Venerdì 25 Settembre 2020 | 15:43

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Mentre Governo e ArcelorMittal tentano di individuare un percorso condivisibile per arrivare a un nuovo accordo sul turnaround dell’ex Ilva, tutti gli stabilimenti dell’ultimo colosso siderurgico italiano, sono fermi per lo sciopero indetto dai sindacati. E una tegola arriva in serata: il giudice rigetta la richiesta di proroga per l’attività dell’Afo2 avanzata dai commissari al tribunale di Taranto. Questo tradotto vuol dire il possibile inizio delle operazioni di fermata degli impianti dal 13 dicembre. Anche se c'è un ulteriore spiraglio: fare ricorso al Tribunale del riesame.

Intanto lo sciopero proclamato da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm ha ottenuto adesioni che in alcuni casi sono del 100%, con il 90% a Taranto e l’80% a Genova e Novi Ligure. Lo sciopero è iniziato alle 23 di ieri e si concluderà alle 7 di domani. Il messaggio dei sindacati a Governo e ArcelorMittal è sempre lo stesso «no esuberi». Mentre Confindustria Taranto chiede al Governo di prevedere una «No tax Area» per l’area di Taranto.

La decisione del Tribunale di Taranto sull'uso dell’Altoforno 2, arriva dopo una serie di sequestri e dissequestri nell’inchiesta sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella. I commissari chiedevano un anno di tempo per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata. La decisione è del giudice Francesco Maccagnano, dinanzi al quale si svolge il processo sulla morte di Morricella, che si esprimerà tra l’11 e il 12 dicembre.

Da parte del Governo, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri, intercettato davanti a Palazzo Chigi assicura a chi ha manifestato a Taranto: che in manovra è stato «approvato un fondo apposito» per sostenere il piano di sviluppo di Taranto. Quanto all’Ilva, ha aggiunto: «stiamo definendo un piano molto ambizioso per il rilancio di Ilva e delle acciaierie, nel segno della sostenibilità e del lavoro». Il ministro Stefano Patuanelli ribadisce l’obiettivo del Governo di fare dell’Ilva di Taranto «il primo esempio europeo di una riconversione sostenibile del siderurgico. Lo stato vuole poter entrare nello stabilimento - ha aggiunto dai microfoni di Radiouno - per controllare e garantire non solo la produzione ma anche le modalità di produzione e il rispetto dell’ambiente».

Dal Governo i sindacati si aspettano «una decisione chiara e netta sul risanamento ambientale, sulla tutela e garanzia dei livelli occupazionali e la continuità produttiva. Con o senza ArcelorMittal», dice il segretario generale della Uilm Rocco Palombella. I sindacati non si fidano di ArcelorMittal perché, dicono, «è gravemente inadempiente rispetto all’accordo del 2018, e al Governo chiedono «una linea chiara».

La ricerca di creare un percorso definito è l’impegno di questi giorni nei contatti quotidiani fra Mise-ArcelorMittal-Commissari e fra i due ministeri ai quali il premier Conte ha affidato il compito di trovare una soluzione che, sembra ormai acquisito, avrà una presenza dello Stato con una quota che permetta un controllo sull'effettiva realizzazione del piano. Il Piano di risanamento e sviluppo, che si sta delineando, avrà una rete di protezione occupazionale di almeno 5 anni e vedrebbe l’Ilva di Taranto come parte essenziale di un più ampio piano di rilancio della città e dell’area di Taranto.

EMILIANO: EVENTUALE CHIUSURA COSTEREBBE CIRCA 20 MILIARDI - Costerebbe circa 20 miliardi di euro in 15 anni l’eventuale scelta di chiudere l’ex Ilva di Taranto, bonificare le aree e 'ricondizionare' il sito produttivo per poter affrontare anche la questione occupazionale di un impianto siderurgico che oggi impiega circa 15mila lavoratori, circa 6mila dei quali nell’indotto. Lo ha detto in sostanza il governatore della Puglia, Michele Emiliano, rispondendo a domande alla trasmissione televisiva Tagadà dell’emittente La7. "Questo è il calcolo che abbiamo fatto», ha precisato.
Emiliano ha sottolineato anche che il calcolo è stato compiuto nel vagliare diverse ipotesi per affrontare la vertenza ex Ilva. Se il siderurgico «dovesse invece continuare a funzionare, la Regione Puglia si è espressa da tempo per la decarbonizzazione. Una volta ci prendevano in giro per la decarbonizzazione, ora invece - ha aggiunto - pare che il Governo sia orientato a questa scelta».

CANTIERE TARANTO: CONFINDUSTRIA A GOVERNO, NO TAX AREA - «Portare avanti la No Tax Area, già ipotizzata dal sindaco, per tutto il territorio jonico; adottare misure legislative e fiscali di carattere straordinario che pongano le condizioni, oltre che per i complessi processi di bonifica, per una riconversione socio-culturale, di infrastrutturazione e ambientalizzazione del territorio». Così Confindustria Taranto, in una lettera al Governo con le proposte, anche un piano dell’indotto ex Ilva - ora gestita da Arcelor Mittal - per il 'Cantiere' lanciato le scorse settimane dal premier Conte. 

«Rilanciamo il nostro appello al presidente del Consiglio ad esserci tutti, con le nostre idee e le nostre proposte, in quel Cantiere che in questi giorni il Governo sta allestendo per Taranto, e rinnoviamo la proposta di mettere a fattor comune le istanze che arrivano dagli enti, dalle associazioni, dagli ordini professionali del territorio». Il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, lo sottolinea nella lettera aperta indirizzata al premier «e ai ministri a vario titolo coinvolti» dal 'Cantiere Tarantò.
«In questi giorni, in cui la questione dell’ex Ilva - aggiunge - è ancora una volta costantemente alla ribalta locale e nazionale, un dato emerge, preponderante, su tutti: la città vuole partecipare al progetto di ricostruzione e riconversione della grande fabbrica, o perlomeno valutarne da vicino le fasi di riorganizzazione complessiva».
Fra le proposte che presenterà Confindustria Taranto «c'è, tra le altre, quella di uno specifico progetto 'Indotto Taranto' - spiega Marinaro - finalizzato alla definizione di un modello trasparente e sostenibile di relazioni tra fabbrica e sistema produttivo dell’indotto territoriale che preveda la creazione di un sistema di qualificazione dei fornitori incentrato su concrete specializzazioni produttive, compliance e legalità».

FURLAN (CISL), MOBILITAZIONE FINCHÈ NON AVREMO RISPOSTE - «Finché non avremo le risposte alle questioni che un anno fa abbiamo aperto insieme, noi continueremo nella mobitazione, nella nostra lotta. Non ci bastano i cambiamenti di modi, abbiamo bisogno di risposte». Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, dal palco della manifestazione con Cgil e Uil per il lavoro. «In un anno non è cambiato nulla. Abbiamo bisogno di chiudere le vertenze aperte, 160 a cui ogni giorno se ne aggiunge una, di togliere dall’incertezza oltre trecentomila lavoratori e lavoratrici. Il clima è un pò peggiorato, altro che migliorato".

«Abbiamo bisogno di risposte a partire da Ilva, Alitalia, Whirlpool, Mercatone uno: in tutti i settori abbiamo vertenze aperte con minacce o veri e propri licenziamenti di migliaia e migliaia di uomini e donne. Mai così in basso. Vogliamo che queste vengano risolte e vogliamo dare un messaggio chiaro alle multinazionali: non si viene in questo Paese a fare shopping e poi a buttare via imprese e chi ci lavora dentro». Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, rimarcando dalla piazza della manifestazione unitaria che «gli accordi non sono carta straccia». Furlan manda anche «un messaggio chiaro al governo e alla politica: basta mettere le imprese al centro delle liti interne ai partiti e alla maggioranza. Ci vuole serietà in queste cose, quella che finora è sempre mancata».

LANDINI (CGIL): SERVE CAMBIAMENTO, UNITI CE LA FAREMO - «Il mondo del lavoro unito chiede il cambiamento del Paese: si mettano in testa che non si cambia senza e contro i lavoratori. Noi non abbiamo paura, non ci rassegniamo e andiamo avanti finché non otteniamo risultati. Uniti ce la possiamo fare». Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dal palco della manifestazione nazionale unitaria «per il lavoro» in corso in piazza Santi Apostoli a Roma.

PER IL MOMENTO A TARANTO NESSUNA OCCUPAZIONE - Un piccolo gruppo di manifestanti al sit in di Taranto avrebbe voluto occupare gli uffici della direzione ArcelorMittal, presidiata da un cordone della Digos e della Guardia di Finanza, ma la maggioranza ha deciso, anche grazie alla mediazione del segretario nazionale dell’Usb, Sergio Bellavita, che sarà una prossima assemblea a valutare eventuali altre forme di mobilitazione. Questa assemblea potrebbe tenersi venerdì, dopo l’incontro di giovedì in programma al Mise, presieduto dal ministro Patuanelli, con le organizzazioni sindacali e i Commissari dell’Ilva in As.
«Il governo non ceda ai ricatti - incalza Usb a Taranto con associazioni e comitati - Mittal se ne deve andare. Non vogliamo alcun accordo. La fabbrica va chiusa perché uccide e non può essere risanata». Il sitin Usb a Taranto è in concomitanza con la manifestazione nazionale a Roma. «Questa - rilevano - deve essere una battaglia comune. Non ci devono essere divisioni tra cittadini e lavoratori. Gli operai possono essere reimpiegati».

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