Cerca

Mercoledì 20 Settembre 2017 | 00:38

Trovato a Brindisi il sottomarino jellato

L'equipe dello storico del mare Pietro Faggioli, ha trovato lo scafo del Tricheco della Regia Marina, affondato nel '42 da siluri inglesi con i 38 uomini di equipaggio
BRINDISI - I racconti di pescatori e vecchi marinai lo avevano trasformato in una leggenda, condita di iella e di misteri per via della sua vita travagliata. Ora il suo scafo, rotto in tre parti e completamente ricoperto di ostriche e melma, è stato finalmente ritrovato. A far tornare a parlare di sè, a 63 anni dal suo affondamento, è il Tricheco, il sottomarino della Regia Marina colpito la sera 18 marzo 1942 dai siluri inglesi sparati dal ventre dell'Hms Upholder. In pochi secondi il Tricheco si era inabissato e da quel momento nessuno aveva più saputo nulla di lui.
Fino ad oggi, per anni, infatti, era rimasto dimenticato fra gli 82 sommergibili italiani andati perduti fra il 1940 ed il 1943, ma ora il relitto del sottomarino Tricheco è tornato alla luce, grazie all'appassionato lavoro di un'equipe di studiosi guidati dallo storico del mare Pietro Faggioli che ha rivelato a «Focus Storia» come ha scoperto, e dove si trova, lo scafo dell'ultima vittima del temutissimo David Wanklyn, implacabile comandante sommergibilista dell'ultima guerra.

SCOPERTO IL 14 DICEMBRE- MORIRONO 38 UOMINI DELL'EQUIPAGGIO
Il relitto del Tricheco, di cui in tanti sapevano ma mai nessuno ne aveva cercato i resti, era stato segnalato agli inizi del 2005 dal sommozzatore Stefano Maghelli che dopo ricerche ed indagini aveva ben capito di essersi trovato difronte a ciò che rimaneva dell'unità della Regia Marina abbattuta nel '42, riferisce il periodico brand extension della rivista scientifica «Focus» dedicato interamente alle vicende ed ai personaggi del passato.
Ma dai primi del 2005 sono passati diversi mesi e molte tempeste prima che l'equipe di Faggioli, il 14 dicembre scorso, sia riuscita ad arrivare a quello scafo, sepolto da 63 anni nelle acque al largo di Brindisi, a poco meno di 3 chilometri dalla costa, a circa 75-80 metri dalla superficie del mare.
Con il Tricheco, ormai una bara di metallo, scomparvero 38 uomini dell'equipaggio: l'ufficiale in seconda Ermanno Tonti, 10 sottufficiali e 27 tra sottocapi e marinai semplici. Solo in tre si salvarono quel pomeriggio del '42, fra questi il capitano del sommergibile, Giovanni Consolo, sbalzati fuori dalla torretta ormai ad un passo dal porto dove il sommergibile si sarebbe fermato per «un lungo periodo di manutenzione».

PER IL SOMMERGIBILE DESTINO SEGNATO FIN DAL SUO VARO (Adnkronos)- «I compartimenti stagni, probabilmente, erano aperti, e la morte fu immediata», ha raccontato Faggioli che, dopo la spedizione del 14 dicembre, ha riferito al periodico storico di aver trovato il sottomarino con lo «scafo adagiato sul fondo, spezzato in tre».
«Il pezzo centrale, insieme alla torre, -ha detto ancora lo studioso- è il più grande, misura una cinquantina di metri ed è inclinato a 45 gradi. Il relitto è avvolto da una nuvola di particelle scure e impalpabili. Forse è la cenere del carbone bruciato dalle navi della Prima guerra mondiale che stazionavano in porto, scaricata in mare».
Sfortuna e iellata la vita del Tricheco. Fin da subito l'esistenza del sommergibile fu segnata da una serie di incidenti che lo contraddistinsero come il battello più iellato della Regia Marina. Lungo 70 metri e largo 7, a bordo otto tubi lanciasiluri, un cannone e due mitragliatrici, il sommergibile costruito nei cantieri di Monfalcone tra il 1928 ed il 1930 ebbe problemi appena dopo il varo e dovette tornare nelle officine a causa di danni alla prua. Ma non fu l'unica disavventura in mare.

LA LUNGA ESCALATION DI INCIDENTI FINO ALLA TRAGEDIA DEL GEMMA
La lunga escalation di incidenti del Tricheco prosegue con una collisione con un peschereccio che, nel '31 durante il collaudo, rischiò di affondarlo. E va avanti nel '33 con un incendio a bordo al largo di La Spezia a causa dello scoppio di un motore. Quindi, nel '34, sempre a La Spezia, urtò contro una gru e andò a pezzi il periscopio. E non finisce qui.
Nel 1937, durante la guerra di Spagna, non riuscì a portare a termine una missione nel canale di Sicilia e scarsi risultati ottenne anche tre anni più tardi a Lero, in Grecia. Un solo agguato riuscì poi a portare a termine, ma fu fatale. Il Tricheco, infatti, la notte dell'8 ottobre 1940 colpì il suo primo bersaglio: una tragedia.
A cadere sotto i suoi colpi fu il sommergibile italiano Gemma, lasciando nelle acque fra Rodi e Scarpanto i 44 componenti dell'equipaggio.
Una storia sfortunata quella del Tricheco, ma non andò meglio al sommergibile che lo fermò per sempre. Perchè se oggi si torna a parlare del sottomarino italiano, nulla si sa più, invece, del famigerato Hms Upholder che lo colpì. Dopo l'attacco al Tricheco, il battello di Sua Maestà tornò alla base di Malta, ma solo per una breve sosta.

LA MISTERIOSA FINE DELL'IMPLACABILE HMS UPHOLDER
Poco dopo, il 6 aprile del 1942, l'Hms Upholder riprese il largo per la sua ultima missione. La notte fra il 9 ed il 10 aprile riuscì a recuperare uno 007 britannico a Lampedusa ed a trasbordarlo sull'Unbeaten, il sommergibile base che stava aspettando il prezioso passeggero. Dall'isola siciliana fece quindi rotta verso Tripoli, verso la sua ultima missione.
Quando il 14 aprile due sottomarini inglesi impegnati con l'Hms Upholder in un attacco ad un convoglio italiano tentarono di mettersi in contatto con il sommergibile, non ebbero infatti alcuna risposta. I due sottomarini avevano sentito in lontananza delle violente esplosioni, ma con il battello guidato da Wanklyn non riuscirono più ad entrare in cottatto.
Come per il Tricheco, anche per l'Hms Upholder la fine rimase avvolta nella nebbia. Solo poco tempo fa, lo storico italiano Francesco Mattesini avrebbe forse sciolto il mistero, scoprendo un documento in cui si riferisce di 4 aerei tedeschi che avevano attaccato un sommergibile inglese che stava per colpire un convoglio italiano.
I piloti tedeschi, riporta il documento, riferirono che dopo aver colpito avevano visto una grande chiazza di combustibile sul mare. L'ora e la posizione corrisponderebbero con quelle segnalate poco prima dall'Hms Upholder, scomparso così sotto il peso della guerra e del mare proprio come il Tricheco, la sua ultima vittima.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione