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In Puglia e Basilicata

L'andamento

Cresce l’economia in Basilicata ma pesano già i contraccolpi della guerra

Soldi

Bene il settore delle costruzioni con un +19,9% e il terziario (+4,2%). Agricoltura ferma

22 Giugno 2022

Giovanna Laguardia

POTENZA - La ripresa c’è. Ma gioca al ribasso. Nel 2021 l’economia della Basilicata è cresciuta in maniera intensa, ma senza arrivare ai livelli pre covid. Non mancano i punti critici. Due su tutti: l’agricoltura e l’automotive. E a pesare sugli scenari futuri sono ora l’aumento dei carburanti e la crisi in Ucraina. Gli indicatori dei primi sei mesi del 2022, infatti, parlano già di indebolimento. Questa l’analisi contenuta nel rapporto annuale sull’economia regionale, presentato ieri mattina alla stampa dal direttore delle filiale di Potenza della Banca d’Italia, Maurizio Mincuzzi, dal responsabile dell’ufficio analisi e ricerca economica della sede di Bari, Maurizio Lozzi, e dal coordinatore del rapporto, Vincenzo Mariani.

Il valore aggiunto regionale ha fatto registrare un aumento del 5,8% (la media nazionale è stata del 6,6). Bene il settore delle costruzioni (+19,9%), complice soprattutto il superbonus 110% e sostenuto anche da un incremento del 27,7% delle compravendite immobiliari. Bene anche il settore terziario (+4,2%) e bene il turismo che però, malgrado una crescita del 30%, non recupera i valori del 2019. L’occupazione aumenta del 2,9%, sia per i contratti a tempo determinato, sia per quelli a tempo indeterminato, riuscendo a recuperare i livelli pre pandemia.

Cresce il reddito disponibile per le famiglie (+2,5%) e così i consumi (+3,6%), anche se questi ultimi condizionati soprattutto dagli aumenti dei beni essenziali, quali energetici e alimentari, che hanno colpito soprattutto le famiglie con i redditi più bassi. In miglioramento gli indicatori della qualità del credito.

Segnali positivi anche dal settore energetico, tra fonti tradizionali e rinnovabili. Su entrambi i fronti il 2021 è stato un anno positivo per la Basilicata. Secondo il rapporto di Bankitalia, nel settore estrattivo, nonostante una piccola riduzione delle produzioni (dovuta anche ad interventi di manutenzione straordinaria degli impianti) il valore è aumentato, beneficiando della crescita dei prezzi dei beni energetici. Guardando alla transizione energetica ormai non più rinviabile, si scopre una Basilicata all’avanguardia, visto che nel ventennio 2000-2020 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in regione è aumentata in media del 15 per cento all’anno. Non solo. Nel 2019, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati sui consumi, l’energia prodotta da fonti rinnovabili (in particolare eolico) copriva circa un terzo della domanda di energia regionale, valore ampiamente superiore al Mezzogiorno e all’Italia.

E veniamo alle note dolenti. Agricoltura e industria automobilistica col segno meno. Come si legge nel rapporto di Bankitalia, mentre nel 2021 il valore aggiunto del settore industriale è cresciuto significativamente (8,3%), la produzione dello stabilimento Stellantis è calata di circa un quinto rispetto al 2021. Sulla dinamica hanno inciso le difficoltà di approvvigionamento dei semiconduttori. Ma un ulteriore motivo di incertezza per l’intero comparto e per l’indotto, è dato dalla rivoluzione del motore elettrico. L’agricoltura, che nel corso del 2020 era stata uno fra i settori meno penalizzati dalla pandemia, non ha però beneficiato della fase di ripresa: il valore aggiunto, malgrado la ripresa di attività secondarie come l’agriturismo, il settore ha risentito dell’andamento sfavorevole di alcune produzioni. Ma soprattutto, a partire dalla seconda metà del 2021, anche nel settore agricolo si è registrato un marcato innalzamento della spesa per i fattori della produzione, acuito dall’esplosione del conflitto in Ucraina che ha fatto volare alle stelle i prezzi di combustibili, concimi e mangimi. Tutto questo a fronte di prezzi di vendita che in molti casi sono rimasti invariati. Col risultato che il valore aggiunto del settore è risultato in calo dell’1,6%.

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