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Inchiesta sul Comune

Senise, la procura indaga
sui «furbetti del cartellino»

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Anche al Comune di Senise ci sarebbero i «furbetti del cartellino». C’è un’indagine aperta dalla Procura di Lagonegro già da qualche tempo. Alcuni dipendenti sarebbero stati visti entrare in Municipio e timbrare ma poi allontanarsi, apparentemente senza un giustificato motivo. Ad attirare l’attenzione degli investigatori qualche mese fa sarebbero state le segnalazioni partite da alcuni cittadini. I carabinieri, che stanno conducendo le indagini, avrebbero piazzato delle telecamere per immortalare i presunti «fannulloni». Si tratterebbe di un’inchiesta avviata poco più di un anno fa, in seguito ad un esposto giunto alle forze dell’ordine, in cui si faceva riferimento ad un sospetto comportamento da parte di alcuni impiegati del Comune. Le indagini sono state portate avanti dai carabinieri della compagnia di Senise, diretti dal capitano Marco Di Iesu. I militari avrebbero installato le telecamere per cogliere in flagranza i dipendenti furbetti. I controlli sarebbero andati avanti per alcuni mesi. E ora le carte sarebbero arrivate sul tavolo dei magistrato titolare dell’inchiesta che dovrà decidere se e quali provvedimenti adottare. Tutto è ancora da verificare, ma se qualche dipendente verrà sorpreso con le mani nel sacco ci sarebbe da riflettere su come vengono effettuati i controlli e di come non ci si accorgesse della mancanza negli uffici. Quella dell’assenteismo dal lavoro è una vera e propria piaga della nostra società. Mentre i dipendenti infedeli vanno a sbrigare faccende personali , i cittadini ne subiscono le conseguenze. L’assenteismo ha infatti ripercussioni dirette per gli utenti, perché riduce le prestazioni erogate dalla pubblica amministrazione e peggiora i servizi resi alla cittadinanza che ricordiamo , attraverso le tasse, paga gli stipendi ai furbetti del cartellino. Ora però si annunciano tempi duri per chi è beccato in flagrante a timbrare il cartellino per sé (o per altri) e poi va in palestra, a fare shopping, torna a letto oppure corre al secondo lavoro. Nei giorni scorsi è scattato il semaforo verde in Consiglio dei ministri alla riforma della pubblica amministrazione. Un primo e forte segnale va proprio ai dipendenti che utilizzano i badge per una «strisciata» simulando l’ingresso al posto di lavoro mentre tornano alle faccende private. La riforma fissa tempi certi per decidere la sorte del dipendente pubblico furbetto. Quarantotto ore per essere sospeso, due settimane per difendersi, altre due per essere sbattuto fuori. L’iter si apre e si chiude, quindi, nel giro di un mese. Il conto alla rovescia parte dal momento in cui il presunto fannullone viene messo al corrente. Da quell’istante ha 15 giorni per preparare la difesa. Gli altri 15 giorni sono dedicati al completamento dell’istruttoria. Viene anche responsabilizzata la figura del dirigente : chi si gira dall’altra parte rischia a sua volta il licenziamento. Nel mirino anche i casi di assenze collettive in periodi clou. [p.per.]

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