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Il cinema in puglia

Gianni Ciardo supercuoco per il cast de «La dottoressa preferisce i marinai»

Il comico racconta: nelle pause dei ciak arrostivo le alici sulla spiaggia per la Mell e Montagnani

BARI - È una dote, un talento innato. Insomma, essere attori comici è un po’ come il coraggio di don Abbondio. La vena comica o ce l’hai o altrimenti non puoi dartela da solo.
Alvaro Vitali e Gianni Ciardo sono esempi classici di chi ha le phisique du role per essere comico. Un film girato a Savelletri e Martina Franca lo testimonia alla perfezione. «La dottoressa preferisce i marinai» è uscito nelle sale cinematografiche a Natale del 1981.
Non basta. Il bravo comico può far ridere ma la risata non può essere qualcosa di sterile, autoreferenziale. Il comico in realtà usa l’intelligenza perché irride i vizi peggiori della società. Li riconosce, li individua. A volte ne riconosce il carattere anche abietto e, con un certo pathos, li porta in scena. Non c’è modo migliore per rappresentare le peggiori abitudini degli umani che fingere di essere un «minus», uno scemo del villaggio cui tutto si perdona. In realtà, a ben guardare, quelle battute sono lo specchio nel quale si riflette l’immagine delle caratteristiche anche recitative di un popolo. Un cattedratico del teatro, maestro tra i maestri, Vittorio Gassman, disse che «non si recita per guadagnarsi il pane, si recita per mentire, per smentirsi, per essere diversi da quello che si è». Uscire fuori da sé, entrare nella psicologia della società e descriverne i vizi, farli emergere facendo sorridere. È l’arte più difficile. Per fare questo, bisogna avere un’intelligenza disincantata, curiosa, a tratti nevrotica.

In teatro o al cinema, sia pure con «linguaggi» espressivi differenti, il risultato è lo stesso: il pubblico si riconosce in quei vizi e ne ride.
Nel film «La dottoressa preferisce i marinai», diretto dal regista di origine coratina Michele Massimo Tarantini, recitano due grandi attori scomparsi, Renzo Palmer e Renzo Montagnani.
I protagonisti sono due giovani disoccupati, Cicca e Gianni (Vitali e Ciardo), assunti da un’impresa di pulizie. Vanno a lavorare in un grande albergo di Roma dove alloggiano un intero reparto di marinai sbarcati da una nave militare e il loro comandante, capitano Carlo Morelli (Palmer). Questi coglie l’occasione per concedersi un appuntamento galante con la sua amante, Paola (Paola Senatore), nello stesso hotel. Frattanto il capitano Smith, una spia sovietica infiltrata tra i marinai, si incontra con un suo collega per pianificare le future mosse. La seconda spia, però, teme che Smith venga smascherato e tenta di ucciderlo ma lui riesce a salvarsi. Al tentato omicidio assistono involontariamente Cicca e Gianni. Il russo, a partire da quel momento, deve uccidere i due «testimoni scomodi». E sarà una corsa continua, con gag a ripetizione mentre i due comici fuggono su e giù per le scale, da un corridoio all’altro, da una camera all’altra.

Il comandante Morelli tenta invano più volte il suicidio perché in hotel è giunta inattesa sua moglie (Marisa Mell) che vuole cogliere sul fatto la tresca con l’amante. Una serie di equivoci si sommano tra loro come quando un cameriere porta un farmaco a un paziente colpito da aerofagia, una terapista che lavora con clienti passionali. Alla fine la signora Morelli scopre che suo marito ha un’amante e cerca di vendicarsi seducendo Cicca (Vitali). Il film termina con l’esplosione di una bomba in albergo che pone la parola «fine» a questa situazione. Da rimarcare le gag di Lucio Montanaro: l’attore di Martina Franca impersona un cameriere sprovveduto cui ne accadono di tutti i colori.
Ecco la preziosa testimonianza di Gianni Ciardo, a 39 anni di distanza: «Ricordo Alvaro Vitali, Paola Senatore e Renzo Montagnani in quel film. Inoltre ricordo la partecipazione di Gordon Mitchell, che interpretava la spia sovietica, e di Renzo Palmer. Il film fu girato a Savelletri e a Martina Franca ma anche a Roma. Io vissi quel set come un divertimento continuo», racconta.

La produzione era di Camillo Teti, la distribuzione di Medusa. «Io - spiega l’attore e regista barese - cominciai a lavorare con la Medusa proprio nel 1981. Tutti i film ai quali ho partecipato erano targati Medusa. “La dottoressa” è stato un divertimento assoluto. Gli attori erano simpaticissimi, soprattutto Montagnani che ricordo sempre con molto affetto. Era un signore del cinema ma anche nella vita. Maestro della buona educazione e maestro nell’arte della recitazione, sia sul grande schermo che a teatro».
A propositpo di Palmer: «Era un altro signore, una persona perbene che nonostante fosse da lungo tempo sulla scena era una persona semplice. Aveva già interpretato il ruolo del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno nel film “La legge violenta della squadra anticrimine” del 1976». Ancora: «Marisa Mell era la donna più bella del mondo. Era qualcosa di straordinario», dice Ciardo.
All’epoca l’attrice di origini austriache era fidanzata con Helmut Berger «che di tanto in tanto - ricorda Gianni - faceva una capatina sul set per venire a trovarla. Erano tutti umanamente simpatici e umili».
Insomma, la popolarità non sempre fa perdere l’equilibrio. «Non sono come tanti pseudoattori di oggi - e qui il comico sfodera la sua vena al vetriolo -. Loro facevano il cinema, la televisione, il teatro perché sapevano farlo». In una sola parola, avevano talento.

«All’epoca si andava in televisione solo quando sapevi recitare o fare qualcosa di originale. Non come oggi». Durante le pause, il comico di Bari ha provveduto a far conoscere la Puglia all’intero cast. «Accendevo il fuoco sulla spiaggia di Savelletri. Acquistavo le alici e le arrostivo. Tutti quanti impazzivano letteralmente, partivano con la testa perché gliele facevo mangiare a prima fame. Alloggiavamo all’hotel Dell’Edera di Martina. Si cenava spesso in albergo, oppure io li conducevo in ristoranti caratteristici del territorio perché a loro il pesce piaceva moltissimo nelle diverse varianti della cucina pugliese. Ho accompagnato il cast in visita in molti dei luoghi più belli della nostra regione».
Che dire di Vitali-Pierino? «Ha fatto ridere diverse generazioni».

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