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Mercoledì 25 Aprile 2018 | 04:49

Dipendente Multiservizi

Filma il collega «ballerino»
durante il lavoro: licenziato

Il giudice ha confermato la massima sanzione per un lavoratore dell'azienda municipale barese: postò il filmato su Facebook

multiservizi bari

FRANCESCO PETRUZZELLI

Se lo show sia avvenuto sulle note di un motivetto neomelodico o latino-americano poco importa. Di quel video, oggi, non c’è più alcuna traccia. Ma è bastato all’azienda per usare il pugno duro: lettera di licenziamento al lavoratore per aver utilizzato lo smartphone alla guida dell’auto di servizio. Con una mano al volante e con l’altra a riprendere il collega seduto accanto e intento a simulare un ballo, con movimenti burleschi e risate sguaiate, sulle note di una canzone sparata ad alto volume. Per confezionare un video da postare in diretta su alcune pagine Facebook e diventato subito virale.

Dopo un anno il caso finisce davanti al Giudice del Lavoro che due giorni fa conferma la decisione aziendale e respinge il ricorso: quel dipendente ha assunto un «comportamento di assoluta gravità» tale da pregiudicare il rapporto di fiducia ed è condannato al pagamento delle spese di lite per la somma di 3mila e 600 euro oltre accessori.
Finisce nei guai un ormai ex lavoratore della Bari Multiservizi, cacciato dall’azienda comunale che si occupa di guardiania, manutenzione del verde e del decoro urbano, per la sua condotta non proprio esemplare durante l’orario di lavoro e che si aggiunge alla lunga lista di altri casi contestati allo stesso soggetto.

L’ultimo, forse quello più grave, risale all’estate dello scorso anno quando il dipendente, durante il tragitto di lavoro a bordo dell’auto aziendale, convince un collega a ballare nell’abitacolo per postare il filmato su due pagine Facebook, «Bari» e «Indignati con Antonio De Caro» (indirizzato al sindaco Decaro). Il video ottiene circa 277 condivisioni e decine e decine di commenti e di insulti contro i dipendenti comunali, contro il sindaco e contro la stessa Multiservizi. Tanto da screditarne l’immagine. Insomma, materiale probatorio a sufficienza per costringere l’azienda a prendere una decisione drastica, visti anche i precedenti del lavoratore incriminato: alcune volte sorpreso a dormire sia in auto di servizio, sia nella guardiola, o altre ancora a marcare il cartellino in anticipo o a rendersi irreperibile durante la malattia per la visita medica a casa. In alcuni casi si è persino rifiutato di utilizzare le apposite scarpe antinfortunistiche presentandosi a lavoro con quelle da ginnastica. Casi censurati ma sui quali chissà perché il precedente management aziendale non ha mai usato il pugno di ferro. Alla fine l’episodio del video in auto è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, con tanto di lettera di licenziamento inviata dalla Multiservizi tramite raccomandata e telegramma. Una modalità persino contestata dal destinatario ma sulla quale il giudice non ha avuto alcun dubbio perché il datore di lavoro ha rispettato la forma scritta.

«La condotta complessiva del lavoratore – scrive il giudice – dimostra una pervicace ed assoluta indifferenza alle prescrizioni contrattuali di lavoro secondo cui il lavoratore è tenuto diligentemente a espletare la propria attività lavorativa». E sul caso oggetto del ricorso sottolinea due aspetti: quella condotta alla guida poteva costituire un pericolo per i due lavoratori e per gli altri e ha generato alla Multiservizi «un danno all’immagine». «Infatti con la pubblicazione di quel video – scrive il giudice Luigi Pazienza – viene esteriorizzata la commissione di violazioni gravi del codice della strada nel corso dell’attività lavorativa esponendo la società datrice di lavoro ad un innegabile discredito mediatico».

Nessun provvedimento invece per l’altro dipendente, visto che «non ha utilizzato lo smartphone durante la guida dell’autovettura aziendale e non ha pubblicato alcun video su Facebook rendendo pubblica la condotta illecita». Insomma, punito il regista ma non il protagonista.

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