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Celle e il filo rosso delle radici possenti

Celle e il filo rosso delle radici possenti

Celle Ren, il piccolo canadese cui è stata conferita giorni fa la cittadinanza onoraria

21 Agosto 2022

Rossella Palmieri

Diceva il grande scrittore francese Rabelais che il bambino è un fuoco da accendere. E quale fuoco più sacro di una terra apparentemente lontana, ma che ha dato i natali al suo bisnonno? Sembra davvero una favola quella di Celle Ren, il piccolo canadese – compirà un anno il 21 dicembre – cui è stata conferita giorni fa la cittadinanza onoraria del comune di Celle di San Vito. Celle di nome, Celle come questo piccolo comune che con i suoi 150 abitanti si affaccia sui Monti Dauni. Poco meno di un secolo divide questo bambino dal suo bisnonno Leonardo, nativo di Celle, che dopo un anno di matrimonio con la sua Lucia si trasferì in Canada, a sud est dell’Ontario. A raccontarla così sembra soltanto una cartolina sbiadita; e invece la storia si è vivificata grazie ai genitori canadesi di Celle, Josh e Marshneill, che hanno deciso di chiamare così loro figlio. Combinazione, se mai esiste il caso ma un fil rouge di circostanze saldamente intrecciate, questi stimati professionisti avevano acquistato qui le loro fedi nuziali.

Solo poco tempo prima, era il 2014, avevano visitato Celle di cui la bella Marshneill si era innamorata: con emozione ha raccontato del calore e dell’accoglienza di questo paese che ora, grazie a suo figlio, vive una rinnovata estate. Le chiavi e la pergamena, che Celle si è divertito a toccare e a rigirare come il più desiderato dei giocattoli, la dicono lunga sulla riconoscenza per le origini dei padri. Ricordi e suggestioni prendono corpo di bisnonno in nonno e di padre in figlio, a sottolineare i legami di sangue e quelli di radicamento al territorio. E i genitori di Celle sono l’esempio più tangibile di questa relazione profonda: gli emigranti di ritorno possono degnamente rappresentare l’appartenenza e l’orgoglio di un territorio che offre al mondo le sue risorse più belle senza chiedere nulla in cambio.

I sorrisi di Celle ci restituiscono un po’ di ottimismo in mezzo a questa estate in cui sole e temporali alternatisi in maniera violenta sono stati muti spettatori di tante follie, dai piromani ai torturatori di anziani, dai selvaggi che hanno divelto passerelle per disabili per divertirsi con un falò ai parcheggiatori in divieto di sosta che hanno reso impervio il varco di un’ambulanza. Ma oggi lasciamo la favola al piccolo Celle che con il suo sorriso e il suo dimenarsi tra le braccia di papà ci ricorda l’arte di essere bambini. Sì, ci vuole un’arte. Come quella di Picasso che, ammetteva, ci ha messo una vita a dipingere come un bambino.

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