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Il vero spettacolo degli stadi affollati

Il vero spettacolo degli stadi affollati

L’altra sera ero a Milano a San Siro a vedere i Rolling Stones, ho fatto fatica a credere di trovarmi nello stesso posto con la Storia

26 Giugno 2022

Erica Mou

Sono ricominciati finalmente anche i grandi concerti. E soltanto la Puglia, nell’ultima settimana, ha accolto artisti immensi come Nick Cave, Alt - J, Vasco Rossi, Cesare Cremonini.

Sono arrivati i pullman, i camion pieni di strumenti, i caschi gialli che montano e smontano i palchi, i campi incolti che diventano parcheggi, le bottiglie d’acqua con cui bagnarsi i capelli nel mezzo di uno stadio in cui stavolta non si corre, si salta e basta.

Un sacerdote laico come Cave che a Taranto attira magneticamente la folla a sé con la sua voce calda e i suoi occhi intensi, rendendoci seguaci di una religione fatta di poesia e dolore.

Vasco che è Vasco col suo modo facilissimo ma profondissimo di raggiungere il cuore e ci accende in ogni canzone un ricordo, per ogni brano una fotografia della nostra vita, di un’estate, di un amore, di una mancanza, a comporre l’album dei luoghi fisici e metaforici in cui siamo stati.

L’altra sera ero a Milano a San Siro a vedere i Rolling Stones, ho fatto fatica a credere di trovarmi nello stesso posto con la Storia, con musicisti che festeggiano sessant’anni di carriera e ottant’anni di vita, che hanno cresciuto generazioni lontanissime che si ritrovano unite dentro la loro musica.

Ero rapita a osservare Mick Jagger ballare e cantare perfettamente, con l’energia di un adolescente e l’aura di un saggio, a sentire i suoni delle chitarre di Keith Richards e Ronnie Wood che ho vivisezionato durante l’adolescenza. Ma poi è quando mi sono voltata, che mi sono davvero commossa.

Mi sono ricordata, dopo anni di assenza, che lo spettacolo non è solo sul palco, ma tutt’attorno.

Sta nei cellulari con le luci accese come stelle, nel tentativo riuscito di una ola, nelle ragazze tenute sulle spalle, nelle facce felici e sudate, nelle fasce dei fan sulla testa, nelle mani che tengono il tempo e poi, soprattutto, nelle voci.

Perché un coro fatto di migliaia di vite è sempre, sempre, magicamente intonato.

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