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In Puglia e Basilicata

In nove mesi

Volley, Placì il bulgaro fa il Mou: triplete senza sconfitte

Volley, Placì il bulgaro fa il Mou: triplete senza sconfitte

Il tecnico leccese vince Coppa, Supercoppa e Scudetto

29 Aprile 2022

Gianluigi De Vito

LECCE - Nel suo cielo di pallavolo sono passate più glorie che bui, più certezze che precarietà. S’aggiunge ora un sole più luminoso: un «triplete» con numeri da record. In nove mesi. Camillo Placì, coach salentino di Specchia, omone di 66 anni (a novembre) con una barba saggia da gigante buono, ha bucato la storia e trasformato in leggenda l’avventura bulgara sulla quale il destino crudele di un fisico atterrato dal Covid, contratto quando allenava in Russia, continua l’agguato come un Diavolo col tridente. Satana per ora è sotto scacco e la dannazione delle cure continue è superata dai successi internazionali.

Alla guida dell’Hebar Pazardzhik, squadra di provincia a ottanta chilometri dalla capitale Sofia, Placì ha vinto martedì scorso lo scudetto di Bulgaria. I suoi ragazzi, tra i quali svetta anche l’italiano Jacopo Massari (MVP, Most Valuable Player, giocatore di maggior valore) hanno battuto in tutte e tre le gare dei play scudetto, e sempre per 3 a 1, i rivali storici del Neftohimik 2010 di Burgas. Il titolo di Campione di Bulgaria arriva dopo aver vinto a febbraio la Coppa di Bulgaria e, a ottobre del 2021, la Supercoppa di Bulgaria.

Placì, complimenti davvero per questa versione Mourinho. Quale trionfo la rende più orgoglioso?
«La vittoria più bella è stata non tanto il risultato sportivo quanto la reazione alla malattia. Però si ricordi il patto, non voglio parlarne, perché non è certo un mal di denti. Ma reagire in una condizione come la mia è un bel premio».
Rispetto il patto. C’è stato un momento in cui ha pensato di mollare?
«Passerei per eroe se dicessi mai. Vivo un brutto momento. Ma ho testa dura e obiettivi chiari, ogni giorno arrivo a fare un passo in avanti. Vincevo anche prima che il Covid mi lasciasse conseguenze. Ora devo gestirmi meglio, perché ho ridotto del trenta per cento le mie capacità. Ma utilizzo il tempo lento per riflettere di più e distribuire meglio incarichi di responsabilità ai miei collaboratori».
Torniamo al punto, che cosa la gratifica di più visto che…
«…che in tutte e 35 le partite ufficiali disputate, la mia squadra non ha mai perso. Capisce? Mai una sola sconfitta. Non solo. Abbiamo raggiunto un altro risultato storico. Siamo il nono club di Champions, e storicamente è il traguardo più alto raggiunto da una società bulgara»

Perdoni, ma la Bulgaria non è l’Italia. O no?
«Certo. Ma è sempre complicato vincere, e ancora di più vincere tutto».
Dal 2009 al 2014 ha allenato la nazionale bulgara. Che standard ha trovato nella nuova parentesi a Pazardzhik?
«La Bulgaria era al sesto posto al mondo nel 2013. Ha fatto un quarto posto all’Europeo, un quarto posto alle Olimpiadi, due quarti posti in Europa League, ma negli utimi anni è scesa al 23esimo posto nel ranking».
E se la chiamassero di nuovo come selezionatore?
«Non corro questo rischio, a marzo ho firmato per un altro anno con l’Hebar. Mi trovo bene la cttà è bella e il palazzetto è sempre pieno. Abbiamo una media di duemila e 200 tifosi a partita, che cominciano a sostenere la squadra un’ora prima dell’inizio della gara. La pallavolo in Bulgaria è importante quanto il calcio, tutte le partite vanno in diretta nelle tv nazionali».
Ma gli stipendi non sono quelli del dio pallone. Quanto costa a un club di volley un campionato di massima serie?
«Sì, gli stipendi del volley sono più bassi. Un campionato di alto livello costa intorno al milione di euro»
Gli ingaggi a stagione di uno schiacciatore, di un centrale e di un palleggiatore, su che cifre s’attestano?
«Ci vogliono tra i 60 e 90mila euro per uno schiacciatore bravo, sui 50 per un centrale e intorno ai 40mila per il palleggiatore».
Ci può indicare qualche tratto distintivo della pallavolo bulgara?
«I bulgari, come i russi e come altri ragazzi dell’Est, sono abituati ad obbedire senza chiedere perché. Se chiedi di andare a piedi per dieci chilometri lo fanno senza discutere, sono allenati al sacrificio e ad avere grande rispetto per quello che viene chiesto»
Che fa, l’elogio di mutismo e rassegnazione?
«Affatto. Voglio dire che il problema non è il che cosa chiedi, ma il come. Pretendo, ma spiego sempre il perché delle mie richieste. E loro mi seguono. A noi allenatori viene chiesto di essere bravi nel convincere, non nel comandare. Autorevoli si diventa senza essere autoritari, ma dico solo che qui c’è molto rispetto per l’autorevolezza»
E gli investimenti sul vivaio? Si pesca nel calcio?
«C’è sempre un gruppo di giocatori giovani che ha grandi potenzialità. No, non vengono tolti al calcio perché la pallavolo qui è uno sport familiare. Tutti hanno avuto un padre, una madre, un parente che hanno praticato questo sport. C’è un numero alto di talenti. Il problema è che per esprimersi vanno all’estero. Ce ne sono tanti che giocano fuori»
Non è un caso che il «re» di Trento sia lo schiacciatore Matey Kaziski: 12 delle ultime 20 stagioni, nelle quali ha vinto tutto, le ha giocate in Italia. Mito bulgaro?
«Di sicuro è tra i giocatori più forti del mondo»
Il suo Hebar è una provinciale. Anche in Bulgaria “periferia” è meglio?
«Sì, anche qui la pallavolo è seguita di più nei centri piccoli perché la grande città è per certi versi distruttiva. È così anche nel Salento, pensi a Ugento, Galatina, Squinzano, Cutrofiano, Calimera, piccoli centri che hanno espresso grande livelli perché è più facile concentrare gli sforzi».
Sa che domani sera il suo Lecce potrebbe ritrovarsi di nuovo in A?
«Tifo Lecce e anche Juve. Ho seguito a distanza, avrei avuto piacere di vedere qualche partita. Conosco Pantaleo Corvino da quando allenavo il Calimera. Spero si realizzi qualche occasione per incontrare la squadra e il club».
Anche se non nell’immediato, il suo futuro prossimo sarà in Puglia?
«Il mio nome continua a circolare ancora nello scacchiere internazionale. Ho offerte dai club della Russia alla Polonia alla Turchia. Ma ho deciso di rimanere qui perché in questo momento sono in una situazione in cui devo trovare un equilibrio tra quello che posso fare e quello che voglio fare».

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