Finiscono in quattro a processo per l’agguato a colpi di pistola nei confronti di Cosimo Adamo avvenuto il 27 agosto 2023 tra via Orsini e via Buonarroti nel quartiere Tamburi. È stato il giudice Pompeo Carriere a rinviare a giudizio, gli imputati e tra questi i due accusati di aver sparato contro Adamo: si tratta di Giuseppe De Bartolomeo e Gianluca Mele difesi dall’avvocato Fabio Nicola Cervellera. Gli altri due imputati, tra cui la stessa vittima, assistiti dal difensore Pasquale Blasi devono invece rispondere di favoreggiamento.
Dalle indagini coordinate dal pm Rosalba Lopalco quell’agguato era da inquadrare come una vendetta per un altro fatto di sangue avvenuto due mesi prima, il 16 giugno in piazza Masaccio: in quest’ultima occasione fu Francesco Pio Adamo, figlio di Cosimo ad aprire il fuoco contro Massimo De Bartolomeo che rimase ferito al gluteo. Per gli investigatori, quindi, l’episodio di agosto era stata una risposta, organizzata da persone vicine alle vittima, a quello sgarro di giugno. Ironia della sorte, o forse no, anche Cosimo Adamo era stato colpito al gluteo proprio come De Bartolomeo.
Secondo le indagini dei carabinieri, Francesco Pio Adamo avrebbe esploso dei colpi di pistola all’indirizzo di Massimo De Bartolomeo dopo che questo aveva provato a sedare una rissa rivolgendosi proprio a lui che in risposta non solo aveva ignorato il consiglio, ma pochi minuti dopo lo aveva chiamato aprendo il fuoco e costringendolo alla fuga. Sei i colpi esplosi mentre Massimo De Bartolomeo si dava alla fuga e, di questi, due colpi lo avevano raggiunto alla gamba e uno al gluteo. Per questa vicenda Francesco Pio Adamo aveva concordato in appello una condanna a 6 anni e 1 mese di reclusione.
Agli investigatori De Bartolomeo non aveva mai fornito elementi sull’autore del ferimento: ignaro però di essere intercettato aveva dato il via a indagini private che hanno consentito ai carabinieri di ricostruire dinamica, movente e soprattutto l’autore. Mentre era ancora ricoverato in ospedale, infatti, in preda alle urla aveva chiarito l’accaduto: «Quello ora deve morire, quello ora deve essere ucciso lui e il padre. In settimana prossima sto fuori e quelli devono sloggiare dai Tamburi». Una rabbia nata dal fatto che il giovane Adamo aveva sparato con l’obiettivo di ucciderlo: «mi è andata bene - svelò la vittima - che se non si trovava uno che gli ha alzato il braccio quello mi uccide veramente».
















