Martedì 19 Marzo 2019 | 17:59

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La decisione
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L'azienda: prescrizione rispettate

Regione chiude il centro Eni
di Viggiano: sta inquinando

centro oli Eni Viggiano

POTENZA -  Nel pomeriggio un vertice nella prefettura di Potenza per illustrare «la criticità della situazione"; poi in serata la Giunta regionale della Basilicata, riunitasi in seduta straordinaria nella sera della vigilia di Pasqua, ha preso una decisione che fa rumore: la sospensione delle attività del Centro Oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni dove ogni giorno vengono lavorate migliaia di barili di petrolio estratto in Val d’Agri. Il provvedimento è stato immediatamente comunicato dal presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd), ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, Gian Luca Galletti e Carlo Calenda.

Da parte sua l’Eni - secondo quanto reso noto da un portavoce della società - «prende atto del comunicato diffuso dalla Regione Basilicata relativo alla delibera di sospensione delle attività del Centro Olio Val d’Agri ed è in attesa di poter esaminare i contenuti della delibera della Giunta regionale». Inoltre, la compagnia «sottolinea che le operazioni per la messa in sicurezza e le attività di caratterizzazione sono condotte con la massima diligenza e impiego di risorse, offrendo continua e fattiva collaborazione a tutti gli organi competenti».

Si tratta dello stesso Centro chiuso per alcuni mesi, dalla primavera all’estate dello scorso anno, in seguito ad un’inchiesta della Procura di Potenza. Un anno dopo lo stop è stato decretato dalla Regione «a fronte delle inadempienze e dei ritardi» della compagnia rispetto «alle prescrizioni regionali». Nelle scorse settimane la Regione aveva reso noto che sette campioni prelevati dall’Arpab fuori dal Centro Oli avevano dimostrato la presenza, «molto cospicua», di manganese e ferro e anche di idrocarburi policiclici aromatici. E quindi la Regione aveva chiesto all’Eni di intervenire sia per quell'inquinamento sia per bloccare tre dei quattro serbatoi all’interno del Centro Oli che non hanno doppio fondo. Oggi, però, durante il vertice in prefettura è stata annunciata la «migrazione della contaminazione causata dallo sversamento dei serbatoi del Cova": l'inquinamento dovrebbe essere arrivato fino ad alcuni affluenti del fiume Agri.

Sempre durante il vertice in prefettura, la Regione ha "nuovamente diffidato l’Eni alla tempestiva ottemperanza delle prescrizioni (contenute nelle misure di emergenza) più volte intimate dal massimo Ente locale e volte a fermare l’avanzamento della contaminazione», proseguendo «contestualmente - è spiegato in un comunicato diffuso in serata dall’ufficio stampa della giunta lucana - con urgenza con le attività di caratterizzazione per una puntuale bonifica dell’area».

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