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L’inchiesta

Taranto, per raccogliere i datteri di mare fu disastro ambientale: 46 indagati

Taranto, per raccogliere i datteri di mare fu disastro ambientale: 46 indagati

foto d'archivio

Il pm Buccoliero ha chiesto il rinvio a giudizio. In cinque rispondono del reato associativo

06 Maggio 2022

Francesco Casula

Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. È l’accusa mossa dal sostituto procuratore Mariano Buccoliero nei confronti di cinque tarantini ritenuti parte di un’organizzazione che pescava e smerciava i frutti di mare dopo aver distrutto scogliere e frangiflutti nelle acque tra San Vito e Punta Rondinella a Taranto. Complessivamente sono 46 le persone per le quali il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio. Al vertice del gruppo, secondo l’accusa, con il ruolo di promotore e organizzazione dell’associazione ci sarebbe il 50enne tarantino Cataldo Resta mentre ai suoi ordini, come semplici partecipanti al sodalizio, ci sarebbero il 49enne Giuseppe Bellacicco difeso dall’avvocato Fabrizio Lamanna, il 64enne Gustavo Mancini assistito dall’avvocato Massimilaino Scavo, il 32enne Giorgio Venneri e infine la 58enne Giuseppina Zonile. Nei loro confronti l’accusa di aver costituito un gruppo che «a fini commerciali» avrebbe proceduto a «estrazione e commercializzazione» dei datteri, specie protetta di cui è vietata la pesca e quindi anche la vendita. Il gruppo lo avrebbe fatto «attraverso la demolizione delle scogliere frangiflutti in località San Vito a Taranto» e avrebbe generato «un grave danno alla biodiversità presente nel tratto di mare interessato». Per il pubblico ministero Buccoliero, però, la distruzione degli scogli in cui lentamente faticosamente crescono i datteri non è un danno di poco conto: per il magistrato inquirente che ha coordinato l’inchiesta dei militari della Capitaneria di Porto di Taranto, si tratta di una «alterazione grave ed irreversibile dell’ecosistema marino». Non solo. Le operazioni di demolizione e pesca sono avvenute anche in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.

I fatti risalgono al 2017, ma la procura contesta il reato con permanenza perché ritiene che anche dopo la conclusione delle indagini, gli imputati abbiano continuato a operare. Il pm Buccoliero ha chiesto il rinvio a giudizio per 46 persone. L’accusa di disastro ambientale è contestata anche ad altri sei imputati, tutti tarantini: si tratta di Antonio Volpe di 52 anni, Vincenzo Galeone di 40 anni, del 58enne Domenico Alpino, Emanuele Dellinoci di 50anni assistito dai legali Patrizia Boccuni e Filiberto Catapano Minotti, e infine Fabio e Michele Delli Noci rispettivamente di 42 e 23 anni. Sono ben 35 invece, gli imputati accusati di ricettazione: per tutti l’imputazione è di aver acquistato o comunque ricevuto dai pescatori i frutti di mare che, come detto, sono una specie protetta e per i quali, quindi, è vietata la vendita. Tra gli acquirenti tanti privati cittadini, ma anche diversi titolari di pescherie e persino ristoratori.

Dopo la chiusura delle indagini, alcune delle persone coinvolte, hanno presentato memorie difensive ma non è bastato per convincere la procura ad archiviare le accuse: il pm Buccoliero ha così chiesto il rinvio a giudizio e ora sarà il giudice Francesco Maccagnano a celebrare l’udienza preliminare che, al netto di richieste di riti alternativi, dovrà decidere se prosciogliere l’imputati oppure mandarli a processo.

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