Martedì 24 Febbraio 2026 | 07:06

Paola Clemente morta di fatica nei campi, confermata in appello l'assoluzione dell'imprenditore

Paola Clemente morta di fatica nei campi, confermata in appello l'assoluzione dell'imprenditore

Paola Clemente morta di fatica nei campi, confermata in appello l'assoluzione dell'imprenditore

 
ALESSANDRA CANNETIELLO

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ALESSANDRA CANNETIELLO

Paola Clemente morta di fatica nei campi, confermata in appello l'assoluzione dell'imprenditore

La bracciante tarantina colpita da un infarto nel 2015 mentre lavorava in un vigneto ad Andria. Nessuna responsabilità per il proprietario del terreno

Martedì 24 Febbraio 2026, 05:02

È stato assolto anche in appello l’imprenditore agricolo Luigi Terrone, accusato di omicidio colposo per la morte della bracciante agricola tarantina Paola Clemente, deceduta a 49 anni di infarto in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015. I giudici della Corte hanno dunque confermato il verdetto di primo grado che aveva portato a ogni esclusione di responsabilità dell’imprenditore nel decesso della donna.

A impugnare quella sentenza, oltre alla Procura di Trani c’erano anche i familiari della vittima - costituiti parte civile attraverso gli avvocati Giovanni Vinci e Antonella Notaristefano -. Durante la requisitoria il sostituto procuratore generale Francesco Bretone, che aveva chiesto la condanna a 4 anni, aveva evidenziato che intervenendo tempestivamente e con le giuste procedure di soccorso la 49enne poteva essere salvata. Secondo la pubblica accusa quel giorno furono diverse le variabili che determinarono la morte della donna, come la mancata attivazione di una sorveglianza sanitaria preventiva (con visite mediche predisposte per soggetti affetti da patologie come quella della 49enne). Ma anche l’assenza di procedure di primo soccorso adeguate e formazione specifica del personale impiegato nell’azienda agricola che, viceversa, avrebbe potuto riconoscere i primi sintomi attivandosi velocemente. E infine il ritardo dell’ambulanza giunta sul posto dopo 26 minuti.

Ricostruzione non condivisa dal giudice Sara Pedone, al termine del primo processo: pur riconoscendo le criticità evidenziate dal pm Roberta Moramarco, il magistrato non aveva ritenuto queste variabili «attive» nell’evento mortale. Nelle 115 pagine delle motivazioni della sentenza del primo giudizio il giudice aveva spiegato che la mancanza di un medico sul posto di lavoro e soprattutto di personale addestrato per le operazioni di primo soccorso avessero certamente portato a «una grave sottovalutazione dell’evento» che aveva generato «un ritardo nell’attivazione del primo soccorso, rivelatosi poi fatale», ma a Paola Clemente erano comunque state praticate misure di primo soccorso «seppur non da lavoratori a ciò espressamente deputati». Per il giudice di primo grado «anche le difficoltà dell’ambulanza del 118 di raggiungere il luogo ove la Clemente si trovava non sarebbero state scongiurate neppure dalla presenza di personale di primo soccorso». Entrando poi nel merito delle responsabilità dell’imprenditore Terrone, quella sentenza aveva inoltre evidenziato che seppure «indubbio» che l’imputato non avesse adempiuto agli obblighi verso i lavoratori, «altrettanto vero» era che «non si vede come siffatte procedure avrebbero potuto influenzare il decorso degli eventi che hanno poi portato alla morte della Clemente».

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