M5S eletti in Salento grazie ai voti del movimento.

I volti dei destinatari della campagna, tra cui figura anche il premier Conte, vengono raffigurati al centro di due loghi, il primo recante la scritta «No Tap, né qui né altrove», il secondo "Sì Tap, sia qui che altrove». Gli attivisti accusano di tradimenti gli eletti grillini che, affermano, dopo aver fatto della battaglia contro il gasdotto il tema «madre» delle rispettive campagne elettorali, ora hanno cambiato idea.

Nel pomeriggio a Melendugno è prevista un’assemblea pubblica degli attivisti mentre domattina davanti alla Torre di San Foca, nel punto in cui approderà il terminale del metanodotto, ci sarà una manifestazione di protesta indetta dal movimento. I No Tap hanno invitato a partecipare alla manifestazione anche il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, chiamata a portare la documentazione che attesta l’esistenza delle penali da pagare nel caso in cui il gasdotto venisse bloccato dal Governo. «Chiederemo davanti ad un luogo simbolo della nostra lotta - dice Gianluca Maggiore leader No Tap - le dimissioni di chi, davanti a quella Torre, ha speculato per un pugno di voti, gridando falsità».

Intanto cresce la tensione tra i pentastellati: tre parlamentari Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial, del M5S a margine della comunicazione del Presidente Conte sulle presunte penali nel caso in cui si bloccasse il gasdotto TAP, commentano: «Anche Conte sbaglia. Non ci possono essere penali, semplicemente perché non esiste alcun contratto tra Stato e TAP. Non ci possono nemmeno essere costi a carico dello Stato, semplicemente perché, non essendovi ad oggi il rispetto delle prescrizioni da parte di TAP, non vi può essere responsabilità dello Stato. Continuiamo ad avere fiducia nella magistratura».

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