Venerdì 20 Maggio 2022 | 00:33

In Puglia e Basilicata

Punti di vista

La casetta sul mare e la bellezza violata

Campomarino di Maruggio, foto Monaco Mirante]

Campomarino di Maruggio, foto Monaco Mirante]

E fra realtà e leggenda Folco Quilici disse: «Ma siete pazzi?»

20 Marzo 2022

Omar Di Monopoli

Leggenda vuole che l’esploratore e documentarista Folco Quilici, calato in Puglia a metà dei Settanta dello scorso secolo per filmare per conto della Esso Italiana gli splendori paesaggistici della regione dal finestrino di un aereo, dinanzi ai primi ma già asfittici conglomerati di case eretti sulle dune di sabbia della Litoranea Salentina (la famosa Statale 100/122) si sia lasciato scappare uno sconsolato: «Ma siete pazzi?».

Non vi è certezza dell’episodio poiché nella vulgata circola da anni de relato, ma pare effettivamente plausibile immaginare quanto a un intellettuale ambientalista come Quilici, in quegli anni più che mai impegnato sul fronte della conservazione dei beni naturalistici, l’idea di concretizzare il mito tutto italiano della “casetta sul mare” a spese dell’allora intonsa bellezza di una delle coste più ambite dai vacanzieri di tutta Europa possa essere sembrata impresa folle, paradossale e inspiegabile. Nonché decisamente masochista. «Ma perché costruire appartamenti quaggiù quando vivete già sul mare? Le vostre città non distano mai più di dieci chilometri da queste spiagge», s’interrogava poi strabiliato il povero Quilici rivolto agli autoctoni, cercando vanamente di comprendere l’assurdo criterio con cui la gente del posto, a un certo punto, e con la sciagurata connivenza di parte delle istituzioni in perenne credito di voti, aveva preso a edificare cubicoli di calce e cemento a ridosso della battigia sentendosi improvvisamente “signuri” perché per i due mesi estivi, una canicola opprimente a cullare il loro l’esodo, poteva trasferire le proprie carabattole nella “seconda casa” come i villeggianti veri. Abitazioni perlopiù abusive che erano - e sono - nella maggior parte dei casi vere e proprie stamberghe di tufo rappezzato e che, oltre a sfregiare un panorama millenario, avrebbero in seguito creato non pochi problemi con i loro insalubri sistemi di scarico che ancora oggi rilasciano, in sprezzo a ogni regola di igiene e civiltà, fior di liquami direttamente nell’oceano.

Le cronache raccontano se ne sia tornato nella sua Ferrara senza uno straccio di risposta, il buon Quilici, perché per quanto abbiano cercato di riempirgli le orecchie con arzigogolate teorie sul riscatto del metalmezzadro locale e sulle conquiste di classe del proletariato rurale, per quanto i ripetuti condoni edilizi abbiano trasformato in una pratica legale l’assalto sistematico alle nostre meraviglie, ebbene la domanda sul perché abbiamo costruito migliaia di seconde case a un passo dalle prime contaminando con un’urbanizzazione selvaggia il nostro stesso paradiso è rimasta lì sospesa ad aleggiare; e tutt’ora ancora lì sta, irrisolta e ferale come un monito: a ricordarci quanto, a volte, quaggiù, sappiamo davvero essere fessi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725