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Scuola, il post-pandemia tra panico e ansie

Bitritto, dipendente di una scuola positivo: istituto annulla attività in presenza

banchi di scuola

Guardandomi attorno capisco che siamo alla fine dell’anno scolastico, ve li ricordate i sentimenti che provavate allora, con l’estate davanti e tutta quella leggerezza?

05 Giugno 2022

Erica Mou

Le giornate inondate di luce, indovinare quale sarà il tormentone alla radio, progettare un viaggio, le ciliegie sulle orecchie come monili, i bambini per le strade al mattino. Guardandomi attorno capisco che siamo alla fine dell’anno scolastico, ve li ricordate i sentimenti che provavate allora, con l’estate davanti e tutta quella leggerezza? Io penso al libro delle vacanze con le pagine sporche di sabbia e gelato, alla bicicletta, al motorino, alla mancanza del senso del pericolo, ai baci salati, alla noia che era un fatto amico, alla bellezza delle possibilità senza per forza coglierle, alla nostalgia dei compagni di scuola.

Ma com’è andato l’anno scolastico del famoso “rientro alla normalità” per i bambini e i ragazzi oggi, dopo la pandemia e la DAD? L’aggettivo che più raccolgo dalle loro voci è “difficile” così ne parlo con la dott.ssa Bonasia, specialista psicologa del comune di Bisceglie, che mi racconta quanto la pandemia abbia scoperchiato un vaso colmo di problemi relazionali, di arrugginimento dei sensi, di bisogni, di fragilità. Il ritorno in classe, al gruppo, alla routine, al giudizio, alle relazioni, è la matita che ha unito i puntini di problematiche sedimentate, mostrando il disegno del disagio che lei e i suoi colleghi raccolgono e che spesso porta alla dispersione scolastica.

“Lo psicologo è una figura portante della polis contemporanea”, mi dice, auspicando che ogni comune della nostra regione investa puntando sulla prevenzione e sull’abbattimento dei tabù che ancora circondano il disagio psicologico.
-Sono in ansia. Sono depresso. Ho il panico. Non mi sento bene ma non so cos’ho.- sono le frasi ricorrenti che spesso celano emozioni, come la rabbia o la paura, per le quali è difficile anche solo trovare un nome. E alla domanda “cosa vuoi fare da grande”, la maggior parte dei giovani le risponde “non lo so”. In questo tempo in cui la vita è performance, è necessario riconquistare lo spazio per immaginare il futuro, per sognare, per vedere l’oltre.

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