Lunedì 30 Marzo 2026 | 21:03

Santeramo, 30enne maltrattò il marito che poi si suicidò: condannata a 7 anni. Le motivazioni: «Lo ha spinto all'annichilimento»

Santeramo, 30enne maltrattò il marito che poi si suicidò: condannata a 7 anni. Le motivazioni: «Lo ha spinto all'annichilimento»

Santeramo, 30enne maltrattò il marito che poi si suicidò: condannata a 7 anni. Le motivazioni: «Lo ha spinto all'annichilimento»

 
Redazione online

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Santeramo, 30enne maltrattò il marito che poi si suicidò: condannata a 7 anni. Le motivazioni: «Lo ha spinto all'annichilimento»

L’uomo, 34enne, alla fine si suicidò nel pomeriggio del 10 aprile 2024, lanciandosi dal balcone della casa dei suoi genitori. La donna, egiziana, a dicembre è stata condannata per maltrattamenti aggravati dall’aver commesso il fatto in presenza di minori

Lunedì 30 Marzo 2026, 19:17

19:19

Per anni avrebbe insultato il marito portando «all’annichilimento» della sua persona. Dopo la nascita della figlia, nel 2021, lo avrebbe costantemente insultato e minacciato, chiedendogli denaro (fino «a due milioni di euro») per permettergli di continuare a vedere la bambina. L’uomo, 34enne, alla fine si suicidò nel pomeriggio del 10 aprile 2024, lanciandosi dal balcone della casa dei suoi genitori a Santeramo in Colle (Bari). La donna, egiziana, a dicembre è stata condannata (in abbreviato) a sette anni di reclusione per maltrattamenti aggravati dall’aver commesso il fatto in presenza di minori.

La Procura aveva chiesto nei suoi confronti la condanna a 4 anni. Nel processo i genitori si sono costituiti parte civile con gli avvocati Giovanni Ladisi e Fabio Bagnulo. Nelle motivazioni della sentenza, il gup di Bari Francesco Vittorio Rinaldi spiega come la donna, con i suoi comportamenti, avrebbe «esercitato il proprio ossessivo e asfissiante controllo sulle scelte di vita della vittima», «al punto da indurlo al suicidio, ponendo in essere la nullificazione della sua personalità con manifestazioni gratuite di disprezzo, atti di mortificazione, umiliazione, denigrazione del suo ruolo di uomo, marito e padre».

Comportamenti che, scrive il gup, avrebbero «reso la convivenza all’interno del contesto familiare» e i rapporti con il marito «penosi e insostenibili», generando in lui «uno stato di prostrazione, di soggezione, oltre che di costante paura» di non poter più vedere la figlia. La donna avrebbe preteso una casa più grande e per diversi periodi sarebbe rientrata in Egitto insieme alla figlia minacciando di non tornare più in Italia. E avrebbe costantemente chiesto soldi al marito. Una cugina della vittima, ascoltata dai carabinieri qualche giorno dopo il suicidio, disse che la donna si aspettava di «fare la vita di Giorgina», cioè Georgina Rodriguez, compagna del calciatore portoghese Cristiano Ronaldo. Il gup ha escluso l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, scrivendo che «pur essendo dimostrata la correlazione sul piano oggettivo dell’evento morte per suicidio di Silletti» con la condotta della donna, «l'imputata, al momento in cui ha agito», non avrebbe potuto prevederlo. Nelle ultime comunicazioni, la donna avrebbe scritto al marito «spero che tu muoia» ma poi, il giorno stesso del suicidio, gli avrebbe chiesto di andare a prendere la figlia da scuola.

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