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Ultimo valzer in libreria
per Inge Feltrinelli

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Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

L'ultimo valzer per Inge

Inge Feltrinelli, scomparsa ieri a 87 anni

Un valzer per Inge, l’ultimo. Ma forse il primo a essere ascoltato o danzato in libreria. È l’inedito omaggio che le librerie Feltrinelli di tutta Italia, Bari inclusa, renderanno stasera alle 19 alla «regina dell’editoria» scomparsa ieri. Inge Schönthal Feltrinelli avrebbe compiuto 88 anni il prossimo 24 novembre e ha guidato l’omonimo gruppo editoriale da sola e in seguito con il figlio Carlo, sin dal lontano 1969, quando il marito Giangiacomo Feltrinelli entrò in clandestinità. Nel 1972 il corpo di Giangiacomo fu trovato dilaniato dal tritolo ai piedi di un traliccio dell’Enel a Segrate, dove stava preparando un sabotaggio. Una fine misteriosa, che Inge ha sempre ritenuto «un omicidio politico» e non un incidente. Feltrinelli era il ricchissimo rampollo di una famiglia di commercianti di legno con una villa da favola in quel di Salò (fu anche residenza di Mussolini), quindi l’editore cosmopolita e coraggioso «con la testa tra le nuvole e i piedi per terra», e il capo «gappista» dell’estrema sinistra in armi contro il rischio di un golpe neofascista (per chi volesse saperne di più, Carlo Feltrinelli ha scritto una toccante biografia del padre intitolata come le sigarette che fumava, Senior Service, 1999).

Reduce dal fallimento di due matrimoni, Giangiacomo conosce Inge, giovane fotografa appena rientrata da un viaggio in Ghana, il 14 luglio 1958 ad Amburgo nel salotto dell’editore tedesco Ernst Rowohlt, il creatore della celebre collana di tascabili «rororo» (Rowohlt Rotation Romane). È l’anniversario della Rivoluzione francese e scocca il colpo di fulmine tra Inge e il miliardario comunista che aveva appena pubblicato Il dottor Zivago di Pasternak. I due passano la notte a parlare su una panchina nei pressi dell’albergo più lussuoso di Amburgo, dove lui soggiornava, in transito verso un’avventura solitaria al Polo Nord. Si sposano in Messico nel 1959, nel 1962 nasce Carlo e nel 1964 si trasferiscono per un po’ nella Cuba di Fidel Castro, del quale Inge custodirà per decenni un manoscritto rimasto inedito perché «noiosetto». Nell’isola caraibica la fotoreporter in erba era già stata per un reportage nel 1953, prima della rivoluzione castrista, trascorrendo alcune giornate in barca con Ernest Hemingway, che non perde occasione per farle una corte serrata, invano: «ero una brava ragazza tedesca» (idem per Pablo Picasso).

Figlia dell’ebreo tedesco Siegfried Schönthal, direttore di una fabbrica di tessuti di Essen fuggito in America anche grazie alla benevolenza del nuovo compagno della madre protestante luterana, un ufficiale di Cavalleria, Inge diceva spesso che avrebbe potuto subire il medesimo destino di Anna Frank. Il nome era il diminutivo di Ingeborg, «amata». Ed è stata in effetti molto amata dai grandi autori e artisti che ha frequentato e spesso pubblicato, da Erwin Blumenfeld ad Allen Ginsberg, da Günter Grass a Nadine Gordimer, da Marc Chagall ad Amos Oz, da Doris Lessing a Gabriel García Márquez, da Simone de Beauvoir a Karen Blixen. Per non parlare delle personalità che aveva ritratto con la macchina fotografica: Greta Garbo, John Kennedy, Winston Churchill, Sophia Loren, Elia Kazan, Anna Magnani... «La signora Inge» è rimasta un punto di riferimento per i dipendenti della Feltrinelli quando il gruppo ha mutato pelle, trasformando le storiche librerie care al pubblico di sinistra in «megastore» e spingendosi negli ultimi lustri verso la televisione e la ristorazione. E naturalmente Inge Feltrinelli era molto amata dai lettori di più generazioni, forse perché era rimasta fedele all’imperativo di «cambiare il mondo con i libri», mentre Giangiacomo - tragicamente - ritenne che i libri non fossero più sufficienti.

Il 3 dicembre 2003 si inaugurò a Bari la nuova Feltrinelli di via Melo e Inge rese omaggio all’editore Vito Laterza, genius loci effigiato tra le gigantografie di Che Guevara e di Audrey Hepburn. «Sono una stupida ottimista e vado avanti», racconta nel film Inge di Luca Scarsella e Simonetta Fiori (2010), che si apre con una sua testimonianza sulla «Notte dei cristalli», quando nel 1938 vennero bruciate le sinagoghe. È l’incipit di un’autobiografia che a più riprese si incrocia con la storia del ‘900 terribile e corrusco.

Con quei suoi occhi vagamente orientali e l’accento allegramente germanico (un ossimoro), Inge Feltrinelli nei racconti e nelle interviste mescolava volentieri memoria e futuro, senza ritenersi un’intellettuale, pur essendolo di fatto. Ha attraversato la seconda metà del secolo scorso e oltre, fino a noi, con il passo leggiadro e spavaldo del Valzer brillante di Verdi orchestrato dal «nostro» Nino Rota per la colonna sonora del Gattopardo di Luchino Visconti (1963). Il film fu tratto dal capolavoro postumo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Rifiutato da Einaudi (il direttore editoriale Elio Vittorini non se lo perdonò) e da Mondadori, e pubblicato da Giangiacomo nello stesso anno 1958 dell’incontro con la futura moglie, è il romanzo che insieme a Zivago fece decollare la Feltrinelli (premio Strega 1959). Oggi quel magnifico valzer nelle librerie magari evocherà l’energia di una stagione bella, ne abbiamo bisogno. Ciao Inge.

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