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Ucraina

Diplomazie di nuovo al lavoro per un vertice Kiev-Mosca

Diplomazie di nuovo al lavoro per un vertice Kiev-Mosca

Zelensky, Erdogan e Guterres a dialogo ma gli spazi di manovra sono stretti

19 Agosto 2022

Dorella Cianci

Il fronte della diplomazia tenta di ricompattarsi a Leopoli, mentre, per le strade della bella città dell’ovest, decine di parenti di cittadini ucraini, deportati e imprigionati in Russia, hanno organizzato una significativa protesta, proprio nei luoghi dove il presidente Zelensky ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres e il presidente turco Erdogan. I manifestanti hanno alzato striscioni, denunciando la mancanza di azione delle organizzazioni internazionali, anche se, proprio in queste ore, Mosca avrebbe detto che è impegnata in una «trattativa tranquilla» sui prigionieri, come riportato anche dal Guardian. Una giornalista di Al Jazeera ha riferito che Guterres, appena arrivato in città, ha voluto visitare l’università, dove ha parlato, con intenso ed elevato valore simbolico, del ruolo che i legislatori ucraini hanno svolto storicamente nella stesura del diritto umanitario internazionale nella Carta delle Nazioni Unite.

Fonti di stampa turche, invece, riferiscono come si stia tentando di organizzare un incontro fra Mosca e Kiev, nella speranza di riprendere il dialogo. L’incontro nell’ovest ucraino di ieri è decisamente simbolico e arriva dopo alcune indiscrezioni, girate soprattutto fra le principali organizzazioni umanitarie internazionali e l’intelligence britannica: «Il fronte delle trattative di pace è ancora segreto - si era detto - ma non totalmente dormiente». Queste fonti avevano decisamente messo l’accento sulla spaccatura all’interno dei fedelissimi del presidente ucraino, che ieri è apparso (meglio esser prudenti rispetto a quest’affermazione!) disposto a riprendere i tavoli diplomatici con il Cremlino, soprattutto dopo le speranze venute meno nella seconda città più importante dell’Ucraina, Kharkiv, duramente e nuovamente colpita in questi giorni di agosto.

Erdogan ora gioca il ruolo chiave, mantenendo quella posizione di nemico-amico di Putin, pronto fare affari con gli ucraini per smarcarsi dagli Usa, senza per questo chiudere le porte alla Russia. Le sue pressioni, anche molto marcate, potrebbero risultare significative per Mosca, che già guarda alla Turchia con preoccupazione sia rispetto al mondo musulmano sia rispetto al predominio sul Caucaso. Più che condivisibili le affermazioni di Enrico Magnani: «Putin e Erdoğan non hanno sviluppato alcuna affinità personale, rivelando che entrambi sono consapevoli dei reciproci e distinti progetti, punti di vista e percezioni e della natura simile e antidemocratica dei due paesi. Questa, anche debole, amicizia non è, e probabilmente non sarà, la base dell’avvicinamento ideologico, anche se i due Paesi sono segnati da un approccio autoritario. […] Uno dei principali elementi di sfiducia di Mosca è la vicinanza di Erdoğan (e in molti casi con un sostegno reale, come in Siria e Libia) alla galassia dei gruppi della Fratellanza Musulmana. Questi gruppi sono banditi in Russia e Mosca monitora da vicino le loro attività, specialmente nelle aree popolate da musulmani del Caucaso e dell’Asia centrale; Putin è pienamente consapevole delle ambizioni del leader turco di guidare il mondo musulmano». Che dire? Entrambi non si fidano l’uno dell’altro, ma condividono una visione del potere molto simile, che potrebbe paradossalmente aiutare, in questo momento, a distendere i rapporti con l’Ucraina (a patto che questa interrompa ogni provocazione in Crimea, secondo quanto emerso dalla delegazione turca), marginalizzando gli Usa.

Zelensky, poi, ha dichiarato su Telegram che Guterres ha prestato particolare attenzione al «ricatto nucleare» della Russia presso la centrale di Zaporizhzhia. «Questo terrore deliberato da parte dell’aggressore può avere conseguenze catastrofiche globali per il mondo intero. Pertanto, l’ONU deve garantire la sicurezza di questo oggetto strategico, la sua smilitarizzazione e la completa liberazione dalle truppe russe». In tal senso, il turco Erdogan potrebbe ottenere buoni risultati facendo leva sulle ambizioni di Putin, mettendo al sicuro la centrale del sud ucraino e elargendo accordi fruttuosi sull’energia turco-russa della centrale nucleare di Akkuyu, dove sono in programma ottimi affari di investitori russi, impegnati nel finanziamento per un buon 93%. Anche sul versante del grano Istanbul continua ad assumere un ruolo significativo.

E intanto è sempre più chiaro agli osservatori internazionali che la ricerca della pace oltrepassa la visione utopica di questa e si nutre della dialettica delle convenienze, dei rapporti commerciali, degli scambi interessati (e poco chiari). Ma che fare? La ricerca della pace perfetta non può avere senso al momento e probabilmente neanche esiste, stando alla lezione di Hume.

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