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Puglia: sanità e sprechi Sedie e letti per disabili 50 mln fuori controllo

Puglia: sanità e sprechi Sedie e letti per disabili 50 mln fuori controllo

Puglia: sanità e sprechi Sedie e letti per disabili 50 mln fuori controllo

 
Puglia: sanità e sprechi Sedie e letti per disabili 50 mln fuori controllo

Sabato 23 Aprile 2011, 09:05

02 Febbraio 2016, 23:12

di FRANCO GIULIANO

BARI - Sedie a rotelle, letti per infermi, deambulatori, materassi per il decubito: materiale per l’assistenza domiciliare spesso nuovissimo eppure, altrettanto spesso, finisce nella spazzatura. In Puglia questo affare, che varrebbe almeno 50 milioni di euro l'anno viene dimenticato dalle Asl per la felicità delle 20 aziende che in Puglia gestiscono le forniture. Perché nessuno sembra occuparsi del suo ritiro, o almeno nessuno alla Regione sembra tenere la contabilità. Anche perché quelle volte in cui avviene la restituzione degli ausili alle Asl (come letti ortopedici, carrozzelle e materassi) alla Asl - spesso su iniziativa degli stessi familiari del malato e quindi senza alcun effettivo dovere - gli impiegati non rilasciano l'emissione di alcun documento di avvenuto ritiro. Strano modo di tenere i conti, perché invece la ricevuta viene firmata al momento dell’avvenuta consegna. 

Un pasticcio insomma. Per stessa ammissione della Regione che fornisce ogni anno ad anziani, disabili e invalidi decine e decine di ausili e protesi. Tutto materiale particolarmente costoso: come sedie a rotelle pieghevoli (costo unitario: 450 euro); deambulatori (180 euro), letti (232 euro); materassi (230 euro); sollevatori oleodinamici (500 euro). Ma anche busti ortopedici, corsetti e scarpe. In questo caso gli importi cambiano molto: per avere un’idea basti pensare che una scarpa fatta su misura (naturalmente quella per il piede che presenta il problema) può costare fino a 700 euro. 

La spesa complessiva di questo servizio a livello regionale si aggirera sui 50 milioni di euro. Ma potrebbe essere anche superiore: al momento persino la stessa Regione non conosce la cifra esatta. Quando la «Gazzetta» ha chiesto i dati ufficiali, l’impiegata ci ha spiegato che «così come prevede il regolamento per ottenere informazioni di questo tipo» bisogna compilare una domanda (da recuperare sul sito) e attendere 30 giorni per la risposta». 
Sono passati quasi due mesi dalla nostra richiesta ma non abbiamo ricevuto risposta. 

Nell’attesa abbiamo provato a fare qualche calcolo prendendo i dati di una Asl a caso. Mesagne, uno dei 4 distretti dell’Asl di Brindisi, il cui direttore direttore generale, Rollo, ha autorizzato la consegna delle informazioni: «Qui da noi - spiega l’addetto al servizio - in un anno mediamente la spesa per questi ausili si aggira intorno ad 1 milione di euro ogni 100mila abitanti». La sola Asl di Brindisi (40mila abitanti) spende (dato ufficiale), nel proprio distretto sanitario (Brindisi, Mesagne, Francavilla e Ostuni) per ausili e protesi, circa 5 milioni di euro. Più altri 2,5 milioni di euro (600 mila euro per ogni distretto) per i pannoloni usa e getta. E’ così che siamo arrivati a calcolare i cinquanta milioni di euro a livello regionale per gli ausili e le protesi ai quali vanno aggiunti altri 25 milioni di euro per materiale di consumo. All’anno. Moltiplicate per il numero di anni da quando è in vigore il «nomenclatore tariffario» (insomma il listino prezzi) stabilito a livello nazionale dal ministero (sono 12 anni dal 1999) per capire il giro di affari che c'è dietro a questo servizio di assistenza ortopedico-sanitaria. 

Il dato, «sconvolgente» per gli stessi addetti ai lavori, non è tanto l'importo della spesa (quei 50 milioni o forse di più), né i prezzi, comunque altissimi per ogni tipo di protesi o ausilio, quanto il fatto che tutto questo materiale, una volta consegnato non viene più recuperato dalle Asl. Contrariamente a quanto invece avviene per esempio in Lombardia, dove una cooperativa di giovani recupera e sanifica il materiale una volta utilizzato. In Puglia invece gran parte di quel materiale altrimenti recuperabile, verrebbe gettato o semplicemente dimenticato nelle abitazioni di anziani o disabili ormai deceduti. Questo tipo di materiale viene fornito (dopo un lunghissimo ed estenuante iter) a persone che per l'età e la patologia spesso hanno una durata di vita che non supera l'anno. Quell'attrezzatura, dunque nuova o poco utilizzata, potrebbe essere recuperata e riutilizzata per altri casi. E invece niente. 

La Regione (dunque le Asl) chissà per quale ragione non ha mai pensato di avviare un servizio sistematico per il recupero di questi ausili. Sebbene chi riceve questo materiale sia tenuto a firmare una dichiarazione che lo impegna a riconsegnare l'attrezzo, in realtà nessuno controlla che poi ciò avvenga realmente. E così dopo la morte del paziente, se i parenti dimenticano di fare il proprio dovere, nessuno interverrà. E se invece i familiari scelgono con senso di responsabilità di restituire il materiale, l’impiegato dell’Asl che lo riceve - come la «Gazzetta» può documentare - dimentica di rilasciare la ricevuta. Una dimenticanza che nel primo caso (quando sfugge la restituzione) fa la felicità delle venti aziende sanitarie pugliesi che si dividono il mercato degli ausili ortopedici da decine di milioni di euro. Nel secondo caso, quando vengono restituiti alla Asl senza che nessuno lo certifichi, non si sa invece quale strada quegli ausili possano poi prendere.
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