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La mandorla di Toritto, una storia che nasce con l’Unità d’Italia

La mandorla di Toritto, una storia che nasce con l’Unità d’Italia

La mandorla di Toritto, una storia che nasce con l’Unità d’Italia

 
Barbara Politi

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Barbara Politi

La mandorla di Toritto una storia che nasce con l’Unità d’Italia

Il presidio Slow Food che ha tanti estimatori

Domenica 30 Aprile 2023, 10:00

Non è mandorla se non è di Toritto. E non solo perché riduce l’invecchiamento e il colesterolo. Dall’inconfondibile gusto elegante e burroso, in sana competizione solo con le regine siciliane di Noto e Avola (le californiane sono più commerciali, i produttori americani garantiscono grandi quantità a prezzi più competitivi), il viaggio alla scoperta dei Presìdi Slow Food di Puglia – comunità che lavorano ogni giorno sul territorio per salvare dall’estinzione razze autoctone, varietà di ortaggi e prodotti gastronomici - inizia con le mandorle di Toritto, comune a pochi chilometri dalla costa barese, culla delle predilette dalla pasticceria di alta qualità.

Salutari, dicevamo. Grazie al superiore contenuto di acido oleico e linoleico, infatti, sono uno straordinario alleato per la salute. La moltitudine delle proprietà benefiche balza agli occhi: perfetto snack per chi segue le diete, il prodotto contrasta anche l’anemia, aumenta la densità minerale presente nelle ossa e protegge dai rischi di ictus e infarto. Fra le eccellenze più importanti d’Italia e d’Europa secondo Slow Food e Gambero Rosso, inserite di diritto nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani, le mandorle di Toritto provengono dalla città capitale e dal suo hinterland, e si contraddistinguono per la spiccata pastosità e il sapore intenso. La sua storia, poi, si lega con quella dell’Unità d’Italia. Si racconta che prima dell’arrivo dei Piemontesi, il territorio che oggi ospita i mandorleti fosse un fitto bosco dove trovavano rifugio molti briganti che attaccavano le carrozze in viaggio sulla tratta Roma-Bari. Per risolvere il problema a monte, il bosco venne completamente raso al suolo e al suo posto furono piantati i mandorli che in queste campagne trovarono terreno incredibilmente fertile.

Le varie cultivar portano il nome di cittadini illustri torittesi: la “Antonio De Vito” (con il mallo di colore verde pallido, che si stacca facilmente e si secca lentamente), la “Genco” (dal sapore medio e di piccola dimensione) e, più importante fra tutte le varietà, la “Filippo Cea”, (dal sapore dolce e molto intenso). Quest’ultima è la più diffusa, tanto da coprire il 70% dell’intera produzione torittiana. Punto focale di nascita del presidio della mandorla, la masseria “Pilapalucci”, che tutt’oggi osserva un severo disciplinare di produzione improntato sulla tutela della biodiversità e della sostenibilità ambientale. «Humus dell’antico bosco, pietra calcarea antichissima, aridocoltura, brezze convogliate dalle lame pre-murgiane, letti di antichi corsi d’acqua che sfociavano nel Mar Adriatico, rappresentano un terroir davvero eccezionale che, insieme alle varietà autoctone, contribuisce a dare alla nostra mandorla proprietà organolettiche e nutrizionali davvero uniche», racconta a più riprese la proprietaria della masseria, nonché fondatrice e coordinatrice del Presidio Slow Food “Mandorla di Toritto”, Emilia d’Urso.

Che la mandorla di Toritto faccia bene, è un dato di fatto; che sia anche la più utilizzata in cucina, è fuor di dubbio: utilizzata dai produttori di torroni di qualità e nelle paste reali, la mandorla tra le migliori d’Europa che si raccoglie tra agosto, settembre e metà ottobre, è protagonista di diverse iniziative per la sua valorizzazione. «La mandorla di Toritto non è solo un prodotto agricolo, è cultura, tradizione, radici, una storia che viene da lontano e che ora è identitaria del nostro paese. L’amministrazione comunale lavora sodo per promuovere questo brand, affinché possa essere portatore di flussi culturali e turistici in zona. È necessario legare il prodotto al turismo lento ed esperienziale, un segmento che sta riscuotendo grande successo negli ultimi tempi: faremo di Toritto un grande laboratorio legato alla tradizione contadina, alla riscoperta dei sapori autentici e genuini della terra, un aggregatore attrattivo di culturale e accoglienza», ha spiegato il sindaco, Pasquale Regina, che ha ricordato l’importanza di un altro prodotto tipico di Toritto, «la cervellata, salsiccia tipica della zona».

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