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LA STORIA

Dalle bombe di Bila Cerkva ai panzerotti di Martina Franca, la storia di Kseniia

Dalle bombe di Bila Cerkva ai panzerotti di Martina Franca, la storia di Kseniia

La barista ucraina fuggita dalla guerra lavora ora a Martina Franca

La 26enne è stata adottata dal popolare «Superbar»: non ci sono scuse per la guerra, questi sono i giochi dei grandi politici

27 Giugno 2022

Ottavio Cristofaro

MARTINA FRANCA - La guerra in Ucraina ci restituisce storie di persone chiamate a stravolgere le loro vite. Mettere tutto in discussione, riscrivere il proprio destino, cancellare con un colpo di spugna i sogni, ma soprattutto immaginare un futuro migliore per i figli e per le prossime generazioni. Kseniia ha 26 anni e a causa della guerra è dovuta fuggire dall’Ucraina con suo figlio di 6 anni. Prima di arrivare in Italia ha dovuto dormire in cantina e pregare per la sua vita e quella del suo piccolo. Viveva in una città con 400 mila abitanti che si chiama Bila Cerkva, nell’Oblast di Kiev. Martino, invece, è il titolare del Superbar, uno dei posti più belli di Martina Franca noto soprattutto per la bontà del suo panzerotto. Ogni estate, con i turisti e i visitatori che affollano il centro storico, assume nuovo personale per il servizio ai tavoli. Quest’anno la ricerca di camerieri è stata più difficile del solito e così Martino ha pensato bene di rivolgersi a una cooperativa che sul territorio si occupa di fenomeni migratori e che gli ha segnalato appunto questa giovane donna ucraina.

E così da qualche settimana Kseniia serve ai tavoli del Superbar, lo fa con tanta gentilezza, con il suo viso puro e i suoi occhi di ghiaccio, che nascondono il dolore per aver lasciato il suo Paese e per aver messo da parte i suoi sogni. In Ucraina lavorava in un centro estetico. Alla Gazzetta racconta quest’ultima parte della sua vita, lo fa in inglese perché dell’italiano ovviamente non conosce neppure una parola, tranne «ciao, buongiorno e buonasera». Più di recente ha imparato a conoscere termini come «cappuccino, espressino, panzerotto», e ogni tanto confonde nella comanda l’acqua naturale con quella frizzante. Ma Kseniia apprende molto velocemente e al bar di Martino tutti hanno imparato a volerle bene. «Ora io e mio figlio siamo al sicuro - dice alla Gazzetta - ma la mia vita è cambiata il 24 febbraio 2022. Ho dovuto lasciare la mia casa, il mio salone dove lavoravo, i miei cari e tutta la mia vita e ricominciare tutto da zero in un altro Paese. Sono grata all’Italia e alle persone che ci aiutano».

Alla domanda sul cosa ne pensa della guerra, Kseniia ci dice che «non ci sono scuse per la guerra, questi sono i giochi dei grandi politici, a causa dei quali tanti bambini sono morti in Ucraina». Nei suoi occhi si legge il dolore di chi deve lasciare il proprio Paese a causa della guerra, ma c’è anche tanta dignità umana e forza di volontà nel voler immaginare un futuro diverso. «I russi - dice - hanno la colpa di aver divinizzato il loro presidente, permettendogli di manipolare facilmente le loro menti attraverso i media. Dopo lo scoppio della guerra assistono in silenzio alla morte di migliaia di persone e molti appoggiano addirittura le azioni del loro presidente. Tutti hanno visto come l’Ucraina si stia mobilitando durante il conflitto e come stia difendendo con orgoglio e con ferocia il suo territorio e il suo popolo. Questa è la risposta alla domanda su chi vincerà».

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