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Sos Sanità

Potenza, paesi senza medici, emigranti per una ricetta

Potenza, paesi senza medici, emigranti per una ricetta

Summa (Cgil): «Siamo in una vera e propria emergenza aggravata da Covid e ferie». E si torna a invocare l’accesso senza test alla facoltà di Medicina

17 Agosto 2022

Massimo Brancati

POTENZA - «Siamo in una vera e propria emergenza, dovuta in particolare alla carenza di medici, ma anche di personale sanitario del comparto, aggravata dalla contingenza dei contagi e delle legittime ferie estive». L’allarme lanciato nelle settimane scorse dal segretario regionale della Cgil, Angelo Summa, trova sponda nella «radiografia» degli ospedali lucani. E non solo. Perché il tema riguarda soprattutto la medicina territoriale, i medici di famiglia, le guardie mediche. Siamo di fronte a una situazione che con il passare degli anni sta diventando sempre più critica. Ci sono paesi, come Vietri di Potenza o Pignola, senza un medico di medicina generale, con i residenti costretti a emigrare anche per avere una semplice ricetta.

È tutto il sistema in tilt e nel mosaico che si sta sfaldando ci sono riverberi sulla rete ospedaliera: «Slittamenti delle prenotazioni sanitarie e rinvii di prestazioni e visite mediche - tuona Summa - vanno a implementare le lunghe liste d'attesa generano irreparabili disagi a tutti quei cittadini che necessitano di assistenza sanitaria. Di fronte a questo quadro – denuncia il segretario regionale della Cgil - continuiamo ad assistere a un imbarazzante e non più tollerabile immobilismo dell’assessore alla Sanità, ripiegato su se stesso, quasi ad evitare quel necessario confronto attraverso il quale affrontare le tante questioni sospese da mesi».

Le radici della crisi della sanità (che riguarda, per la verità, tutto il territorio nazionale) vanno ricercate a monte, laddove si formano i medici. La decisione di prevedere il numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Medicina non tiene conto della necessità di sostitutuire i medici in pensione. L’emergenza Covid ha accentuato la carenza e di questo passo la Basilicata si troverà con medici di medicina generale assolutamente insufficienti a coprire il territorio. L’appello a non prevedere il numero chiuso e, quindi, il test d’ingresso a Medicina è stato più volte «disintegrato» da quanti ritengono che uno sbarramento debba esserci per garantire più qualità. Ma siamo poi così certi che i più meritevoli accedano al corso di studi? Ci si è mai chiesti perché la maggior parte degli studenti che superano il test è costituita da figli o nipoti di medici? Ma questa è un’altra storia. Il tema fondamentale è la carenza di camici bianchi che si ripercuote a cascata su tutta la rete dell’assistenza sanitaria, a partire dai medici di medicina generale. Nei giorni scorsi la Regione ha annunciato di aver approvato la presa d’atto dei giudizi di idoneità formulati dalla Commissione d’esame finale del corso triennale 2018-2021 di Formazione specifica in Medicina generale. Sono venti i candidati che hanno conseguito il diploma per il triennio formativo 2018-2021.

È certamente una buona notizia, ma non risolve la carenza di personale medico considerando che dal 2018 a tutto il 2021 il 50% dei medici lucani ha appeso lo stetoscopio al chiodo. E il 2022 sarà l’«anno nero» con 57 pensionamenti. Se si proiettasse il fenomeno a dieci anni, i medici che chiuderanno l'ambulatorio in Basilicata, secondo dati della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), superano gli attuali, con 533 pensionamenti. Traduzione: occorre intervenire al più presto per evitare che la situazione diventi ancora più difficile da gestire. Come? Forse la prima strada da percorrere è quella di aprire la facoltà di Medicina a tutti. Senza sbarramenti.

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