È fissata a giugno l’udienza preliminare per i dieci imputati coinvolti nell’inchiesta «Veleno» dei carabinieri del Noe e della Capitaneria di porto che a dicembre ha fatto scattare il sequestro d’urgenza dello stabilimento «Zincherie Meridionali srl» in contrada Curezze a Carosino. Travasi sistematici di fanghi, acido esausto e altri rifiuti pericolosi ed emissioni di gas corrosivo, documentati dalle attività investigative partite nel 2024 da una prima segnalazione anonima. Tra i reati contestati a vario titolo agli imputati (alcuni assistiti dall’avvocato Biagio Leuzzi) dal pm Filly Di Tursi, violazioni delle prescrizioni Aia, gestione e lo smaltimento illecito di rifiuti speciali pericolosi, emissioni nocive, violazioni edilizie e in materia di sicurezza sul lavoro, inquinamento ambientale, violazioni del Codice dell’ambiente, getto pericoloso di cose, abusi edilizi.
Rifiuti speciali pericolosi e tra questi fanghi da elettropressa e acidi di decapaggio contenuti in fusti danneggiati e percolanti sul terreno, recipienti contenenti acido di decapaggio, circa 4mila litri – una miscela corrosiva composta da acido solforico, cloridrico, nitrico e fluoridrico utilizzata per la pulizia delle superfici metalliche – e poi parti di recipienti contaminati sversati in prossimità del cimitero di Grottaglie o nell’area attigua allo stabilimento. Da un primo sopralluogo nel novembre 2024, gli inquirenti avrebbero rilevato l’esistenza di ripetuti sversamenti di liquidi inquinanti dello stabilimento «Zincherie meridionali», nei terreni in prossimità del cimitero di Grottaglie e lungo un canale artificiale di raccolta delle acque che sfocia in un altro canale, d’Aiedda, che sbocca in Mar Piccolo. Tracce rilevabili a occhio nudo di liquidi rossi nel suolo, nel manto stradale e nei pressi di un tombino adiacente allo stabilimento. Una colorazione che aveva spinto gli investigatori a ritenere che potesse trattarsi di residui ferrosi e soluzioni acide utilizzate nei processi di zincatura. Attraverso attività di appostamento, servizi di osservazione e in seguito installazione di telecamere e intercettazioni, gli inquirenti avrebbero accertato che all’interno di quell’area fossero presenti numerosi contenitori di rifiuti pericolosi gravemente danneggiati da cui fuoriuscivano liquidi corrosivi accompagnati da vapori irritanti quindi con l’assorbimento diretto di quei materiali nel suolo senza quindi un sistema di raccolta o vasche di contenimento: condotte di cui il direttore dello stabilimento e il rappresentante legale dello stabilimento, secondo l’accusa, sarebbero stati pienamente a conoscenza.
















