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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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l'incontro

Premio Stefano Fumarulo, cerimonia nel carcere di Bari

Dura denuncia di Emiliano sulle condizioni dei detenuti

Bari - Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha partecipato questa mattina nella casa circondariale di Bari alla premiazione dei vincitori del Premio Letterario Fumarulo, dedicato alla memoria del dirigente regionale scomparso prematuramente nell’aprile del 2017. Una iniziativa promossa dall’associazione «Giovanni Falcone» di Bari e rivolta ai detenuti delle case circondariali di Puglia e Basilicata. Alla cerimonia erano presenti Valeria Pirè, direttrice del carcere barese, Piero Rossi, Garante regionale dei detenuti, Corrado Berardi, presidente della associazione «Giovanni Falcone», e Marialuisa Pantaleo Fumarulo, madre di Stefano.

I detenuti hanno partecipato attivamente al concorso presentando componimenti poetici e narrativi che sono stati valutati da una commissione. Un Premio speciale è stato consegnato a chi ha saputo esprimere al meglio, attraverso lo strumento della parola, i valori e le idee di cui lo stesso Stefano Fumarulo si è fatto portavoce.

«Erano diversi anni che non venivo qui - ha detto Emiliano al termine della visita e dopo aver incontrato i detenuti - questo era uno dei luoghi dove ho lavorato per tanto tempo, e oggi abbiamo consegnato i premi per le poesie e i componimenti che i detenuti hanno scritto in memoria di Stefano Fumarulo che era un dirigente della Regione Puglia che si è occupato di problematiche legate alla criminalità. È stata una cerimonia emozionate, speriamo di far crescere questo Premio estendendolo il più possibile in Italia. Al di là del premio in sé - ha aggiunto Emiliano - ho potuto nuovamente constatare che gli anni passano ma le carceri italiane sono sempre più o meno le stesse con esigenze sempre più complicate da gestire, aggravate dal covid, aggravate dalla situazione sanitaria, economica, anche delle famiglie dei detenuti che sono fuori di qui. E sono molto preoccupato ma anche molto determinato a spingere il ministero della Giustizia e il Governo a fare quanto in suo potere perché le carceri pugliesi e italiane migliorino nella qualità e a collaborare, nel limite di competenze che purtroppo non ho, se non in materia sanitaria nella gestione della vita carceraria. Questo è un posto transitorio, non è un posto definitivo, non è un posto dove la vita finisce ma dove la vita dovrebbe ricominciare nonostante fatti alle volte gravi e drammatici. E questa rinascita che il carcere dovrebbe garantire, perché la Costituzione così dice, deve essere agevolata da personale sufficiente, da luoghi civili, dignitosi che consentano a ciascun detenuto ma anche agli operatori della polizia penitenziaria, di avere la certezza che lo Stato non si è dimenticato di loro».

Stefano Fumarulo ha dedicato la sua vita alla lotta alla criminalità, oltre ad aver lottato al fianco delle persone più deboli contro il caporalato e ogni tipo di mafia, sia personalmente che in qualità di dirigente regionale, unendo professionalità e rigore tecnico. Proprio per questo motivo si è imposto come modello di virtù etica e sociale, di legalità e solidarietà, e soprattutto come modello per le nuove generazioni e per chi vuole cambiare la rotta della propria vita.

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