Il piano di Jindal per l’ex Ilva di Taranto rischierebbe di portare in tempi relativamente brevi alla chiusura della produzione a caldo a Taranto, con la perdita fino a circa 6 mila posti di lavoro. È affermano all’ANSA fonti vicine al gruppo Flacks, l’altro candidato ad acquisire l'acciaieria. Secondo queste fonti il piano Jindal sarebbe un "suicidio industriale per l’Italia». «Prevederebbe infatti - sottolineano le stesse fonti - che gli impianti italiani ricevano progressivamente bramme prodotte negli stabilimenti del gruppo in Oman, suscitando il timore che Taranto possa perdere il suo ruolo siderurgico fino a chiudere i battenti». Le stesse fonti vicine a Flacks sottolineano forti dubbi sulla solidità finanziaria dell’investitore concorrente: «dai bilanci dell’anno fiscale 2024 Jindal risulta avere circa 8 miliardi di debito a fronte di circa 1 miliardo di liquidità, con un indebitamento in crescita», sostengono. A questo si aggiungerebbe il fattore, geopolitico. Il piano - sottolineano - si baserebbe su forniture provenienti dall’Oman proprio mentre il Medio Oriente attraversa una fase di forte instabilità. «Significherebbe legare il destino di un asset industriale strategico italiano a un Paese extra-UE in un’area oggi estremamente fragile», osservano. Infine, fanno notare allo stato attuale Jindal avrebbe inviato soltanto un documento preliminare di una pagina, senza alcuna offerta formale né un contratto di compravendita
Secondo queste fonti il piano Jindal sarebbe un «suicidio industriale per l’Italia»
Venerdì 13 Marzo 2026, 20:09
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