Quando Antonella ha iniziato ad accusare i primi sintomi della setticemia i medici non l'hanno diagnosticata, anzi scambiata per banale influenza, le davano della tachipirina per abbassarle la febbre sempre più alta, finchè l’infezione che ormai aveva attaccato il suo giovane fisico e che, forse, aveva contratto proprio durante quel banale intervento, ha avuto il sopravvento.
La Procura di Bari ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla vicenda che ha dell’incredibile. Sarebbe bastato valutare diversamente – sostiene la famiglia nell’esposto depositato in Procura – alcuni sintomi (secrezione, pus, cattivo odore e soprattutto una ferita che non si rimarginava) per accorgersi che qualcosa non andava.
Antonella e i suoi famigliari ci hanno provato. Ma qualcuno – stando alla denuncia – non avrebbe dato il giusto peso a quei sintomi, anzi adducevano la febbre alta ad una banale influenza, prescrivendo della tachipirina.
La terribile storia ha inizio il 4 dicembre 2009 quando Antonella, studentessa in farmacia, viene ricoverata nell’ospedale di Putignano per l’asportazione di una cisti all’altezza dell’ultimo osso della colonna vertebrale. Un’operazione tutto sommato di routine e che, almeno così sembra, si conclude positivamente. Al punto che la giovane paziente viene dimessa il giorno successivo.
Qualche piccolo dolore, tutto sommato sopportabile e l’incombenza di sottoporsi alle fastidiose medicazioni (per un certo periodo tutti i giorni e poi tre volte la settimana, le viene prescritto). Le medicazioni procedono come da programma, però, Antonella e la sua famiglia si accorgono che qualcosa non andava per il verso giusto. Quando la ferita della ragazza viene tamponata da un medico diverso da quello che l’aveva operata si accende una lampadina. Il professionista le suggerisce di farsi visitare da chi l’aveva operata perché a suo giudizio, quella ferita che non si chiudeva era il sintomo di un’infezione in atto. «Va tutto bene, non c’è da preoccuparsi», è la replica.
Ma il 6 febbraio sera Antonella si sente malissimo. Febbre fino a 42 gradi, giramenti di testa, vomito. I genitori chiamano la guardia medica di Noci che, a telefono, prescrive la novalgina. Il giorno successivo la visita in casa, al termine della quale, viene diagnosticato un virus influenzale con banale tachipirina per tenere sotto controllo la febbre alta.
Arriviamo all’8 febbraio e quando Antonella sviene e – sempre stando a quanto viene ricostruito nell’esposto – viene ricoverata una seconda volta nell’ospedale di Putignano. Tre giorni dopo l’operazione, Antonella viene intubata. La giovane studentessa in farmacia resta per sei ore nel pronto soccorso ed entra in coma a causa di una «setticemia diffusa».
Viene subito trasferita nell’ospedale «Miulli» di Acquaviva delle Fonti. E’ il 22 marzo quando si decide di far venire da Bologna una équipe di medici che, con un gesto quasi eroico, tentano di salvarle la vita amputandole gli arti. Ma il 26 marzo Antonella muore. La famiglia presenta una denuncia. Il loro legale, professor Vito Mormando affida ad un internista e a un medico legale una perizia di parte dalla quale risulta che Antonella aveva contratto l’infezione proprio durante la banale operazione per l’asportazione della cisti al coccige.
I carabinieri, su delega del pm inquirente Angela Morea che coordina l’inchiesta, hanno acquisito le cartelle cliniche Al termine dell’identificazione di medici che hanno avuto in cura la paziente, alcuni di loro saranno con ogni probabilità iscritti nel registro degli indagati. C’è da fare luce sulla morte di Antonella.
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ORE 11:45 - IL PM CONVOCA IL MEDICO CHE PER PRIMO AVANZO' SOSPETTI
Il pm della Procura di Bari, Angela Morea, ha dato mandato ai carabinieri della sua sezione di pg che indagano sulla morte di Antonella Mansueto, di 22 anni, di Noci, morta per setticemia dopo un semplice intervento di asportazione di una cisti, di convocare, per essere sentito come persona informata sui fatti, uno dei sanitari che ha conosciuto la ragazza dopo l’intervento chirurgico. Il medico, secondo la Procura, sospettava che le condizioni di Antonella stessero peggiorando in maniera anomala. Il fascicolo d’inchiesta sulla morte della giovane universitaria di Noci è stato aperto per omicidio colposo.
ORE 11:49 - LA PROCURA STA VERIFICANDO LE CARTELLE CLINICHE
Il pm Morea ha disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche e dei referti medici di tutte le strutture dove la ragazza, nei tre mesi di sofferenza, dall’operazione alla morte, è stata curata e visitata: l’ospedale di Putignano, il Miulli di Acquaviva e la Guardia Medica di Noci, dove addirittura le era stata diagnosticata un’influenza e le fu prescritta tachipirina per abbassare la febbre arrivata a 42.
La Procura sta inoltre procedendo all’identificazione dei medici che hanno avuto in cura la 22enne, per individuare responsabilità personali e procedere a eventuali iscrizioni nel registro degli indagati. Solo allora sarà effettuata una consulenza tecnica, preferibilmente collegiale, che possa fornire al pubblico ministero una ricostruzione dei fatti e del quadro clinico dall’intervento al decesso. Ricostruzione che allo stato è presente solo nella denuncia della famiglia, assistita dall’avvocato Vito Mormando.
ORE 12:20 - INVIATI I NAS
«Per capire cosa è successo, abbiamo già inviato i carabinieri appartenenti al nucleo Nas della Commissione d’inchiesta». Lo afferma Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, in relazione al caso della giovane Antonella Mansueto, morta per una setticemia scambiata per un’influenza. «L'istruttoria – aggiunge Marino – è aperta, si sta procedendo alla raccolta della documentazione necessaria che poi verrà valutata dalla Commissione». I risultati, ha aggiunto Marino, saranno valutati «durante il prossimo Ufficio di Presidenza».
ORE 15:30 - IL PRIMARIO DELL'OSPEDALE DI PUTIGNANO: NESSUNA ANOMALIA NELLA FERITA
«I miei collaboratori, chi l’ha operata e chi successivamente l’ha medicata, non mi hanno mai riferito di anomalie alla ferita». È quanto afferma il primario del reparto di Chirurgia dell’ospedale di Putignano, Vito Lanza.
Nell’ospedale di Putignano è stata operata Antonella per una banale cisti al coccige nel dicembre del 2009 e poi morta tre mesi dopo, nell’ospedale di Acquaviva delle Fonti, per setticemia.
Nell’ospedale di Putignano Antonella è stata anche successivamente medicata. «La ragazza – precisa Lanza – è stata ricoverata e operata in regime di day surgery trattandosi di un intervento routinario e di piccola chirurgia». «La paziente, dopo l’intervento, - racconta il dottor Lanza – si recava a far medicare la ferita all’ospedale, ambulatorialmente. All’inizio ogni giorno, poi a giorni alterni e infine tre volte a settimana». «Questo, tra l'altro, avveniva – sottolinea il primario – cercando di andare incontro alle esigenze della ragazza che era una studentessa universitaria».
ORE 16.25 - OSPEDALE FA CHIAREZZA SU NOME CHIRURGO
«L'anestesista Aldo Calò, medico in servizio nell’ospedale di Putignano, non è in alcun modo coinvolto nel caso» della ragazza morta per una setticemia dopo una operazione di cisti coccigea. A precisarlo è il direttore sanitario dell’ospedale, Domenico Labate, dopo la confusione sul nome del chirurgo che ha operato la ragazza, anche lui in servizio nell’ospedale di Putignano, in seguito ad un caso di omonimia sul cognome.
«Il chirurgo che ha operato la ragazza – continua Labate - ma che non significa che sia responsabile del decesso, si chiama Sebastiano Calò». A proposito dell’omonimia, l’avvocato Vito Mormando, legale della famiglia che ha presentato la denuncia in Procura, precisa che «il nome di battesimo è un dato storico che non posso confermare nè smentire, sarà la magistratura ad identificare con precisione i medici che hanno avuto in cura la ragazza e ad individuare eventuali responsabilità».
ORE 16.58 - CODACONS: EPISODIO ASSURDO
«E' assurdo andare in ospedale per curarsi una cisti e morire di setticemia». Così Codacons e Articolo32 (associazione specializzata nella tutela del diritto alla salute, aderente al Codacons) commentano la morte della ragazza barese avvenuta per setticemia dopo l’asportazione di una cisti coccigea. «Vogliamo sapere in quali condizioni versa l’ospedale di Putignano dove è stata operata la ragazza – affermano in una nota – e quali sono le garanzie di sicurezza attualmente fornite dal nosocomio, e ci aspettiamo una istruttoria rapida e puntuale da parte dei Nas e della Commissione d’inchiesta».
«E' intollerabile – conclude la nota – che ai giorni nostri si verifichino ancora episodi di questo tipo, che riportano il nostro paese indietro di decenni e gettano ombre inquietanti sullo stato del sistema sanitario nel Sud Italia».
ORE 18.30 - INDAGINE COMMISSIONE ERRORI SANITARI
Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, «ha disposto una richiesta di relazione all’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Tommaso Fiore» sul caso della giovane donna di 22 anni morta per setticemia. Lo rende noto un comunicato diffuso a Bari.
«E' dovere istituzionale della Commissione – rileva Orlando - esaminare la relazione che si attende venga trasmessa dal competente assessore, al fine di accertare eventuali responsabilità professionali e/o anomalie funzionali e organizzative nonché venire a conoscenza di eventuali provvedimenti sanzionatori o cautelari adottati».
















