L’epilessia è una patologia neurologica spesso di origine sconosciuta per questo in molti casi definita idiopatica (senza una causa apparente) e colpisce soprattutto il cane poiché rara nel gatto. Le cause delle malattie epilettiche vengono raggruppate in tre categorie: genetica, metabolica/ strutturale e di origine sconosciuta. Si manifestano con crisi convulsive involontarie, provocate da un’attività cerebrale disordinata che causano eventi improvvisi e transitori, dovuti ad una patologia neurologica cronica con persistente predisposizione a sviluppare nuove crisi epilettiche nel tempo. In base alla frequenza vengono distinte in singole (quando l’intervallo tra una crisi e l’altra è maggiore di 24 ore) ed a grappolo (quando l’intervallo tra una crisi e l’altra è inferiore alle 24 ore). Le crisi epilettiche in rapporto al tipo di manifestazione vengono distinte in crisi «focali» ed in crisi «generalizzate».
Le prime hanno origine da un solo emisfero cerebrale e per questo di solito più lievi. Quando invece le crisi sin dall’esordio coinvolgono estese strutture cerebrali le crisi sono più intense e prolungate e per questo generalizzate. Le crisi si distinguono in quelle di tipo atoniche come quelle di natura «sincopali», dovute ad una repentina perdita del tono degli arti e del corpo che si affloscia come in una forma di svenimento. E poi ci sono le crisi toniche, cloniche e tonico-cloniche, i sintomi in questi casi sono diametralmente opposti, infatti cè rigidità e ipertono muscolare tipiche delle crisi epilettiche. Come si manifestano le crisi epilettiche?
L’epilessia si può manifestare con crisi parziali focali in cui si evidenziano movimenti anomali localizzati come arti rigidi e andatura steppante con comportamenti strani come confusione e paura ma senza perdita di coscienza o solo parziale. Al contrario nell’epilessia idiopatica si hanno attacchi convulsivi generalizzati: il cosiddetto grande male epilettico. Possono presentarsi sia durante la veglia che nel sonno ed in alcuni casi sono precedute dalla cosiddetta «aurea epilettica», caratterizzata da irrequietezza ed irritabilità.
Esordiscono inaspettatamente e con un’improvvisa perdita della coscienza, ipertonia muscolare generalizzata, accompagnata da opistotomo (testa fortemente retratta) ed immediata caduta del paziente a terra e di solito in posizione laterale. Seguono contrazioni tonico cloniche pseudoritmiche con spasmi violenti che di solito si esauriscono dopo pochi secondi o alcuni minuti. Durante le crisi c’è scialorrea (abbondante salivazione), causata dalla forte eccitazione e dall’impossibilità di deglutizione della saliva. C’è inoltre midriasi (dilatazione delle pupille) ed è frequente la perdita di feci e di urine. Il tutto accompagnato da un forsennato movimento degli arti come di pedalamento. Finite le convulsioni il paziente compie una inspirazione profonda con ripristino della respirazione normale. Gli attacchi però possono anche ripetersi ad intervalli brevi e senza il ritorno della coscienza. Le crisi idiopatiche di solito compaiono tra il primo ed il terzo anno di età e colpiscono particolarmente alcune razze, come: Volpino, Bassotto, Boxer, Pastore tedesco, Cocker spaniel, Barboncini, Colli ed anche meticci. Si tratta di solito di una malattia inguaribile che può durare tutta la vita con crisi che si ripetono a distanza di tempo diversi oppure fissi.
L’impegno diagnostico è il riconoscere le cause dell’epilessia per cui sono necessari test di patologia clinica, quali l’esame cefalorachidiano, esami del sangue, tossicologici, radiografici e risonanza magnetica. La prognosi è sempre riservata ed infausta nei casi di epilessia causata da tumori cerebrali. La terapia: è soprattutto sintomatica. Si avvale di farmaci anticonvulsivanti in primis del Fenobarbital (Barbiturico), che è il farmaco di scelta nel cane nel gatto. Ne riduce l’eccitabilità dei neuroni ed innalza la soglia convulsivante. La dose terapeutica iniziale del cane è di 2 / 4 mg per chilogrammo di peso corporeo per bocca. Va divisa in due somministrazioni giornaliere con possibili successivi aumenti quando ritenuti opportune dal veterinario. Altro anticonvulsivante importante è il Primidone, ma non indicato nel gatto.
Altra ottima molecola per i soggetti epilettici è il Diazepan (Valium), disponibile in fiale da 10 mg e compresse. Viene praticato per via endovenosa per far cessare le crisi convulsive prolungate oltre a rilevarsi molto utile per curare le convulsioni secondarie. Trattandosi di una malattia cronica e di terapia a lungo termine è necessario determinare ogni due o tre mesi la concentrazione sierica del farmaco utilizzato perché si potrebbero avere effetti epatotossici. Per questo bisogna effettuare un profilo organo-metabolico del fegato ed il controllo del fenobarbital. Quando la terapia antiepilettica non riesce a controllare il quadro clinico si può aggiungere il Bromuro di potassio (10 mg per chilogrammo). Concludendo devo dire che i casi di guarigione di questa malattia sono molto rari e per questo la terapia va continuata a vita, eccezion fatta per quei rarissimi casi che non hanno avuto più crisi da almeno un anno.
















