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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Colonia di Stregatti vicino al cimitero

Colonia di Stregatti vicino al cimitero

Appaiono e scompaiono guizzando con calma ed eleganza tra le casette della colonia felina a tutti loro dedicata

10 Aprile 2022

Luisa Ruggio

LECCE - Esiste un interregno tra il Parco di Belloluogo e il Cimitero di Lecce. Una piccola Città Incantata che ricorda quei passaggi segreti nascosti dentro i sentieri di tutti i film di animazione di Miyazaki, opere che possono ricordare l'arte di perdersi persino al più distratto fra gli adulti. Non a caso, quella parentesi di verde e concerti di uccelli, va attraversata a piedi o in bicicletta e spesso sono soprattutto i turisti giapponesi a spingersi fin lì per scattare fotografie. La loro vera meta è la labirintica Spoon River che sa riservare storie e meraviglie architettoniche ai turisti dell’oblio, così come ai viaggiatori più raffinati. Eppure, la radura che fa da avamposto alle cappelle moresche e alla Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo voluta da Tancredi D’Altavilla, è un luogo abitato da creature magiche capaci di rallentare il passo dei visitatori. Non sono spiriti, sono gatti. Anzi, Stregatti. Maestri Zen. Appaiono e scompaiono guizzando con calma ed eleganza tra le casette della colonia felina a tutti loro dedicata. A metà tra giganteschi Totoro e funzionari dell'Ufficio del Gatto, questi innumerevoli protagonisti della vita segreta del cimitero costituiscono una tribù pacifica e peculiarmente magica nel luogo in cui il concetto di vita e di morte si fa labile. Dall'altro lato del muro di cinta, infatti, le risate degli studenti universitari - in pausa tra una lezione e l'altra o dopo una sessione di ricerca nell'adiacente complesso degli Olivetani - si mescolano ai clacson e al viavai intorno ai tavolini dei bar o nelle botteghe dei fiorai. Al di qua del muro, invece, regnano i gatti. In perfetta armonia con le gazze ladre e le tortore. Sono i numi tutelari di un doppio albero genealogico impossibile, quello che potrebbe documentare a ritroso gli intrecci dei loro avi appollaiati tra i sepolcri dei nostri. C'è sempre un bellissimo gatto bianco e nero vicino alla tomba di Tito Schipa, così come è facile intravedere un gatto rosso vicino a quella di Vittorio Bodini. Ma la vera zona ambivalente, un poco felina e un poco umana, è la colonia curata dalle gattare che qui si occupano dei randagi e delle loro cucciolate, monitorando e proteggendo. Diventano virali le storie di maltrattamenti sugli animali, quasi mai le buone notizie finiscono in prima pagina. La vita da gatti, del resto, come quella da umani, non è sempre facile. Ma qui, nella colonia felina del cimitero, c'è un punto di vista da cui guardare la città dei vivi. E per quanto possa sembrare superfluo, ha un senso che di questi tempi va seminato con più generosità possibile, perché riguarda il lato luminoso della realtà e della strada. Quello in cui sappiamo ancora essere amici di un gatto, darci appuntamento coi nostri fantasmi e provare tenerezza per le opere silenziose del genere umano.

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