Sabato 21 Marzo 2026 | 19:01

Quando la prostata di Fido non funziona

Quando la prostata di Fido non funziona

Quando la prostata di Fido non funziona

 
Marco Smaldone

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Marco Smaldone

cane antidroga

La malattia tende spesso a diventare recidiva, quindi la chirurgia rimane la migliore risoluzione

Sabato 21 Marzo 2026, 16:48

Come può succedere a noi di soffrire di affezioni prostatiche altrettanto capita anche per i nostri fedeli amici a quattro zampe. Prima di parlare delle malattie prostatiche che purtroppo spesso affliggono Fido, evidenzierò le caratteristiche anatomiche di questo organo oltre a comprenderne la funzione. Si tratta di una ghiandola molto simile a quella dell’uomo, la sua attività è regolata dal testosterone, ormone elaborato dai testicoli. E’ una ghiandola sessuale accessoria che produce il liquido seminale.

Fluido piuttosto denso e di colore chiaro, importante frazione dello sperma, che protegge gli spermatozoi oltre a favorire la giusta motilità degli stessi, che permette loro di poter raggiungere gli ovuli e fecondarli. È un organo di piccole dimensioni, in un cane adulto e sano la sua grandezza varia: per quelli di piccola taglia è quanto una mandorla, mentre per quelli di media e grande taglia di una piccola noce. Alloggia nella parte finale della cavità addominale ed è di forma ovale e globosa e appare suddivisa in due lobi da una linea mediana. Si tratta di una struttura che avvolge completamente l’uretra nel tratto del collo della vescica ed è in posizione parallela al retto e in prossimità dello sfintere anale. Adesso parleremo “dell’Ipertrofia Prostatica Benigna del Cane” (IPB), evidenziando le cause, i sintomi e come curarla. Una doverosa premessa: nel gatto questa patologia è quasi del tutto inesistente e quando capita colpisce solo i soggetti anziani e non sterilizzati. Per il cane di solito si tratta di una malattia benigna, ovvero di un ingrossamento non tumorale e verso una certa età viene considerato un disturbo fisiologico comune a carico della prostata nel cane. Comincia dopo i cinque anni, e per questo rappresenta una naturale conseguenza dell’invecchiamento. Tutto è causato dagli ormoni sessuali (androgeni/estrogeni), che con l’avanzare dell’età determinano uno squilibrio che causano l’aumento di volume simmetrico della ghiandola. Questo è dovuto a una proliferazione cellulare che spesso formano anche delle piccole sacche di liquido (cisti prostatiche) all’interno della ghiandola; realtà che colpisce fino all’ottanta per cento i cani maschi non sterilizzati e non più giovanissimi. Quando le alterazioni a carico di questa ghiandola diventano severe compaiono i sintomi, che vengono manifestati con la presenza spontanea di alcune goccioline di sangue dal pene, presenti ad intermittenza e a distanza della normale minzione. Sangue che viene rilevato sul pelo intorno al prepuzio, oltre che sulle zampe posteriori e anche sul pavimento dove il cane staziona.

Questo inconveniente si verifica quando alcune delle cisti prostatiche si rompono. Un altro sintomo quasi sempre concomitante è la difficoltà di urinare e anche di defecare. Quasi tutti i cani affetti da questo male rimangono a lungo accovacciati nella posizione di defecare senza riuscirci. Questo perché lo stimolo non è generato dall’impellenza di dover defecare ma dai dolori, spesso lancinanti, provenienti dalla prostata infiammata. Questo succede anche durante l’atto di urinare, che rimangono a lungo con la zampa posteriore sospesa in alto, e aggiungo che in entrambi le circostanze a seguito dei fortissimi dolori spesso emettono anche dei gemiti. Queste manifestazioni devono allertare i padroni e quindi di andare al più presto dal veterinario per una diagnosi e le doverose cure del caso.

La visita consiste nell’eseguire un esame rettale per palpare la prostata attraverso il retto, affinché poter valutare le condizioni dell’organo e capire se è ingrossata, asimmetrica e anche dolente. Per confermare un’eventuale gravità della malattia si procede approfondendo con indagini strumentali, come: controllo ecografico ed esame radiografico. Si può anche procedere all’esame culturale delle urine o dell’aspirato prostatico che forniranno ulteriori informazioni dell’ipertrofia prostatica e questo al fine di capire se può essere dovuto anche a qualche altro processo patologico, come: infezione o tumori . Terapia: la soluzione più rapida ed efficace per curare “l’ipertrofia prostatica benigna del cane”, è certamente la castrazione, che in tempi molto brevi riesce efficacemente a ridurre le anomali dimensioni della ghiandola ammalata. L’involuzione prostatica in questo modo è rapida, in circa un mese si riesce a ridurla di circa il 50% e del 75% entro i due mesi. L’alternativa: nel caso in cui l’intervento chirurgico non fosse possibile si deve ricorrere alla terapia farmacologica, con l’uso di “FINASTERIDE”. Si tratta comunque di una terapia non risolutiva perché con la sospensione la malattia tende a recidivare, quindi la chirurgia rimane la migliore risoluzione.

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