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di PINO PERCIANTE

VIGGIANO - Il giorno dopo la decisione della Regione di sospendere le attività al Centro Olio di Viggiano, il sindaco di Grumento Nova, Antonio Imperatrice, ha emesso un’ordinanza con cui vieta ogni attività, dal pascolo alla coltivazione, in una zona che si trova nel suo comune. Si tratta di un’area concentrata per lo più attorno alla località denominata Campestrini e che conta tre particelle agricole che appartengono a due proprietari. Nei loro confronti è stata emessa l’ordinanza che vieta la coltivazione dei terreni. Ma anche il divieto di utilizzo dell’acqua sia a scopo potabile che per irrigare i campi e abbeverare gli animali.
In pratica sono le acque di scolo, le acque bianche che arrivano dall’area industriale di Grumento passando sotto la statale 598. In queste acque è stata rilevata la presenza di idrocarburi. Da qui l’ordinanza di divieto del terreno agricolo.

«Si tratta di un provvedimento cautelativo – spiega il primo cittadino di Grumento – in attesa di ulteriori indagini». Intanto, dopo la sospensione del Centro Olio, i sentimenti espressi dai cittadini che popolano la Val d’Agri sono contrastanti. Da un lato soddisfazione perché si punta a fare luce sulla tutela della salute e dell’ambiente, dall’altro preoccupazione per le sorti dei lavoratori dell’indotto.
«Una decisione molto sofferta ma inevitabile», per i sindaci di Grumento e di Viggiano. Un’urgenza dettata dal complicarsi della situazione ambientale e sanitaria.

«L’inquinamento si è esteso ancora di più – spiega il sindaco Amedeo Cicala - arrivando fino alla superstrada, quindi a parecchie centinaia di metri di distanza dal Centro Olio. Tutti riteniamo utile questa chiusura temporanea dell’impianto. È una decisione che condividiamo e difendiamo perché non si subordinano al profitto diritti come la salute e l’ambiente. I lucani hanno avuto già fin troppa pazienza. Personalmente avrei preferito che fosse stata l’Eni stessa a procedere in autotutela alla sospensione per dare una dimostrazione concreta di voler bene al territorio. Ci auguriamo che il periodo di fermo serva a rendere più efficiente l’impianto, soprattutto sotto il profilo della sicurezza».

La decisione di fermare il Centro Olio preoccupa i circa 2.000 lavoratori dell’indotto che chiedono un tavolo di confronto. Intanto, si continua a lavorare in attesa che la Regione metta a punto i dettagli della delibera sulla sospensione delle attività e la notifica alla società del cane e sei zampe. Passeranno così almeno un paio di giorni dalla comunicazione, poi altre 48 ore per le procedure di chiusura dell’impianto. Per i circa 2.000 lavoratori si prospetta un nuovo periodo di cassa integrazione. Chiedono un tavolo di confronto tra istituzioni, Eni e aziende. Una decisone sofferta per le ricadute occupazionali ma necessaria per la salvaguardia di salute e ambiente: questo il pensiero dei cittadini della val d’Agri.

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