Domenica 25 Settembre 2022 | 01:19

In Puglia e Basilicata

LA MEMORIA MONARCHICA

«Quando stringemmo le mani a Carlo e Diana a Bari»

John e Andrew, fondatori del Lord Byron, ricordano la visita del nuovo re d’Inghilterra del 1985

13 Settembre 2022

Barbara Minafra

«Devo dire che ho avuto il piacere di conoscere e incontrare King Charles III quando è venuto a Bari insieme a Lady Diana, che aveva quel sorriso triste (che pure l’abbelliva) che solo poi abbiamo capito a cos’era dovuto». Andrew Paolillo ricorda quel 2 maggio 1985 quando lo yacht Britannia attraccò al porto di Bari. Visitarono la Cattedrale e San Nicola. Poi i due Principi di Galles fecero tappa a Molfetta, «dove Diana, bellissima, volle visitare un orfanotrofio» e Trani. Fu, tra ricevimenti e visite «un momento memorabilissimo per la città, tutta l’Italia trepidava per l’evento».

«Fummo contattati dall’Ambasciata britannica di Roma - continua Paolillo - perché il Console Generale di sua maestà Mr John Church era venuto alla Lord Byron College diverse volte e per loro avevamo organizzato la Settimana Britannica per incentivare gli scambi culturali e commerciali tra l’Inghilterra e la Puglia. Ci chiesero di preparare la visita di Carlo che voleva attraccare a Bari perché suo zio Lord Mountbatten, a cui era legatissimo, era stato qui durante la II Guerra Mondiale e si era affezionato alla città e stabilito rapporti di amicizia con i baresi. Io e John ci ritrovammo, in quanto organizzatori, a stringere la mano ai principi Carlo e Diana». Nessuna foto ma un ricordo indelebile ed emozionato anche per John Credico, l’altro co-fondatore della Lord Byron College: «Diana giovanissima e timida, e Carlo spavaldo, in un bellissimo abito in principe di Galles». Due settimane per allestire via Sparano «riempita di bandiere, tutti i negozi esposero la foto della famiglia reale con William and Harry, che abbiamo ancora, la trasformammo in una piccola isola britannica. Poi ricordo - continua Paolillo sorridendo - che lei era altissima anche se portava tacchi bassi e abbassava la testa per non farlo sfigurare e lui, che si sentiva un po’ rubare la scena, aveva un portamento maestoso, fiero rispetto a quello, come dire, più dimesso di Diana. Devo ammettere un po’ di nostalgia per quel giorno. Non potevamo immaginare né il loro background sentimentale né quello che sarebbe successo, la sua tragedia ci lasciò allibiti. Ora Carlo ha la sua strada davanti e speriamo che porti avanti bene l’istruzione ricevuta da sua madre e suo padre. Ha dovuto fare una promessa solenne al Parlamento: di non interferire più di tanto. Lui, si dice in inglese, è un meddler, uno che di solito si intromette. Ma ora ha detto che farà come gli ha insegnato la regina. L’ha chiamata “mama” che è un termine molto molto emotivo e affezionatissimo, come anche parlando di Filippo lo ha chiamato “papa”. Sono espressioni molto rare, che solo l’alta borghesia usa» nota Paolillo.

La scuola d’inglese ha dedicato un minuto di silenzio a Elisabetta II: «Gli inglesi e la Gran Bretagna sono in lutto per una regina che fino all’ultimo minuto è stata operativa, visto l’incontro con Liz Truss. Ha lasciato un buon ricordo. È stata una buona regina: brava con i sudditi, discreta con la stampa, riservata e al contempo disposta a conoscere nuove realtà. Ha segnato la storia britannica: 70 non è un giorno e non credo che molti inglesi si ricordino chi c’era prima di lei».

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