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«Taranto non è una città per donne»: intitolate solo 24 strade su circa 1500

«Taranto non è una città per donne»: intitolate solo 24 strade su circa 1500

«Taranto non è una città per donne»: intitolate solo 24 strade su circa 1500

 
Valentina Castellaneta

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Valentina Castellaneta

«Taranto non è una città per donne»: intitolate solo 24 strade su circa 1500

Alle tarantine qualche via e giardini, piazzette e rotatorie

Sabato 12 Aprile 2025, 08:16

TARANTO - Taranto ha una rete stradale composta da circa 1500 vie, vicoli e piazze e solo 54 sono dedicate a donne. Eppure le amministrazioni comunali che si sono susseguite nel tempo, hanno intitolato 567 strade a uomini.

I dati provengono dal sito “Toponomastica Femminile”, che ha mappato tutte le città italiane con l’intento di restituire voce e visibilità alle donne che hanno contribuito, in tutti i campi, a migliorare la società. Dal censimento nazionale, risulta infatti che la media di strade intitolate a figure femminili, in ogni città, si attesta in media fra il 3 e il 5 per cento, agli uomini, invece, è dedicato il 40 per cento. Una media in cui Taranto rientra perfettamente. Se dalle 54 strade intitolate a donne, si decide di sottrarre le vie dedicate a figure sacre, la lista diventa molto snella: solo 24 portano il nome di donne della società civile.

Celebrata dai tarantini Alda Merini, a cui è intitolata una piazza. D’altronde la straordinaria poetessa visse tra i Due Mari per quasi tre anni per amore. Una permanenza che passò anche dal manicomio dove fu internata per un lungo periodo. Non ha avuto nessun rapporto con la città invece la scrittrice premio Nobel Grazia Deledda, a cui sono state intitolate una via e una piazza e come lei altre pittrici, poetesse e regine.

Poco o niente è intitolato alle donne di Taranto. La diva Anna Fougez si deve accontentare di una rotatoria, dove le macchine sfrecciano veloci. Alla staffetta partigiana, Adele Ficarelli, che fece di Taranto la sua casa, l’Anpi ha fatto in modo che fosse intitolato un giardinetto. Una strada intitolata anche all’imprenditrice Rita Del Bene che, nei primi decenni del ‘900, brevettò il suo procedimento di fabbricazione di tessuti mediante l’utilizzo dei filamenti fibrosi della Pinna nobilis, il cosiddetto Bisso.

A Raffaella Lupoli è stata intitolata una via, che però i tarantini chiamano solo via Lupoli, senza chiedersi di più. Eppure fu uccisa a Taranto quando aveva solo 11 anni, nel 1997, in un agguato malavitoso che mirava al padre.

Un giardino per Cordelia Jannelli, detta Delia, crocerossina tarantina della Grande Guerra e poi via delle lavandaie, delle pentite e delle zite.

«Per arrivare a vico Pentite si deve passare prima da vico Innocentini». Silvia Quero è un’operatrice culturale e racconta che in vico Innocentini si trovava la ruota degli esposti, il luogo dove venivano lasciati i neonati “indesiderati”. «La toponomastica – spiega – viene influenzata anche dalle abitudini del popolo. Girando l’angolo si trovava il convento dove queste mamme andavano per ricevere le prime cure dopo il parto». Sono tante le figure femminili che hanno fatto la storia della città a cui varrebbe la pena di dedicare una strada. «C’è Maria Andriani – sottolinea – legata al teatro popolare tarantino, la diva del cinema muto Italia Almirante, la mamma dell’alta moda italiana Iole Veneziani. Nella letteratura antica c’è la bella Plottide che filava la lana, Maronide la vecchia ebbra così famosa che ha ispirato una statua». Figure sbiadite dal tempo che si rischia di dimenticare, spesso famose per le loro gesta, altre per la bellezza, altre ancora nella memoria del popolo come Cinzella o la vistosa Donna Pernice. Infondo non c’è da stupirsi, anche il Mudit il Museo degli illustri tarantini, su 150 storie narrate, accoglie solo 11 donne.

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