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di Pino Perciante

VIGGIANO - Iniziano dieci giorni importanti per il Centro Olio di Viggiano. Dopo tre mesi di stop si va verso la riapertura dell’impianto dell’Eni. C’è, infatti, il parere positivo dei tecnici del ministero dell’Ambiente. Si resta in attesa del parere dell’Arpab, poi toccherà alla Giunta regionale. Dovrebbe arrivare tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima il via libera al riavvio delle attività del Centro Olio. L’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca ambientale (alle dipendenze del ministero) ha fatto sapere in queste ore, in via ufficiale, che non ci sono motivi ostativi alla riapertura del Cova. Di più non è dato sapere.

Di certo, però, la situazione sembra ad un punto di svolta, in positivo per l’Eni. Tanto positivo da far ipotizzare la riapertura del Centro Olio già la prossima settimana, dopo i tre mesi di stop imposti dalla Regione lo scorso 15 aprile, a seguito della scoperta dello sversamento di 400 tonnellate di greggio in 26 mila metri quadri di terreni all’interno e all’esterno dell’impianto. I 90 giorni di sospensione delle attività previsti nella delibera regionale di primavera scadranno martedì 18 e per allora è prevista la decisione finale.

Alcune questioni tecniche, però, potrebbero allungare il conto alla rovescia per la riapertura. In ogni caso, giorno più giorno meno, si tratta di una buona notizia anche per le aziende dell’indotto petrolifero che, dopo aver concluso i lavori legati al recupero del greggio sversato e alla messa in sicurezza dell’area interessata dalla fuoriuscita, rischiano la paralisi. Per riportare a regime l’impianto, dove l’Eni estrae circa 85 mila barili di petrolio al giorno, basterà una settimana o poco più.

Si attendono, però, dalla Regione prescrizioni severe in termini di sicurezza e di protezione dell’ambiente e della salute per evitare nuovi incidenti. In questi mesi la società ha realizzato due dei tre doppifondi che mancavano ai serbatoi di stoccaggio ed entro fine anno sarà realizzato anche l’ultimo. Fino ad ora, in termini di mancata estrazione l’Eni avrebbe perso più di 350 milioni di euro. Il tavolo tecnico al ministero dell’Ambiente è stato aperto lo scorso 4 maggio, per il pericolo di una contaminazione di acque e terreni.

Sono state due le ispezioni condotte nell’impianto da Ispra, Arpab, Cnr e Regione, entrambe nel mese di maggio: la prima il 18 e la seconda il 26. Il 13 giugno la compagnia petrolifera, durante una conferenza stampa, aveva comunicato l’ultimazione «di tutti i lavori imposti dalla delibera della Regione Basilicata», con cui lo scorso 15 aprile era stata disposta la chiusura del Centro Oli Val d'Agri. L'Eni ha accertato che non c'è «nessuna contaminazione delle falde acquifere dalle quali proviene l'acqua a uso civile».

Durante l’incontro del 13 giugno, la società aveva anche auspicato che l'autorizzazione da parte della Regione per la riapertura del Centro Oli arrivasse il prima possibile: il responsabile del coordinamento progetti Val d'Agri, Walter Rizzi, e la responsabile del Distretto meridionale, Francesca Zarri, avevano evidenziato che “non c’è nessuna contaminazione da composti organici aromatici oltre la fine della linea di drenaggio" e che "non c'è nessuna fuoriuscita di idrocarburi all'esterno dell'area industriale". La compagnia petrolifera ha inoltre accertato che la fuoriuscita di greggio è stata causata da un foro di circa 24 millimetri scoperto nel serbatoio D, per il quale lo scorso 22 maggio sono terminati i lavori di realizzazione del doppiofondo.

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