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In Puglia e Basilicata

I dialoghi

Arturo Cucciolla architetto militante e il cammino della sua memoria

Urbanista, antifascista, docente, cambiò il volto di Bari. Il docufilm realizzato dal figlio Alessandro in occasione dell'anniversario della scomparsa

17 Agosto 2022

Pasquale Martino

BARI - Non è facile, per chi è stato amico di Arturo Cucciolla dall’adolescenza, comporre un racconto che concili l’umano desiderio di restituire qualcosa della irripetibile vitalità di una persona cara, con il dovere di tracciare il ritratto complesso di un intellettuale inseparabile dalla dimensione pubblica. Il 19 agosto di un anno fa, Cucciolla è stato strappato a una vita straordinariamente attiva. Aveva compiuto 73 anni il 21 gennaio. La coincidenza del giorno natale con quello della fondazione, nel 1921, del Partito comunista italiano, era interpretata da lui, con vanto scherzoso, come “segno del destino”; né aveva mancato, l’anno scorso, di seguire con interesse il dibattito sul centenario. Il suo legame intimo con la storia e i valori del movimento comunista novecentesco è una cifra ineludibile per comprenderne la cultura, le scelte, la declinazione del proprio ruolo intellettuale e professionale. Ciò vale sia per la convinta militanza nel Pci barese, durante il ventennio 1970-80, finché quel partito visse (dopo lo scioglimento, da lui disapprovato, Cucciolla non volle più tessere di partito), sia, e forse soprattutto, per il suo comunismo “esistenziale”, umanistico, quel suo sentirsi affratellato con la parte più numerosa e oppressa dell’umanità, con chi si batteva coraggiosamente per la giustizia e la libertà: partigiani, operai, contadini del Terzo Mondo sfruttato, proletari delle borgate, i senza casa (partecipò al movimento per la casa negli anni ’70). Per tanti in Italia, fu il modo di essere comunisti. Fu alieno da dogmatismo e da sudditanze all’“apparato”: molti possono testimoniare di non aver mai udito da lui una parola ammiccante verso lo stalinismo o un acritico accoglimento della “ragion di stato” sovietica. E sono noti gli scontri dialettici talvolta aspri con esponenti del partito che incarnavano visioni di politica urbanistica distanti dalla sua.

Già, l’urbanistica; e l’architettura: la sua vita. Analizzare lo spazio urbano, ripercorrerne la storia, progettare gli interventi secondo un’idea del costruire – e del riqualificare – come funzione sociale, “popolare”: tanto da sposarsi naturalmente con l’inchiesta sociale (come quella sul quartiere San Paolo, da lui condotta con altri nei primi anni ’80). Tutto questo era coerente a una concezione consapevolmente politica dell’architetto e dell’urbanista. Nonché del docente di storia dell’architettura. Molti allievi e allieve conservano di lui un’impronta indelebile e un ricordo cordiale. Frutto, questa lezione, anche di una cultura vastissima e di fertili interessi artistici: il disegno e la fotografia in primis, coltivati con l’abituale metodicità, e la passione per il cinema – e il cinema militante – nata dalla frequentazione affettuosa dello zio Riccardo Cucciolla. Ha contribuito a rinnovare il volto urbano di Bari (e non solo di questa) con le molte opere progettate, alcune in collaborazione: la facoltà di Lingue, il palazzo della Cgil regionale, il padiglione Asclepios del Policlinico, il restauro di piazza Madonnella e tante altre, come le case in cooperativa. Il suo cuore batteva soprattutto per Bari Vecchia, dove scelse di abitare, e di cui conosceva storia, arte, architetture; essa era per lui “la Città”: ripudiava l’espressione antistorica di “borgo antico”, perché – diceva – il vero “borgo” è la Bari Murattiana. Filologia e attenta lettura del passato ispirano grandi riqualificazioni da lui realizzate: la sistemazione di piazza Ferrarese, della sala Murat, di via Venezia. A Bari Vecchia aveva deciso inoltre di svolgere la sua attività politica, quella “di base”, nella sezione Pappagallo.

Divenne il punto di riferimento di una vivace gioventù del quartiere; conobbe Benedetto Petrone, il cui assassinio per mano fascista, nel 1977, segnò per lui una svolta di vita: diventò, con Porzia Petrone, l’inesausto promotore della memoria del giovane antifascista, fino a ottenere l’intitolazione a lui della strada di accesso a piazza Chiurlia. L’antifascismo: un’altra costante nel percorso biografico di Arturo, che fin da ragazzo, al liceo e all’università di Roma, aveva visto all’opera lo squadrismo. Tanta parte delle sue energie che parevano inesauribili fu investita nella costruzione e organizzazione dell’Anpi a Bari, dopo che l’associazione partigiana nazionale nel 2006 prese la decisione lungimirante di aprire le porte alle generazioni più recenti di antifascisti e antifasciste. Si prodigò per il coinvolgimento dei giovani, con i quali aveva il dono di istituire un rapporto pedagogico non professorale. Il suo capolavoro è la serie di pietre d’inciampo, ispirata all’idea di Gunter Demnig: per la resistenza della Camera del Lavoro (1922), per il gesto di Michele Romito nella battaglia contro i tedeschi (9 settembre 1943), per Radio Bari (1943-44) e infine, per i 20 caduti del 28 luglio 1943.

«Arturo Cucciolla, antifascista» recitava il necrologio scritto dai figli Alessandro e Luca. A lui è stata intitolata la sezione Anpi di Bari città. Né la pur assorbente militanza nell’Anpi esauriva il suo impegno: guidò il comitato «Giustizia a Libertà» e il comitato per il Parco del Castello che ha ottenuto lusinghieri risultati. Fu amico di artisti, operatori, personalità come Maruzza Capaldi, Mario Capanna, Moni Ovadia, Uliano Lucas. Autore di saggi e libri preziosi, fra cui una monografia su Concezio Petrucci (editore Dedalo), il suo ultimo lascito è stata la mostra fotografica 1968/1969 quegli anni esposta al Museo civico (catalogo edito da Adda). Tenace nell’azione, incrollabile nelle convinzioni, implacabile nei giudizi ma dialogico con tutti, disponibile, gentile, cavalleresco, fedele nell’amicizia, totalmente antiaccademico. La città dovrà studiarne l’opera e raccontarne la vita, risarcendolo, almeno in parte, del moltissimo che l’illustre figlio le ha dato.

In occasione dell'anniversario della morte di Arturo Cucciolla, vi proponiamo uno dei dialoghi realizzati dal giornalista Alessandro Cucciolla per omaggiare la memoria intellettuale e culturale del padre, che fanno parte dell'evento "Arturo, il cammino della memoria". Una raccolta di interviste a cui hanno partecipato il prof. Luciano Canfora, Nicola Colaianni, Tommaso Fiore, Michele Laforgia e Porzia Petrone.

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