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«Non ho tracce della mia diversità, il mio passato non è stato lieve. Ho tanti ricordi della mia instabilità, le mie spalle hanno sete. Si è passati dall'inferno, nessuno se n’è accorto. Ero solo assieme alla paura, in punta di piedi e tenuta, con l’unica vera amica, con cui però facevo molta fatica. Il coraggio, è stata l’unica salvezza, col pianto violando ogni regola, sopportando gente di ogni bassezza. Ho sofferto molto e non pareva, nessuno mi credeva. Le carezze erano false, le umiliazioni erano tante. Vorrei scrivere molto per ogni cosa, questa però non è una prosa. Molte persone godevano di autoritarismo, mentre io, tuttodì, subivo il bullismo». Giuseppe Palmisano, ventitrè anni di Castellaneta, svela attraverso il nome d’arte di poeta la sua verità: Pif. «In questo termine è racchiusa tutta la mia forza con la quale ho dovuto sopportare e andare avanti inseguendo i miei sogni. Il nome Pif è scaturito dal fatto che quel piccolo dai capelli rossi che suonava il flauto veniva etichettato come “pifferaio”. Quell’epiteto andava di moda all’epoca e perciò decisi di modificarlo e di renderlo noto a tutti, così da potermi alleggerire un po’ dagli insulti e dalle botte che sopportavo ogni giorno».


Il ragazzino che dentro e fuori da scuola veniva sopraffatto, che quando tornava a casa «non era creduto dai suoi genitori e che solo col tempo ha trovato il coraggio di denunciare», adesso è membro della Giovane Orchestra Jonica in qualità di flautista e ottavinista, è un compositore dalla recente prima uscita discografica con l’ep Origin ed è autore di poesie, tributate a livello nazionale e internazionale. «La mia esistenza passata - spiega Palmisano alla Gazzetta - trascorsa terribilmente nel bullismo, mi ha portato a cambiare il mio modo di vivere nonché di evolvere, avendo una consapevolezza mentale a tal punto di decidere cos’è giusto e cos’è sbagliato. Cementato dagli studi, sono approdato al progetto che ho sempre desiderato: combattere il bullismo con la mia arte. Solo così posso riuscire a coinvolgere i ragazzi deboli come lo ero io. Ho subíto per otto lunghi anni per poi rifugiarmi sulla conoscenza del come queste persone potessero fare del male alle altre persone».
La creatività come antidoto alla violenza. La scoperta, Palmisano la fa inconsciamente ad otto anni, quando dice di «scoprire il mondo dell’arte» che lo poterà a collaborazioni importanti, come quella con il paroliere Mogol nel progetto «Opera Studio 2.0» e con la magica Amii Stewart attraverso l’iniziativa «Riempiamo il Silenzio» con l’orchestra virtuale diretta da Mike Applebaum. Tra la musica e la poesia, dunque, «attraverso cui - racconta - mi sfogo dinnanzi al mio passato».


La violenza fisica sopportata nel silenzio. Perché? «Ho sempre avuto difficoltà a trovare una soluzione in passato - risponde Palmisano - perché ero ingenuo e temevo delle conseguenze di dover rispondere a uno schiaffo o ad un’offesa. Se avessi reagito tempo fa, secondo me, non sarei quello che oggi sono. Una sola volta è capitato che mi sono immedesimato in quelli che mi picchiavano e solo ad avere quel comportamento, per difendermi, sono stato male per intere settimane. Essere diversi implica non accettazione o accettazione? Oppure essere diversi può cambiare il mondo? Mi chiedevo spesso questo, quando poi smisi di piangere e iniziai a studiare la Programmazione Neuro Linguistica e la psicologia in modo appassionato, proprio come mio nonno che non ho potuto conoscere data la sua scomparsa ai miei 5 anni».


Giunto al limite della vessazione, Giuseppe trova il coraggio di parlare del suo caso con la vicepreside e i docenti della scuola superiore. «Poco è servito - sottolinea - perché quegli educatori avevano loro stessi paura e verso di me non andavano oltre il compatimento». Tale inerzia, dopo anni, si tramuta in strumento di crescita per Giuseppe: «Consapevole oggi di essere un insegnante anche io, nessuno mai sarà in grado di ostacolarmi nel porre misure adeguate per individui che sminuiscono, che deridono e che ostacolano la vita ai loro simili, perché loro sono il problema, non lo siamo noi». La violenza subìta diventa la parabola della sua arte. Il messaggio è contenuto nel suo ep Origin, che racchiude l’attitudine alla conoscenza musicale planetaria di Palmisano, viaggiando dal deep house allo stile classico. «Il tema che affronta questo mio lavoro - spiega il musicista - è l’origine della Luna. Durante l’ascolto si viaggia all’interno di una sorta di “macchina del tempo” immaginando l’impatto tra Theia e la Terra. Una composizione musicale, quindi, che lascia spazio all’invenzione di suoni, caratteri e generi mischiati, immaginando i detriti, durante l’impatto con un pianeta così grande quanto Marte, che si raggruppano gradualmente nel dare origine alla Luna, mentre la Terra rimarrà per lo più intatta». Palmisano ha presentato Origin a Montréal, in via telematica durante il progetto di formazione «Ninnavita», in qualità di consigliere di amministrazione a scopo benefico, offrendo la sua esperienza. «Questo lavoro mi ha permesso di cogliere le onde vibrazionali della musica. Tra le tante testimonianze una più di tutte mi ha colpito, è quella di una signora dei cent’anni che di fronte all’ascolto del mio disco mi ha detto: “È come se io andassi in viaggio. All’inizio la musica è rilassante seguita da un’esplosione di energia improvvisa. Mi sono immedesimata ponendomi varie domande finché non ho raggiunto un bivio seguito da una vivacità musicale. Il finale è “nell’aria”. Però c’è speranza».

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