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Il processo

Mittal, Tar boccia ricorso in As su bonifica. Stop Acciaieria 1, Usb: 250 esuberi mascherati

Al centro della causa civile il ricorso cautelare d’urgenza per fermare l’addio di Arcelor Mittal. In serata deposito repliche commissari ex Ilva

Conte: «Mittal chiede 5000 esuberi, inaccettabile». Governo disponibile a discutere immunità

È atteso verso sera il deposito della memoria di repliche dei commissari dell’ex Ilva nella causa civile in corso a Milano con al centro il ricorso cautelare d’urgenza per fermare l’addio di Arcelor Mittal.

In tarda mattinata è avvenuta anche il deposito della memoria della Procura di Milano, intervenuta nella causa, che risponderà a quanto sostenuto dal gruppo franco indiano che aveva chiesto di estrometterla dal procedimento.

Nella memoria di replica con cui i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici e il Procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, titolari dell’inchiesta penale, ribattono alla richiesta, avanzata da Arcelor Mittal, della loro estromissione dalla causa civile, si sostiene che «il ricorso della Procura della Repubblica è pienamente ammissibile e coerente con i doveri dell’Ufficio» in quanto nel procedimento ci sono «interessi pubblici coinvolti sotto il profilo della tutela dell’ambiente, dell’occupazione, degli impianti strategici per l’economia nazionale».

In più, oltre a sottolineare che la memoria depositata dai legali della multinazionale lo scorso 16 dicembre al giudice civile Claudio Marangoni «è totalmente centrata sul provvedimento» del giudice monocratico di Taranto sull'Altoforno 2 poi annullato dal Tribunale del Riesame il 7 gennaio scorso, i pm sottolineano come la giurisprudenza riconosce "l'utilizzabilità degli elementi di prova» assunti nel corso del procedimento penale come «prova atipica, con pieno ingresso nel novero degli elementi valutabili dal giudicante» nel contenzioso civile.

STOP ACCIAIERIA 1 - I nuovi assetti produttivi - spiegano i sindacati - partiranno da giovedì 23 gennaio con l'Acciaieria 2 a pieno regime.
Parte della produzione della stessa Acciaieria 1 verrebbe spostata all’Acciaieria 2, «che passerebbe - spiegano le Rsu - dall’attuale regime di due convertitori a tre in marcia. L'azienda ha ribadito la necessità di mantenere i presidi per la quasi totalità della manutenzione e del personale necessario di esercizio per garantire, in entrambi i casi, la salvaguardia impiantistica propedeutica alla ripartenza dell’impianto».
Inoltre, aggiungono i sindacati, «una parte del personale di esercizio dell’Acciaieria 1, formato e informato, verrà impiegato in Acciaieria 2 a saturazione organico».
Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la propria «contrarietà a tale decisione aziendale in quanto ritengono che il momentaneo trasferimento della produzione sull'Acciaieria 2, rispetto all’attuale assetto di marcia, può creare possibili ripercussioni dal punto di vista della sicurezza e dell’ambiente». I sindacati ritengono «inaccettabile tale scelta da parte di ArcelorMittal in quanto, ad oggi, non vi è un piano industriale condiviso con il Governo e le organizzazioni sindacali» e pertanto chiedono «l'immediata sospensione dell’iniziativa unilaterale della multinazionale».

LE PAROLE DELL'USB - «Altri 250 esuberi mascherati dietro una crisi inesistente, è l’ennesima operazione speculativa di ArcelorMittal». Lo sostiene il coordinatore provinciale dell’Usb di Taranto, Francesco Rizzo, commentando la notizia della fermata dell’Acciaieria 1 dello stabilimento siderurgico di Taranto comunicata oggi dall’azienda. «La produzione - aggiunge - rimarrà inalterata, le uniche differenze saranno altri 250 dipendenti in cassa, probabili e sensibili ricadute sui lavoratori dell’appalto e un aumento delle emissioni derivante dalla marcia a 3 forni in Acciaieria 2. Il peggio è servito e il governo pare ancora intento ...a convincere Mittal». Secondo il coordinatore dell’Unione sindacale di base, «accordo di programma e riconversione economica rappresentano l’unica operazione sensata. L'alternativa è vivere perennemente sotto ricatto».

LO STOP DEL TAR SU RICORSO ILVA -  Il Tar del Lazio (Seconda sezione bis), ha respinto il ricorso presentato dai Commissari dell’Ilva in As per l’annullamento di provvedimenti del Ministero dell’Ambiente e di note di Arpa Puglia del giugno 2017 relative alla disciplina generale per la bonifica dei siti inquinati. Lo rende noto l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, spiegando che il Tar ha «sancito che il Piano ambientale adottato con DPCM 2017 non rappresenta uno strumento derogatorio; pertanto le attività di bonifica, come sempre sostenuto da Arpa Puglia, si devono svolgere nel rispetto delle norme più rigorose del Testo Unico dell’Ambiente».
I Commissari straordinari avevano impugnato i provvedimenti dell’Agenzia ambientale e del Ministero «rifiutandosi di adottare - sottolinea Arpa Puglia - la metodica ordinaria per la misurazione della concentrazione delle sostanze rilasciate nell’acqua di falda da questi materiali, sostenendone la non applicabilità (oltre che l’onerosità) in ragione dello 'statuto normativo specialè cui Ilva in As soggiacerebbe». Il Tar ha invece «riconosciuto - aggiunge l’Arpa - che 'dalla necessità di scongiurare ed allontanare ogni possibile pericolo di inquinamento della faldà emerge la piena e specifica competenza dell’Arpa ad esprimere quelle valutazioni». L’Agenzia sostiene inoltre che «questa significativa, quanto attesa, sentenza 'scongelà parte del complesso procedimento delle aree ex Ilva incluse nel Sito di interesse nazionale di Taranto e rimette in discussione gli esiti della ormai datata caratterizzazione eseguita tra il 2006 ed il 2007, che non teneva conto della presenza dei materiali di riporto e non fu mai completamente approvata in quanto anche essa oggetto di contenzioso amministrativo».

I SINDACATI - «ArcelorMittal continua a programmare assetti di marcia che vedono un ricorso molto elevato alla cassa integrazione, e a rallentare gli investimenti di ambientalizzazione». Così il segretario Generale Uilm, Rocco Palombella, commenta la decisione di ArcelorMittal di chiudere l'Acciaieria 1 del sito di Taranto fino al 31 marzo, con la conseguente cassa integrazione per 250 lavoratori. «Come abbiamo avuto modo di evidenziare nel corso di questi mesi - aggiunge - la sola continuità di marcia dell’altoforno 2 decisa lo scorso 7 gennaio non avrebbe modificato le quantità di ghisa prodotta e aumentato i livelli occupazionali e produttivi. Oggi a Taranto i tre altoforni hanno una marcia ridotta, vicina ai minimi storici, con meno di 4 milioni di tonnellate all’anno prodotte».
«Paradossalmente - evidenzia il leader Uilm - con tre altoforni in marcia si ferma l’Acciaieria 1, avendone già predeterminato nei mesi scorsi le condizioni fermando una linea di agglomerato. Non può essere sufficiente la temporanea marcia del treno lamiere, prevista dal prossimo 10 febbraio per quattro settimane, a far considerare positivamente il bilancio produttivo». «Tra qualche giorno - prosegue - scoppierà nuovamente il tema del mancato pagamento dello scaduto alle aziende dell’appalto». Per Palombella (rpt Palombella), «Governo e ArcelorMittal continuano a perdere tempo prezioso: la scadenza di fine gennaio è ormai imminente e si continuano a prefigurare, attraverso organi di stampa, assetti societari che aumentano le nostre preoccupazioni». «Ilva, Alitalia, Whirlpool - conclude - ancora una volta tre grandi vertenze che continuano a rimanere drammaticamente irrisolte»

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