Un prestito-ponte del Comune in favore dell’ex Amiu per consentire all’azienda d’igiene urbana di pagare parte dei suoi creditori. È l’ultima ipotesi, fondata, che circola in ambienti a metà strada la sede di Kyma Ambiente e Palazzo di Città.
Intanto, ancor prima del prestito, bisogna raggiungere altre tappe e superare ulteriori ostacoli che sono ben piantati su un terreno maledettamente in salita.
Per questo, evidentemente, serve una strategia e Davide Di Russo sembra di avere già in testa il percorso da seguire. La road map di «Mister due diligence», così come la Gazzetta l’ha ribattezzato, è stata di fatto delineata ieri nel corso di una riunione sulla situazione dell’ex Amiu svoltasi via call. Al confronto erano presenti i componenti del consiglio d’amministrazione di Kyma Ambiente, l’assessore alle Partecipate, il city manager e il segretario generale del Comune, oltre ai dirigenti comunali competenti ad intervenire sulla delicata questione (Controllo analogo e Ambiente).
A proposito di road map, il direttore generale del Comune ha invitato chiaramente i rappresentanti dell’ex Amiu a consegnare, entro 20 giorni, tutti i documenti necessari a Di Russo per arrivare così, prima del solito, all’approvazione del bilancio 202. In altre parole, l’obiettivo è quello di avere i risultati dei conti del 2025 tra maggio e giugno, non oltre; in modo poi da valutare diversamente la situazione nel caso in cui il bilancio dovesse chiudersi nuovamente in perdita, così come accaduto l’anno scorso (-3454mila euro), o, se invece, possa esserci davanti alla cifra finale il segno “+”. Contestualmente alla predisposizione da parte del cda dell’Amiu di un piano di ristrutturazione del debito nell’ambito del Codice sulla crisi d’impresa, Di Russo indicherà al Comune di Taranto e alla sua più grande società partecipata quali modelli di gestione possano essere adatti per far rimanere l’Amiu sul mercato.
Ma se da questo punto di vista, quindi, bisognerà necessariamente attendere l’esito del lavoro che Mister Due Diligence farà, c’è un tema su cui, intanto, si può già discutere. Che poi, alla fine, è sempre lo stesso? Ammesso che Kyma Ambiente ce la faccia ad aderire alla composizione negoziata, che un funzionario della Camera di commercio lo adotti e ammesso anche che il Tribunale lo approvi, con quali risorse lo finanzierebbe? Sul punto, l’incertezza regna sovrana. Certo, l’ex Amiu potrebbe fare delle economie rispetto al contratto di servizio (circa 3 milioni di euro al mese) che riceve dal Comune, ma potrebbe non bastare. E allora, se si esclude la strada che porta ad una robusta ricapitalizzazione da parte del Municipio (la legge vieta ormai soccorsi diretti da parte degli enti locali con l’elargizione di soldi a fondo perduto); se, invece. l’intervento finanziario della Regione Puglia sembra rientrare più in un ottimismo della volontà che in un reale percorso istituzionale, allora, se queste due considerazioni non lasciano spazio a grandi speranze rimarrebbero da percorrere altre due strade: accendere un mutuo con il Comune che farebbe solo da garante o concedere un prestito-ponte che l’ex Amiu si impegnerebbe a restituire. E quest’ipotesi, quella del prestito-ponte, sembra prevalere su quella del mutuo considerato che il Municipio può fare ricorso a strumenti simili solo per finanziare degli investimenti, e non certo la spesa corrente ovvero i debiti dell’Amiu.
I sindacanti in tanto continuano a chiedere verità da Comune e azienda: il 2 aprile è stato fissato il tavolo di confronto e per questo le organizzazioni hanno revocato il sit in annunciato nei giorni scorsi.













