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In Puglia e Basilicata

Nel Potentino

Fruttivendolo lucano ha sul conto due milioni di euro, ma i familiari lo «ripuliscono»

soldi

Una truffa da parte della famiglia che tra firme false e raggiri è riuscita a soffiare buona parte dei guadagni dell'uomo, nel frattempo deceduto, e della moglie. Resta da chiarire come abbia fatto ad avere tutti quei soldi

26 Giugno 2022

Carmela Formicola

Cosa facesse la vecchia zia con tutti quei soldi non era umanamente spiegabile. Una doppia vita di toy boy, chirurgia plastica, champagne e gioco d'azzardo? Ma dai... È nata così l'inchiesta della Procura di Lagonegro, dall'incredulità familiare. Lui un povero fruttivendolo, lei una povera casalinga. Poveri sembravano, visto che sul conto corrente postale avevano la bellezza di due milioni di euro. Ed eccolo, il giallo nel giallo: da una parte la classica truffa agli anziani, dall'altra due anziani sorprendentemente ricchi.

La piccola spy story di provincia si consuma a Lauria Superiore (sì, ce n'è anche una Inferiore), laddove la Basilicata tirrenica comincia a baciarsi con la Calabria. Fratello e sorella particolarmente intraprendenti, pronipoti degli insospettabili riccastri, scoprono il tesoro depositato sul conto corrente e tra il 2012 e il 2016 si impossessano di 800mila euro, falsificando le firme dello zio e utilizzando una carta postamat ottenuta a nome della zia. Fin qui, abbastanza facile. Nel 2017 il colpaccio finale, con la chiusura di due polizze per un milione e 300mila euro. Ma è possibile presentarsi in un ufficio postale e farsi dare tutti quei soldi senza che nessuno avverta i veri titolari del conto? In effetti, no. E infatti nei guai sono finiti anche il direttore, un'impiegata e un consulente finanziario dello stesso ufficio postale di Laura Superiore.

Le indagini della Procura di Lagonegro si chiudono in questi giorni. La ricostruzione degli ultimi 10 anni sembra la trama di American Hustle e non capisci quanto ci sia di geniale e quanto di casuale. A un certo punto a indagare si mette anche una nipote dei due anziani e scopre che la prozia a) non sa né leggere né scrivere b) non ha mai messo piede in un ufficio postale c) ignora di avere siffatto patrimonio. Nel frattempo è anche rimasta vedova. E dunque rimane il mistero: ma almeno il fruttivendolo, suo marito, buonanima, sapeva di tenere in tasca oltre 2 milioni di euro? Prima che i pronipoti lo ripulissero, certo. Bella sfilza di reati contestata ai due e ai loro (presunti) sodali: concorso in truffa con l'aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità e dell'abuso di prestazione d'opera. E ancora circonvenzione di incapace, aggravata dall'abuso di relazioni domestiche, e indebito utilizzo di carte di pagamento. D'altronde, di nipoti, figli, figliastri e parenti lontanissimi che lasciano in mutande i familiari milionari e fuggono col malloppo, sono piene cronache, narrativa e leggende metropolitane. Qui la storia è finita un attimo prima dell'epilogo fulminante di Brivido Caldo, capolavoro di Kasdan, eppure rimangono i puntini sospensivi... ma il malandato fruttivendolo e la casalinga analfabeta come diavolo se li erano fatti due milioni di euro?

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