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TARANTO - Caso «Boc», fissata per il 7 maggio 2019 una nuova udienza. È questo l’esito del round giudiziario che ieri mattina, nella sede della Corte d’Appello di Lecce, ha visto contrapposti i legali di Intesa Sanpaolo e quelli del Comune di Taranto (erano presenti Andrea Sticchi Damiani e Ulisse Correa). All’appuntamento davanti ai giudici di secondo grado si è presentato anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. L’Amministrazione comunale ha sottolineato l’importanza di accelerare il più possibile il pronunciamento da parte del giudice, in considerazione del fatto che il Municipio ha l’esigenza di avere tutti gli elementi con certezza per poter così redigere, nella maniera più precisa, il suo bilancio. E superare così le obiezioni del collegio dei Revisori dei conti che, peraltro, nell’ultimo parere espresso avevano sottolineato negativamente il mancato accantonamento da parte del Municipio di risorse finanziarie per fronteggiare la vicenda Boc.

In apertura di udienza, da quel che risulta alla Gazzetta, i legali delle parti in causa hanno comunicato al giudice che non è stata definita alcuna transazione considerato che resta tra il Comune e l’istituto di credito una distanza piuttosto evidente. È ragionevole, a questo punto, ipotizzare che il 7 maggio si tenga (forse) l’ultima udienza e che la sentenza venga emessa tra la fine del 2019 e il primo trimestre (o semestre) del 2020. Non prima, dunque.

Ma come si era conclusa a maggio la precedente udienza in Appello? I legali di Intesa Sanpaolo avevano richiesto un rinvio proprio per avere il tempo di formulare una proposta al Comune di Taranto per arrivare così alla definizione di una transazione. Si era, in effetti, conclusa così la prima udienza del procedimento civile tra l’Amministrazione comunale e l’istituto di credito.
Del resto, con l’ordinanza del 21 ottobre 2017 era stata proprio la Corte di Cassazione a rinviare in Appello ogni decisione sulla restituzione delle somme versate nel 2004 dopo la sottoscrizione di un prestito obbligazionario da 250 milioni di euro. Che, però, la Suprema Corte aveva già definito «nullo». In realtà, al netto del calcolo degli interessi, in linea teorica il Comune dovrebbe restituire 210 milioni di euro, ma in seguito al pronunciamento della Suprema Corte questo rischio ha perso notevolmente quota.

E così, gli avvocati della banca avevano chiesto del tempo per poter formulare all’Amministrazione Melucci una proposta transattiva. E il presidente della cosiddetta sezione Promiscua della Corte d’Appello di Lecce, Maurizio Petrelli, aveva concesso un rinvio tecnico.
La strada, però, era molto stretta. E, infatti, l’ipotesi è naufragata. Il motivo? Vale la pena di ricordare che prima di tutto, tre anni e mezzo fa ormai, l’Organismo straordinario di liquidazione (Osl) aveva già proposto all’istituto di credito un accordo sulla base di 44 milioni di euro, ma quell’intesa fu respinta.

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