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Le storie e i perché dei nostri partigiani

Foggia, monumento ai fratelli Biondi

Il monumento ai fratelli Biondi

I foggiani Luigi e Vincenzo Biondi, non ancora ventenni, furono uccisi in un mattino avvolto da una nebbia fitta e crudele

24 Aprile 2022

Rossella Palmieri

Furono uccisi in un mattino avvolto da una nebbia fitta e crudele, quando anche la Storia si voltava dall’altra parte per non essere muta testimone dello spargimento di sangue giovane e innocente. Loro, Luigi e Vincenzo Biondi, foggiani, 16 e 17 anni – infanzia poco felice e poche notizie sul loro conto; la nebbia ha avvolto anche il perimetro delle loro giovani vite – caddero il 3 ottobre 1943 sotto i colpi dei tedeschi ad Ascoli Piceno.

Due adolescenti partiti da Foggia e «tra i migliori partigiani del gruppo Bande Colle S. Marco», come riporta uno scarno documento del tempo, combatterono strenuamente per amor di patria mostrando nei fatti coraggio e abnegazione. Doveva essere l’età dei giochi; fu la stagione della responsabilità e dell’eroismo.

24 gennaio 1944: un colpo d’arma da fuoco sfigura orrendamente Ugo Nicola Stame, vittima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, una vita a combattere per gli ideali e animato da una sua grande passione, la lirica. Tenore di livello, esecutore di Verdi e Puccini, viene arrestato proprio in teatro durante una prova di Turandot. 36 anni, si racconta che cantasse celebri arie ai suoi compagni di prigionia per alleviare le pene e infondere il coraggio. Quando si dice la potenza della musica; e vengono in mente i versi di Mercadante nel melodramma Caritea del 1826: «chi per la patria muor, vissuto è assai». A dispetto di queste tre giovanissime vite stroncate nel fiore degli anni, un verso lirico ci ricorda come l’età si commisuri non su base anagrafica ma su intensità.

1940: Baldina Di Vittorio, cerignolana, 20 anni, è internata a Rieucros in Francia con altre antifasciste italiane. Il destino per lei sarà diverso: frequenterà l’École libre des hautes études, un’Università fondata da intellettuali francesi fuoriusciti dove svolgerà attività antifascista per tornare poi in Italia e battersi da senatrice, tra le altre cose, per i ricongiungimenti familiari degli emigrati. Sono tre storie diverse eppure simili, complice anche la giovane età, che ci fa leggere le loro vicende come quelle di tantissimi altri che seppero ribellarsi alle ingiustizie pagando in prima persona in un periodo della vita che dovrebbe essere deputato a tutt’altro. Oggi, con buona pace degli anni trascorsi da quel fatidico 25 aprile, un’altra Resistenza bussa alle porte di casa nostra riempiendo la data di una simbologia più forte. Cosa stanno pensando i partigiani di ieri? E i «resistenti» di oggi? Sono i «perché» della Storia a cui è difficilissimo dare risposte.

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