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Sulla vendita ad Arcelor MittaL

Ilva, Di Maio: «Hanno fatto un pasticcio. Al via indagine»
Emiliano: Anac ci ha dato ragione

Anac aveva rilevato «Criticità in gara, ma stop spetta a governo».

Ilva

Lo stabilimento Ilva

ROMA - «Un pasticcio fatto dallo Stato giocando con la salute delle persone» un pasticcio sul quale "avviare un indagine» per capire «chi non ha sorvegliato» e «di chi sono le responsabilità specifiche». E’ venerdì mattina, Luigi Di Maio, riferisce in Parlamento sull'Ilva all’indomani della lettera con cui l’Autorità Anticorruzione ha bocciato la gara per l’aggiudicazione del gruppo siderurgico. C'è in gioco il destino dell’1% del Pil italiano insieme al risanamento non più procrastinabile dell’acciaieria più grande e inquinata d’Europa.

Di Maio potrebbe annunciare lo stop della vendita e la riapertura di una nuova gara. Ma è venerdì mattina e molti deputati sono partiti per il week end. L’Aula è vuota, deserta, anche i giovani neo eletti di M5s e di Lega svaniti. Ma la polemica politica si scatena ugualmente e interviene anche Arcelor Mittal per confermare che sta lavorando al miglioramento dell’offerta e per confermare la propria correttezza ma anche la solidità della propria proposta «che non teme confronti».

La giornata parte con Di Maio. «E' stato leso il principio della concorrenza» scandisce il vicepremier, ma non è ai parlamentari che parla, piuttosto alle migliaia di persone che lo ascoltano in streaming, e a quelli che lo riascolteranno sui social. Tanti da Taranto. Le criticità confermate dall’Anac "sono un macigni, sono gravissime». Di Maio spiega, piano e chiaro che pure un bambino capirebbe, come, di fatto, in quella procedura le regole del gioco sono state cambiate in corsa. "Quando il 5 gennaio è stata bandita la gara - spiega - chi voleva partecipare doveva fare un’offerta che doveva prevedere un piano ambientale entro il 31 dicembre dello stesso anno. Impresa titanica», poi una volta scaduti i termini (cioè chiuse le porte ad altri concorrenti)
«Il piano ambientale - ricorda - è stato posticipato» e non di 6 mesi, ma di ben 7 anni. «Se questo termine, il 2023, fosse stato previsto fin dall’inizio, avremmo potuto avere molte più offerte e tutte migliori, compresa quella di Arcelor». Di Maio punta anche il dito sulla cattiva disciplina dei rilanci. E sulla scelta di dare un punteggio maggiore all’offerta economica, rispetto all’offerta ambientale o al piano occupazionale.

«Se la gara non ha messo al centro il massimo delle tutele occupazionali, delle tutele ambientali e delle tutele per la salute, chi ha fatto questa procedura ne risponderà politicamente» attacca, senza nominarlo, il suo predecessore Carlo Calenda. E annuncia quindi «un’indagine interna al Mise" dedicandola «ai cittadini del quartiere Tamburi» le prime vittime di tante proroghe. Ma adesso, lo ammette anche Di Maio, "il tempo è poco».
Le repliche non tardano ad arrivare soprattutto da Carlo Calenda che cerca di riportare il dibattuto al punto: «Caro Di Maio - cinguetta - assumiti la responsabilità di annullare la gara se la ritieni viziata» rivendicando a sè la responsabilità della procedura e difendendo i funzionari del Mise. Ricorda poi, sui rilanci, di aver chiesto il parere dell’Avvocatura dello Stato, ma sulle proroghe dei termini ammette: «quando la gara si profilava più lunga abbiamo spostato il termine con l’accordo delle due parti» rimaste.

Soddisfatto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha ribadito il rapporto di fiducia con il nuovo ministro dello sviluppo economico «Mi auguro - ha continuato- che il ministro Di Maio prenda la decisione giusta per tutelare innanzitutto la salute dei miei concittadini è anche le esigenze produttive del Paese che ovviamente vanno tenute in grande attenzione». In serata è intervenuta anche ArcelorMittal con una nota, rivendicando la propria «correttezza, impegno e dedizione» e di aver «ottemperato» a tutte le «leggi italiane ed europee». Conferma di voler presentare «nei prossimi giorni» una «proposta migliorativa» che incrementerà «il piano ambientale e quello occupazionale» fiduciosa che «tutte le parti, compresi i sindacati, ne rimarranno soddisfatte».

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LA NOTIZIA DI IERI - Ci sono criticità nell’iter della gara per la cessione dell’Ilva ma la valutazione dello stop della procedura può essere valutato solo dal Ministero dello Sviluppo nel caso in cui, come prevede la legge, esista un interesse pubblico specifico all’annullamento. L’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha risposto in pochi giorni, con una lettera di sette pagine che l’ANSA ha potuto visionare, alla richiesta del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio di valutare la procedura della vendita dell’Ilva ad Arcelor Mittal.

La palla torna nel campo del governo che non perde tempo. Subito il vice premier, Luigi Di Maio, convoca una riunione straordinaria a Palazzo Chigi e riferisce al premier Giuseppe Conte. «E' per valutare i successivi passi da compiere», fa sapere il ministro che domani andrà alla Camera per rispondere ad una interpellanza in aula. Anche il presidente del Consiglio lascia trasparire preoccupazione e attribuisce al dossier la massima priorità proprio in considerazione delle criticità emerse. Chiede trasparenza, invece, l’ex ministro Carlo Calenda che chiede la pubblicazione della lettera e spiega che rilanci non erano possibili.

L’esame dell’Anac è puntuale sui tre aspetti evidenziati dalla richiesta del ministero dello Sviluppo, che era partita dalla segnalazione del governatore pugliese Michele Emiliano. Il check riguarda il rinvio del piano ambientale, le scadenze intermedie di attuazione, i mancati rilanci finali. Ma l’Anac spiega prima la propria competenza legata al fatto che la procedura, benché esclusa dal Codice degli appalti, prevede l'obbligo di procedure improntate al rispetto dei principi di parità di trattamento, trasparenza e non discriminazione. Tutti principi che l’Autorità è deputata a tutelare.
Il primo passaggio riguarda il piano ambientale. L’aver deciso il rinvio dopo che la rosa dei «pretendenti» si era ridotta a due e si era passati alla offerte vincolate, secondo l'Anac, ha senza dubbio modificato il quadro economico: il periodo più lungo di addirittura sei anni avrebbe potuto spingere più imprese a partecipare alla competizione, aumentato il livello di concorrenza e la qualità delle offerte.

Il nodo più spinoso riguarda però le scadenze intermedie che non solo slittate e che erano vincolanti. L’Anac spiega che in punta di diritto il mancato integrale adeguamento alle prescrizioni fissate dal ministero potrebbe essere sanzionata con l’esclusione dalla gara. Ma la valutazione spetta al Mise. Ci sono poi i rilanci finali, che - secondo l’Autorità - non erano disciplinati in modo dettagliato e, invece, avrebbero potuto portare più soldi nelle casse dello Stato.

Insomma le criticità non mancano. Ma - dice chiaramente l'Anac - la valutazione se ricorrere ad un annullamento spetta solo al ministero dello Sviluppo, valutando l’interesse pubblico. Ma di certo l’analisi dell’autorità indipendente sono destinate a pesare sulla trattativa, che dopo essersi arenata, era ora ripresa e vedeva i commissari al lavoro con Arcelor Mittal per migliorare l’offerta sia sotto l’aspetto ambientale sia sul fronte dell’occupazione

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