Nessun ascolto, nessun confronto con la Regione, mentre le famiglie, di fatto, sono costrette a comprare la salute dei propri figlioli. Questo il quadro della situazione fatto da Luigi Nigri, vicepresidente nazionale Fimp-Federazione Italiana Medici Pediatri e segretario regionale per la Puglia.
Dottore, immagino avrà dato un’occhiata al nuovo piano regionale che prevede lo smaltimento delle liste d’attesa?
«Sì, sì».
Dalla Regione glielo hanno presentato ufficialmente?
«Assolutamente no. Il piano lo conosco per quello che leggo sui giornali, sulla Gazzetta».
E le va bene che sia così o preferirebbe un confronto?
«Né va bene né preferisco… il discorso è molto semplice, io che sono il referente regionale delle cure primarie pediatriche, quindi di tutti i pediatri, sono quello che poi si fa portavoce del piano a tutti i colleghi. Allora, assicuro che nessuno dei miei colleghi ha avuto un’interlocuzione con il Distretto, con la Asl, e tanto meno io con la Regione. Cioè leggiamo il piano dai giornali. Ci siamo fatti un’idea, ma non ci è stato chiesto né alcun parere, soprattutto per la pediatria che ha problemi ben diversi dagli adulti, né ci sono state chieste delle possibili soluzioni. E, stando in prima linea sul campo di battaglia, probabilmente non solo facciamo da recettori del problema, ma potremmo forse anche pensare a delle soluzioni da proporre, no?».
In che senso la condizione della pediatria è diversa rispetto a quella degli adulti?
«Per un semplice motivo, perché le nostre problematiche, grazie a Dio, non riguardano soprattutto il cronico o l’anziano, che è paziente molto complesso, ma riguardano il bambino. Se un genitore deve aspettare mesi o addirittura anni per far fare un esame o una visita al proprio figlio, sa cosa accade? Che siccome un genitore per un figlio è pronto a togliersi un rene, un occhio dalla testa, alla fine farà tutto privatamente. Le faccio un esempio, una prima visita oftalmologica pediatrica, al Giovanni XXIII, uno dei pochi punti in cui troviamo oculisti dedicati, la stanno prenotando per gennaio-febbraio 2028».
Ha detto 2028?
«Sì. E secondo lei deve aspettare un genitore due anni per una visita oftalmologica al figlio? È costretto ad andare a pagamento. E questo vale per altre visite, come quelle cardiologiche, pneumologiche, ortopediche, dove i tempi sono lunghissimi. Non parliamo dell’urgenza, perché per l’urgenza si va in ospedale. Ma, chiedo, possiamo far stare un bambino, per due anni, con un problema alla vista prima di sottoporlo a visita? E come fa a scuola? E allora, siccome i genitori per i figli fanno ogni sacrificio, vediamo che il numero di genitori vanno totalmente nel privato e che non provano nemmeno a prenotare, tanto è la sfiducia nel sistema pubblico, è il 70-80 per cento. Questa è la resa totale del Servizio sanitario nazionale ed è la Waterloo del Servizio sanitario regionale. L’art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto alla salute a tutti, ma la salute per i bambini te la vai a pagare e la Costituzione resta una carta senza valore».
Lei crede che questo piano della nuova Giunta Decaro possa avere speranze di riuscita?
«Questo è un piano che va a recuperare, per quello che leggo, prestazioni come Tac e risonanze che riguardano poco il bambino, anche perché per un bambino anche una Tac o una risonanza è un’urgenza, si deve ricoverare e, tra l’altro, farla sotto sedazione vuol dire ricoverarlo per forza. Questo piano non credo possa dare una risposta al genitore che va a prenotare una visita oftalmologica e si sente rispondere “febbraio 2028”. E non parliamo delle visite neuropsichiatriche, dei trattamenti riabilitativi, lì siamo alla disperazione, fanno il giro di tutte le Asl, comunque parliamo di mesi, se non di anni. Inoltre, si verifica anche un fenomeno molto pericoloso. Mi spiego, fino a quando uno deve far fare la visita oculistica al figlio e trova un oculista di fiducia, anche se non è un oculista pediatria, si paga, si va e si risolve il problema. Ma quando abbiamo un problema neuropsichiatrico infantile, dove serve la struttura pubblica, con diagnosi e presa in carico immediata, è diverso. Talvolta qui finiscono in mano a figure professionali, rispettabilissime, ma che non sono neuropsichiatri infantili, ma magari sono psicologi o di altre specializzazioni, tutti rispettabilissimi ripeto, spesso il problema si può acuire, anziché risolversi».
«È molto grave – conclude Nigri - che non vi sia più l’interlocuzione, chi decide non è chi fa il medico e il medico non pretende di decidere, ma il medico è l’unico a contatto col paziente e merita di essere ascoltato e dare suggerimenti. Posso dire una frase che ritengo molto importante?».
La prego.
«La frase non è mia, l’ho ascoltata da un avvocato della Corte costituzionale l’altro giorno, e io me la sono scritta. È la fotografia della nostra regione. Ha detto: “Quando, in un sistema amministrativo, vengono meno le figure competenti, si passa a un sistema di arbitrarietà”. Cioè se non c’è quello che capisce, quello che va a comandare fa quello che vuole e il sistema va in crisi ed è proprio quello che sta succedendo da noi in assessorato (alla Salute; ndr)».
Certo che è strano che non bussano alla vostra porta…
«Guardi, agendo così, non rispettano neanche i ruoli istituzionali. Il mio ruolo di referente regionale delle cure primarie pediatriche è fissato per contratto, con compiti precisi. Io non solo dovrei riportare problemi e proposte, ma dovrei essere informato di tutto ciò che stanno facendo per dare un parere, invece non esiste, non esiste più».
















