È atterrato alle 19.25 il volo da Abu Dahbi che ha riportato a casa 200 studenti italiani da Dubai dove da sabato sono avvenuti bombardamenti dopo l’attacco di Usa e israele all’Iran. Ci vorranno almeno 30 minuti prima che i ragazzi escano, scortati dalla polizia, dal gate B degli arrivi al terminal 1 di Malpensa.
Di questi 200 molti sono pugliesi e nei giorni scorsi l'appello delle famiglie preoccupate per le sorti dei ragazzi aveva generato un lungo tam tam sui social. Si tratta di un gruppo di studenti, partecipanti a un corso organizzato da un’associazione per giovani aspiranti diplomatici, che durante gli attacchi sono stati trattenuti negli hotel e non hanno lasciato la struttura. I familiari tirano un sospiro di sollievo.
Intanto un nuovo capitolo di tensione internazionale si apre sull’Iran. Secondo fonti israeliane, un raid aereo avrebbe colpito a Qom il palazzo dove era riunita l’Assemblea degli Esperti, incaricata di eleggere la nuova Guida Suprema. Tuttavia, i media di Teheran smentiscono: l’edificio sarebbe stato evacuato prima dell’attacco. Nonostante ciò, le immagini rilanciate dai network internazionali mostrano colonne di fumo e danni ingenti alla zona.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere: missili sono stati lanciati contro le sedi diplomatiche statunitensi a Riad, mentre ambasciate in Iraq, Bahrein, Giordania e Kuwait sono state evacuate per precauzione. Parallelamente, l’Idf ha avviato operazioni terrestri in Libano.
In un incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Donald Trump ha dichiarato che l’Iran “non ha più Marina, aviazione e difese aeree”, confermando la distruzione delle capacità militari strategiche del Paese. Il tycoon ha inoltre criticato la Gran Bretagna e la Spagna, minacciando blocchi commerciali e sottolineando che solo alcuni Paesi NATO stanno rispettando gli impegni militari.
Il conflitto ha già provocato vittime civili. A sud dell’Iran, migliaia di persone hanno partecipato ai funerali delle studentesse uccise in una scuola, evento che ha spinto l’Onu a richiedere un’inchiesta per accertare eventuali crimini di guerra.
Sul fronte politico, Farah Pahlavi, vedova dell’ultimo scià e residente a Parigi, ha commentato la morte di Khamenei, sottolineando che la scomparsa della Guida Suprema non significa automaticamente la fine del sistema iraniano. Secondo l’ex imperatrice, la transizione verso uno Stato di diritto potrà arrivare solo attraverso un processo pacifico guidato dal popolo iraniano, sostenuto dalla comunità internazionale, e non deciso da potenze straniere.
L’area rimane ad altissimo rischio, con tensioni che coinvolgono attori regionali e globali, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evolversi di uno scenario che potrebbe avere ripercussioni profonde sul Medio Oriente e sui mercati energetici mondiali.
















