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In Puglia e Basilicata

«Avevo 17 anni»

Bugo, il mio primo disco comprato di Vasco Rossi

Bugo: 30 anni fa oggi usciva questo disco. Il mio primo disco comprato di Vasco Rossi. E quello il mio primo suo live. Fronte del palco

15 Maggio 2020

GdM.TV (video Instagram)

Bugo mostra qual è stato il suo primo disco acquistato: «Fronte del palco live» di Vasco Rossi.

Mentre svela l'album, Bugo ascolta la stupenda «Vivere una favola» di Vasco Rossi.

Nel video che Bugo pubblica su Instagram, rendendo omaggio a Vasco Rossi, scrive: «30 anni fa oggi usciva questo disco. Il mio primo disco comprato di Vasco. E quello il mio primo suo live. Avevo 17 anni, non ancora compiuti, e non ero un musicista. Vivevo in questo paese, Cerano, ed ero un adolescente come gli altri, con più la passione del calcio che della musica. La musica sarebbe entrata dopo nella mia vita, in modo definitivo e costante anche grazie a quel concerto e a questo disco.

1990, l’Italia di Schillaci non arriva in finale e non ci fa sognare come in Spagna nell’82. Ma erano i tempi che cambiavano. E anche io stavo cambiando, anche grazie ai miei compaesani, che mi portarono a vedere questo rocker italiano allo Stadio San Siro. Non sapevo quasi nulla di Vasco, e certamente il rock era ancora qualcosa di indefinito per me, un adolescente confuso come tutti i miei coetanei (o almeno io pensavo che eravamo tutti un po’ confusi e sbandati) che ascoltava l’acid house perché era di moda e che amava giocare a pallone. Ma, come dicevo, le cose stavano cambiando, almeno per me. Quel concerto a San Siro non lo scorderò mai, non scorderò mai quando vidi Vasco per la prima volta uscire sul palco e urlare “Muoviti! Credi che sia tutta rose e viole questa vita mia!”.

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30 anni fa oggi usciva questo disco. Il mio primo disco comprato di Vasco. E quello il mio primo suo live. Avevo 17 anni, non ancora compiuti, e non ero un musicista. Vivevo in questo paese, Cerano, ed ero un adolescente come gli altri, con più la passione del calcio che della musica. La musica sarebbe entrata dopo nella mia vita, in modo definitivo e costante anche grazie a quel concerto e a questo disco. 1990, l’Italia di Schillaci non arriva in finale e non ci fa sognare come in Spagna nell’82. Ma erano i tempi che cambiavano. E anche io stavo cambiando, anche grazie ai miei compaesani, che mi portarono a vedere questo rocker italiano allo Stadio San Siro. Non sapevo quasi nulla di Vasco, e certamente il rock era ancora qualcosa di indefinito per me, un adolescente confuso come tutti i miei coetanei (o almeno io pensavo che eravamo tutti un po’ confusi e sbandati) che ascoltava l’acid house perché era di moda e che amava giocare a pallone. Ma, come dicevo, le cose stavano cambiando, almeno per me. Quel concerto a San Siro non lo scorderò mai, non scorderò mai quando vidi Vasco per la prima volta uscire sul palco e urlare “Muoviti! Credi che sia tutta rose e viole questa vita mia!”. Una rivelazione, un momento chiave della mia vita che si apprestava a cambiare definitivamente grazie a Vasco, agli amici del paese che avevano formato una band, ai Nirvana che arrivarono nel 91, poi la naja nel 92, imparai a suonare la chitarra e ormai ero già immerso e completamente “fottuto” dalla musica. Grazie Vasco, non ci siamo mai incontrati, anche se conosco molti tuoi stretti collaboratori, e non so se conosci la mia musica e se ti sia mai arrivata voce del mio debito nei tuoi confronti. Ma non è così importante che tu mi conosca. Conta che tu sei un faro per me, e lo sarai per sempre. Nonostante siamo molto diversi caratterialmente (almeno così la penso io), ti vedo come un “padre” artistico, che ascolto, assorbo e “affronto” anche nelle molteplici diversità di stile, caratteriali e generazionali tra noi. Ma nel cuore quel live e questo disco li porto come un segno di forza, un timbro indelebile, la prima pietra che ho posato per essere quello che sono.

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Una rivelazione, un momento chiave della mia vita che si apprestava a cambiare definitivamente grazie a Vasco, agli amici del paese che avevano formato una band, ai Nirvana che arrivarono nel 91, poi la naja nel 92, imparai a suonare la chitarra e ormai ero già immerso e completamente “fottuto” dalla musica. Grazie Vasco, non ci siamo mai incontrati, anche se conosco molti tuoi stretti collaboratori, e non so se conosci la mia musica e se ti sia mai arrivata voce del mio debito nei tuoi confronti. Ma non è così importante che tu mi conosca. Conta che tu sei un faro per me, e lo sarai per sempre. Nonostante siamo molto diversi caratterialmente (almeno così la penso io), ti vedo come un “padre” artistico, che ascolto, assorbo e “affronto” anche nelle molteplici diversità di stile, caratteriali e generazionali tra noi. Ma nel cuore quel live e questo disco li porto come un segno di forza, un timbro indelebile, la prima pietra che ho posato per essere quello che sono» (video Instagram - @b_u_g_o).

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